2019: l’Anno della Tolleranza diventa globale

2019: l’Anno della Tolleranza diventa globale
L’Anno della Tolleranza, il 2019, proclamato nel dicembre 2018 dagli Emirati Arabi Uniti, diventa globale mentre i leader del mondo si riuniscono a New York per l’apertura della 74.ma Assemblea generale delle Nazioni Unite

Quella che era nata come un’iniziativa degli Emirati Arabi Uniti è diventata oggi un’impresa globale. Nel dicembre 2018, il presidente degli Emirati, lo sheicco Khalifa bin Zayed, dichiarò che il 2019 sarebbe stato l’Anno della Tolleranza. Uno dei traguardi era quello di affermare gli Emirati come un centro globale per la promozione della tolleranza attraverso progetti che dovevano incoraggiare il dialogo tra le culture e oltre le civiltà.

Papa Francesco negli Emirati
Nel febbraio 2019 Papa Francesco si è recato ad Abu Dhabi su invito del principe ereditario, lo sceicco Mohamed bin Zayed Al Nahyan; in quell’occasione, il 4 febbraio, il Papa e il Grande Imam di al Azhar, Ahmed el-Tayeb, firmarono lo storico Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune.

La Casa della Famiglia Abramitica
Appena firmato, il documento appena firmato ha preso forma fisica: il giorno dopo, il 5 febbraio, il principe ereditario di Abu Dhabi annuncia la costruzione della Casa della Famiglia Abramitica su Saadiyat Island. Alla fine, il complesso ospiterà una chiesa cristiana, una moschea e una sinagoga ma anche un centro di formazione; sarà quindi una pietra miliare non solo in senso tradizionale, ma anche perché sarà un luogo dove persone di diverse tradizioni religiose possono imparare, pregare e dialogare insieme.

Dagli Emirati Arabi Uniti al mondo
Mohamed Khalifa al Mubarak, un altro membro del Comitato Superiore, ha detto che quest’ultima proposta fatta “per riunire le culture del mondo” affonda le sue radici in un desiderio diffuso negli Emirati. Il messaggio, secondo lui, è: “ […] semplificare la fede e farla tornare alla sua forma più originale; semplificare la vita per farla tornare a quei semplici parametri che sono scritti in tutti i nostri Libri religiosi: sii buono con il tuo prossimo, ama il tuo prossimo, aiuta il tuo prossimo. In un mondo che è così collegato noi, in realtà, siamo così scollegati … Progetti e iniziative come la Casa della Famiglia Abramitica – e tanti altri che potranno venire in futuro – contribuiranno a unire le persone. E’ un sogno che si avvera per il popolo degli Emirati, un popolo che tende alla tolleranza, e che ha l’occasione di condividerlo con il mondo”.

Il Comitato Superiore inizia i suoi lavori a Roma
Il 19 agosto è stato istituito un Comitato, negli Emirati, per concretizzare gli obiettivi formulati nel Documento sulla fratellanza umana, firmato da Papa Francesco e dal Grande Imam. I sette membri del Comitato (2 in rappresentanza della Chiesa cattolica, 2 dell’Università di Al-Azhar e 3 degli Emirati) si sono incontrati per la prima volta l’11 settembre, nel 18.mo anniversario degli attentati alle Torri Gemelle di New York. Nel saluto rivolto al gruppo, Papa Francesco ha rilevato l’importanza del fatto che la manifestazione del desiderio di promuovere la vita e la fraternità sia avvenuta proprio nella ricorrenza in cui altri avevano scelto di seminare morte e distruzione. Poco dopo questo incontro di Roma, il rabbino Bruce Lustig si è unito al Comitato Superiore.

Il Comitato Superiore porta il suo messaggio a New York
Il Comitato Superiore decide quindi di incontrarsi una seconda volta il 20 settembre, questa volta a New York, nello sforzo di rendere globale il suo messaggio proprio quando i leader mondiali si incontrano nella città statunitense per l’apertura della 74.ma Assemblea plenaria delle Nazioni Unite. Il giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam, altro membro del Comitato, ha detto, in un incontro con i giornalisti venerdì scorso, che il Comitato Superiore è disposto a lavorare con qualsiasi Nazione che sia aperta agli ideali espressi nel Documento. Ha aggiunto anche che sono stati fatti i primi passi presso il Segretario generale per una possibile adozione del Documento da parte delle Nazioni Unite. Il Segretario generale “chiederà agli Stati Membri di includere i princìpi contenuti in questo documento storico, nelle loro legislazioni locali”.

Le sfide
Questa è una disposizione importante, considerando che uno dei tanti obiettivi del Documento sulla fratellanza umana è introdurre un nuovo “concetto di cittadinanza basato sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri, nell’ambito del quale tutti godono della giustizia”. Per quanto riguarda gli obiettivi, monsignor Yoannes Gaid, anch’egli membro del Comitato, ha spiegato che il nucleo del Documento sta nell’affermazione che siamo tutti fratelli. L’uguaglianza si fonda su questa verità, egli aggiunge, un’uguaglianza che in questo modo prevede diritti ma anche doveri. La libertà, ha sottolineato monsignor Gaid, in questo periodo significa non-violenza. E “la violenza”, egli ha detto, “e contraria alla fede e alla cittadinanza”.
L’altro obiettivo è quello di eliminare il termine “minoranza”. Il giudice Mohamed Mahmoud Abdel Salam ha sottolineato che la forza propulsiva per raggiungere questo scopo del Documento sta nel fatto che l’espressione stessa è di parte e discriminatrice nei riguardi della “cosiddetta minoranza”. Per questa ragione, il Documento è “il documento più coraggioso della storia”, perché sfida direttamente realtà rigide come queste.

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Fonte: Vatican News

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