30 anni fa veniva emanato in Italia il Testo unico sugli stupefacenti

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Nella macchina del tempo radiofonica di Doppio click torniamo in questa puntata al 1990, quando in Italia venne adottato il Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. Il programma Doppio click va in onda tutti i venerdì in diretta alle 12:40 ed in replica alle 18:35, si può ascoltare sui 105 fm a Roma, sul Dab in Italia ed in televisione al canale 733 del digitale terrestre, oltre che sul portale di Vatican News

“È stato l’amore per la famiglia a spingermi ad uscire dal tunnel della droga”. Con queste parole Mario Sanfilippo racconta la sua vicenda, segnata ma non vinta dalla droga. È entrato nella comunità del Ceis di don Mario Picchi a Città della Pieve nel 2016, dopo anni di consumo di sostanze stupefacenti. Ne è uscito nel 2018 e ora, sempre al Ceis, aiuta altre persone che stanno seguendo un percorso di recupero. “Sono l’esempio vivente – racconta Mario nella video intervista a Vatican News – che si può uscire dalla tossicodipendenza”. La sua ed altre storie, alcune purtroppo segnate da un drammatico epilogo, si affiancano a decenni in cui il panorama normativo sulle droghe, in Italia, ha assunto lineamenti sempre più precisi. Un importante passo, sotto il profilo giuridico, è stato compiuto 30 anni fa, quando veniva pubblicato il Testo unico sugli stupefacenti (D.P.R. 309/90). Il Testo, emanato con decreto del presidente della Repubblica italiana il 9 ottobre del 1990, cerca di rispondere ad una piaga, quella della droga, che negli anni ’90 in Italia e in molti Paesi non si lega solo all’eroina. Sono anni in cui l’incremento dell’uso di cocaina, l’avvento delle droghe sintetiche modificano profondamente il panorama della dipendenza. I consumatori di queste nuove droghe sono soprattutto giovani, spesso studenti.

Adozione del Testo unico
In questo contesto, segnato negli Anni ’90 da un mondo della droga in continua evoluzione, viene elaborato il D.P.R. 309/90. Costituisce il testo di riferimento per ogni attività concernente la coltivazione, la produzione, il commercio e l’utilizzo delle sostanze stupefacenti. Le sue origini sono legate alla legge numero 685 del 1975 che aveva introdotto la distinzione tra la detenzione per uso personale, ancorata al concetto di “modica quantità”, e la detenzione finalizzata alla vendita. Il principio fondamentale introdotto dalla normativa del 1990 è quello relativo al divieto di far uso personale di sostanze stupefacenti, anche in quantità minima. Il concetto di “modica quantità” viene sostituito con quello di “dose media giornaliera”: i limiti quantitativi della sostanza stupefacente che possono essere assunti legalmente vengono definiti per legge.

Modifiche al decreto presidenziale del 1990
Il Testo del 1990 ha subito, nel tempo, varie modifiche. Con il referendum del 1993 viene eliminato il concetto di “dose media giornaliera”. Nel 2001, poi , la legge numero 12 introduce modifiche al testo originario con lo scopo di agevolare la prescrizione e la somministrazione di vari principi attivi nella terapia del dolore. Nel 2006, la legge numero 49, la cosiddetta legge Fini-Giovanardi porta ad un inasprimento delle sanzioni ed introduce il principio dell’equivalenza tra droghe “leggere” e droghe “pesanti” nell’uso personale. Nel 2014, la Corte Costituzionale dichiara illegittima la norma che equipara le sostanze stupefacenti leggere a quelle pesanti.

Il Papa: si fermino i trafficanti di morte
Durante il suo Pontificato, Francesco ha più volte ha ricordato i drammi legati all’uso e al commercio di sostanze stupefacenti. In particolare, incontrando il primo dicembre del 2018 i partecipanti alla Conferenza internazionale in Vaticano “Droghe e Dipendenze”, il Papa si è soffermato sul “preoccupante fenomeno della droga e delle vecchie e nuove dipendenze che ostacolano lo sviluppo umano integrale”.

“La droga, come già più volte sottolineato, è una ferita nella nostra società, che intrappola molte persone nelle sue reti. Sono vittime che hanno perso la loro libertà in cambio di questa schiavitù (…) Tutti siamo chiamati a contrastare la produzione, l’elaborazione e la distribuzione della droga nel mondo. È dovere e compito dei governi affrontare con coraggio questa lotta contro i trafficanti di morte. Trafficanti di morte: non avere paura di dare questa qualifica”. (Papa Francesco, 1 dicembre 2018)”

Intervista a Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini
Il contesto attuale e il percorso normativo relativi allo scenario della droga, in Italia e non solo, sono due delle direttrici attraverso cui si snoda l’intervista per il programma “Doppio Click” a Massimo Barra, ex presidente della Croce Rossa italiana. Il dottor Barra è stato tra i primi medici in Italia a prendersi cura professionalmente dei tossicodipendenti. Ha iniziato questa attività dal 1974 presso il Centro delle malattie sociali del Comune di Roma e due anni dopo ha costituito Villa Maraini, una preziosa realtà che offre un insieme di servizi per la cura e la riabilitazione da droghe, abuso di alcol e gioco d’azzardo.

Lo scorso 29 settembre il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa, si è recato in visita presso la fondazione Villa Maraini, e durante l’incontro con il dottor Barra è emersa una comunanza di intenti verso l’assistenza ai più vulnerabili allo scopo di abbattere le barriere della burocrazia che rallentano interventi urgenti come la prima accoglienza, dai quali può dipendere la sopravvivenza della persona. “Riteniamo fondamentale accogliere le persone, non chiudere loro le porte come purtroppo a volte capita”, afferma Barra nell’intervista, dove sottolinea come il problema della droga riguardi tutte le classi sociali. “Ogni semplificazione – conclude – è controproducente, banalizzare la questione è pericoloso”.

Dati sul dramma della droga in Italia
Al quadro normativo si affianca uno scenario che continua ad essere drammatico. In Italia nel 2019, in base alla Relazione annuale diffusa dalla direzione centrale per i Servizi antidroga (Dcsa), la marijuana resta la sostanza stupefacente maggiormente consumata. Un fenomeno in ascesa è quello delle droghe sintetiche. Nel 2019 in Italia i decessi riconducibili all’abuso di sostanze stupefacenti sono stati 373, con un aumento pari all’11,01% rispetto al 2018. I livelli di mortalità più alti si riscontrano a partire dai 25 anni per raggiungere i picchi massimi nella fascia maggiore ai 40 anni. Per quanto riguarda la causa del decesso, nel 2019 in 169 casi è stata attribuita all’eroina, in 65 alla cocaina. Le regioni più colpite per numero di morti sono state l’Emilia Romagna, la Toscana, la Lombardia, il Veneto e il Lazio. Incide sul trend dei consumi, anche il fenomeno del narcotraffico sul web che avviene su due differenti canali virtuali: l’open web su internet, per un 4%, e il deep web, la rete anonima raggiungibile solo attraverso determinati software per il restante 96%.

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Fonte: Vatican News

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