40 anni dalla strage di Bologna. Zuppi: si continui a cercare la verità

40 anni dalla strage di Bologna. Zuppi: si continui a cercare la verità
Ricorre domani l’anniversario di una delle pagine più drammatiche della storia italiana del dopo guerra: l’attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980 per una bomba neofascista. Fu l’attacco terroristico più cruento in Italia, che ancora oggi resta senza mandanti e in ricordo del quale è stata indetta, sempre per domani, la Giornata in memoria delle vittime di tutte le stragi

Il fischio del treno e, subito dopo, un minuto di silenzio, ricorderanno alle 10.25 del 2 agosto, gli 85 morti e i 200 feriti dell’attentato di 40 anni fa, era il 1980, alla stazione di Bologna, e racconteranno anche di tutte le altre vittime dello stragismo che, negli anni, in Italia ha prodotto tanti morti e pochi colpevoli. Il Paese tutto si stringerà attorno al capoluogo emiliano attraversato da commemorazioni e ricordi, saranno deposte corone, si terranno dibattiti e concerti, e la memoria di tutti andrà a quei volti consegnati alla storia loro malgrado, che il tempo ha smesso di scalfire quel sabato di 40 anni fa e la cui morte, ancora oggi, non è spiegata definitivamente né da nomi, né da ragioni.

Aiutare a far emergere la verità
“Chiediamo ancora che chi sa qualcosa trovi i modi per comunicare tutto ciò che può aiutare la verità, perché anche se scappiamo dal giudizio degli uomini non scappiamo dalla nostra coscienza e soprattutto dal giudizio di Dio”. Il cardinale arcivescovo di Bologna, Matteo Zuppi, ha dato così voce alle richieste di una società che vuole risposte, primi fra tutti i familiari di tutti quegli innocenti caduti per atti di terrorismo. Nella Cattedrale di San Pietro a Bologna, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il cardinale, il 30 luglio scorso, ha celebrato una Messa in suffragio delle vittime delle stragi della stazione ferroviaria e di Ustica, avvenuta poche settimane prima, il 27 giugno del 1980. il cardinale Zuppi ha letto i nomi delle vittime più giovani e più anziane, ricordando “quei mandanti protetti dall’ombra di quelle che sono vere e proprie complicità”. E anche quest’anno, come in passato, il porporato ha lanciato un grido per conoscere la verità:

R. – Purtroppo manca ancora tanta parte della verità. Ci si accorge che è molto parziale, o addirittura fallace, e che, quindi, bisogna ancora cercarla. Da questo punto di vista i parenti delle vittime sono un esempio di ostinazione a non rassegnarsi, anche perché non è che in questi 40 anni non sia stato fatto nulla, ma capiamo che c’è ancora tanto da fare.

Questa tenacia nel ricercare la verità, secondo lei, negli ultimi anni, è appartenuta solo ai familiari delle vittime?

R. – Principalmente a loro, direi che è grazie a loro che poi si sono attivate anche le istituzioni, anche perché, a volte in maniera anche dura e molto ferita, hanno continuato ad esigere dalle istituzioni. Indubbiamente la loro pressione ha tenuto svegli e attenti, è stata importante per non perdere l’impegno. Quaranta anni è un periodo molto lungo, molto lungo, quindi è chiaro che il rischio di rassegnarsi, di lasciar perdere, è anche molto alto. Credo che loro siano davvero un esempio importante di tenacia nella ricerca della giustizia e della verità.

Eminenza, lei durante la messa ha ricordato che le istituzioni forti sono quelle che servono per sconfiggere chi disegna il male, cioè l’uomo che ama è colui che sconfigge il male. È molto desolante ancora oggi dover ripetere queste parole e tali richiami …

R. – Per tutti! Perché poi alla fine è chiaro che tutti quanti noi dobbiamo, in maniera diversa, contribuire a fare in modo che le istituzioni siano salde. Ho ricordato che questo è l’articolo 4 della Costituzione Italiana, che indica proprio il dovere di vivere il proprio servizio agli altri. Mi ha colpito perché non ricordavo che fosse anche spirituale e non soltanto materiale. Quindi è chiaro che non sono soltanto i vertici, sicuramente anche loro e con responsabilità maggiori, ma le istituzioni funzionano con tutti. Tanti spazi di inedia, di rimando, di connivenza, di opacità, qualche volta si nascondono proprio nelle articolazioni dei vari sistemi istituzionali, quindi è chiaro che è un impegno che ci coinvolge tutti quanti.

Quanto è forte il rischio che ancora oggi possano essere degli interessi occulti a determinare il bene comune?

R. – Beh, credo che ricordare le due stragi, e con quelle è chiaro che ricordiamo gli anni tragici in cui questa strategia eversiva ha colpito, ferito, prodotto tanta morte e tanta reazione ulteriore, dimostri anche la vulnerabilità, per questo non dobbiamo minimamente accettare compromessi, per questo le istituzioni debbono essere forti, perché soltanto delle istituzioni forti sono in grado di garantire la prevenzione e le risposte efficaci. Se per esempio la giustizia, il sistema del bene comune, la nostra casa comune, funzionano, possiamo resistere a colui che semina la zizzania quando tutti dormivano, racconta Gesù, che è il brano del Vangelo che abbiamo letto. In fondo ancora oggi, quando tutti dormiamo in un’idea di benessere, di illusione, credendoci sani in un mondo malato, come ha detto Papa Francesco, siamo esposti alla zizzania. E la zizzania vuol dire poteri occulti, vuol dire interessi, vuol dire mafia, vuol dire corruzione. Solo le istituzioni forti, credibili, che coinvolgono lo sforzo delle persone, possono permettere di dare risposte adeguate a colui che continua a seminare zizzania.

Lei ha terminato la Messa con la preghiera per l’Italia scritta da San Giovanni Paolo II nel “94, e ha concluso l’omelia chiedendo che si faccia crescere il contrario degli interessi individuali e dei poteri occulti e che siano sconfitte le mafie, con i loro interessi spaventosi. Qual è la speranza per l’Italia che lei voleva auspicare durante la Messa?

R. – Che il male può e deve essere sconfitto. Il ricordo di quella sofferenza e di quel dolore ci deve motivare ulteriormente. Basta guardare le immagini della strage del 2 agosto, attraverso anche i racconti dei parenti della scomparsa senza immagine che è stata per l’aereo sopra Ustica, per capire quanto non possiamo dormire, e quanto il male continui a seminare zizzania, il che significa corruzione, interessi individuali, interessi di piccoli gruppi. Le mafie non sono soltanto una denominazione specifica di realtà più o meno identificate, ma c’è tanta logica mafiosa che pensa, per esempio, di guadagnare sulle disgrazie degli altri o che pensa ai propri interessi e che poi arriva all’incredibile decisione addirittura di uccidere deliberatamente la vita di tanti innocenti, di tanti ‘Abele’. Ecco, la speranza e la certezza è che non prevarranno. Ma questo richiede uno sforzo, richiede tanta responsabilità, ancora più forte e ancora più consapevole, in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui abbiamo capito che c’è un nemico comune, e che è soltanto lavorando insieme, facendo ognuno uno sforzo, che questo nemico può essere vinto.

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Fonte: Vatican News

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