A Roma per P. Dall’Oglio: preghiera, pensiero e attesa

A Roma per P. Dall'Oglio: preghiera, pensiero e attesa

Un’ora di affetto, solidarietà, vicinanza: insieme ai familiari e a tante associazioni italiane, i Giornalisti Amici di Padre Dall’Oglio si sono ritrovati stasera a Piazza dell’Esquilino, davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, per una fiaccolata e un momento di riflessione dedicato al gesuita rapito in Siria nel 2013 e a quanti nel Paese sono stati sottratti all’affetto delle famiglie

“Accendiamo per loro una luce, simbolo proprio dei credenti come dei non credenti, per dire che non li dimentichiamo”: così è stato stasera – secondo il volere degli organizzatori – nella Piazza dell’Esquilino all’ombra dell’imponente basilica di Santa Maria Maggiore. Un luogo di fede, come quella profonda che ha sempre animato padre Paolo Dall’Oglio, ha abbracciato amici e familiari del monaco gesuita scomparso dal 29 luglio del 2013, i quali nonostante l’assenza di notizie certe sulla sua sorte in tutto questo tempo non hanno mai smesso di ricordarlo e di sperare di poterlo abbracciare di nuovo.

Nella piazza si parla semplicemente di “Paolo”, l’uomo del dialogo, delle strade aperte e dei ponti costruiti a partire dalla Comunità di Mar Musa, per vincere la diffidenza e la paura dell’altro; l’uomo di fede che ha fatto germogliare in Siria la speranza della pace. Paolo, dice, presentando la serata, lo scrittore Riccardo Cristiano dell’Associazione Giornalisti Amici di Padre Dall’Oglio, “è l’ostaggio innocente e appassionato, l’amico e profeta del disastro in cui la Siria è sprofondata, il gesuita che ha capito come si potrebbe fare per costrire quella fratellanza senza la quale saremmo perduti”. Cristiano ha chiesto scusa simbolicamente a padre Paolo per essere arrivati solo dopo sei anni a fare questa manifestazione e poi ha letto alcune delle frasi del libro di padre Paolo, “Collera e Luce”, per spiegare la “profezia” di questo gesuita già tanti anni fa nell’immaginare un’Europa che non si chiudesse per paura, che non si raggomitolasse su se stessa, e nel presentare un Islam ricco tanto quanto il cristianesimo o l’induismo”.

Paolo , costruttore di fratellanza
Tra la gente presente in piazza si confondono due delle sorelle di padre Paolo, Francesca e Immacolata anche loro con una luce accesa tra le mani in segno di speranza. Nelle parole di Francesca tutta la gioia di essere circondata dall’affetto di tanti, a Vatican News dice: ” E’ una grande emozione stare qui a sentire la vicinanza a Paolo a i tanti scomparsi…e che la provvidenza ci aiuti!”.

Sul ricordo di padre Paolo, si sofferma il nipote Raffaele, che commenta ai microfoni di Vatican News anche le ultime notizie sulla sorte dello zio hce , secondo il Times sarebbe stato offerto insieme ad altri due ostaggi in cambio di un salva condotto per l’ultima colonna dell’Isis che cerca un riparo dall’assedio dei curdi, notizia in seguito smentita dai curdi stessi:

Padre Paolo è anche il simbolo di tutta la Siria quindi le luci, nella serata romana, brillano anche per le migliaia di siriani e di stranieri vittime dell’incubo della guerra, sequestrati o arbitrariamente detenuti, e comunque mai restituiti all’affetto delle loro famiglie. Ci sono vittime in Siria, ma al loro fianco continuano ad esserci “costruttori di pace in quella terra” anche oggi, come Paolo: è quanto sottolinea il padre Gesuita Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, che ricorda Paolo e il suo essere “nei crocevia della storia”. Paolo – dice – era lì a “tracciare la strada della fratellanza”, e poi, ricordando il documento sulla fratellanza firmato dal Papa nei giorni scorsi negli Emirati Arabi, afferma: ” la strada da percorrere va nella direzione della fratellanza dei popoli e degli Stati, anche se l’Europa sembra a volte non volerlo capire”.

Prima del piccolo percorso con le fiaccole, tante voci si alternano al microfono, le parole dei libri di Paolo, le canzoni a lui dedicate tra cui quella di Pietro dall’Oglio, fratello di padre Paolo. Arriva poi il messaggio del presidente della Federazione Nazionale della Stampa italiana, Giuseppe Giulietti; parlano i gesuiti, parla il prof. Adnane Mokrani in rappresentanza della comunità islamica descrivendo padre Paolo come un testimone controcorrente, che ha guardato e capito la Siria ed è riuscito a comprendere le esigenze del mondo arabo nel suo complesso. PoI le fiaccole e il ringraziamento della famiglia, e ancora tra tutti si rinnovano le parole: affetto, memoria, speranza,dialogo, pace. “Abbiamo bisogno della tua testimonianza Paolo e di chi, come te, sa usare parole non come proiettili, ma come elementi vitali. A presto Paolo” è il saluto finale “comunque ci rivedremo!”.

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Fonte: Vatican News

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