A Vo’ Euganeo la prima messa del dopo pandemia

A Vo’ Euganeo la prima messa del dopo pandemia
Nel comune del padovano, simbolo della lotta al virus, il vescovo di Padova presiederà la celebrazione eucaristica nella solennità dell’Ascensione: “E’ il segnale che finalmente ci siamo liberati. Stiamo tornando a camminare insieme”. Oggi tutte le campane della diocesi suonate a festa per salutare la ripresa delle celebrazioni eucaristiche con il popolo

Domani per Vo’ Euganeo sarà un nuovo inizio di speranza. Nel comune del padovano, dove è iniziato il focolaio veneto della pandemia, si celebrerà la prima Messa dalla fine del lock down che darà il via alla ripresa delle funzioni religiose aperte al popolo in tutta la diocesi di Padova. A presiedere la Celebrazione eucaristica nella solennità dell’Ascensione, sarà il vescovo, monsignor Claudio Cipolla, che ha deciso di far suonare a festa, nella giornata di oggi, tutte le campane delle chiese per celebrare un momento tanto atteso: “L’emozione è grande, molto grande” ripete il presule, con la voce incrinata da commozione e gioia.

Un’emozione talmente grande che l’ha spinta a scrivere un messaggio a tutti i suoi fedeli…

R.- Sì. Un messaggio che verrà letto all’inizio di ogni Messa col quale invito tutti a rallegrarsi perché c’è un sentore di liberazione dalla malattia, dalle paure. E il segnale di liberazione che percepiamo può essere molto importante da unire alla Pasqua settimanale. Immaginare che i nostri cristiani vivano questa domenica con una rinnovata voglia di partecipazione per me è molto significativo. Anche perché si inserisce in un momento umanamente rilevante, forte. Soprattutto alla gente di Vo’, colpita per prima e duramente dalla pandemia, credo sia fondamentale dare un segno di vicinanza.

Oggi, sabato, le campane di tutte le chiese della diocesi suonano a festa. Perché?

R.- Abbiamo chiesto che nel pomeriggio venga già annunciata la domenica. Non solo. Ho stabilito che durante le Messe, alla recita del Gloria, vengano suonati i campanelli che di solito si usano per la veglia di Pasqua, veglia che non abbiamo potuto celebrare insieme col popolo. E’ un modo per dire: riprendiamo. Però con una piccola insoddisfazione: che ancora non possiamo esserci tutti.

Che cosa rappresenta per un territorio provato come quello di Vo’ Euganeo riprendere a celebrare l’Eucaristia insieme?

R.- Posso dire cosa rappresenta per me. Lo considero come andare a prendere per mano una delle mie comunità per fargli comprendere che ora torniamo a camminare insieme. Non sappiamo dove arriveremo perché non conosciamo in che modo ci abbia segnato la distanza di questo lungo periodo di chiusura. Sono convinto, però, che il Signore ci accompagna sempre e sa illuminarci. Dobbiamo avere il coraggio di riprendere a guardare avanti e accettare le nuove sfide.

C’è stato un dolore forte: l’impossibilità di celebrare i funerali per i propri morti. Come si potrà ricucire uno strappo così profondo?

R.- E’ stato un dolore eccezionale. Io, su indicazione della Conferenza episcopale italiana, sono andato al cimitero maggiore di Padova per un momento di preghiera e sono rimasto impressionato: l’arrivo, nel silenzio, di alcune bare senza la presenza dei parenti ha rappresentato un momento sconvolgente, anche dal punto di vista antropologico. In quel momento ho pensato alle famiglie che lasciavano andare un loro parente senza un saluto, senza un’ultima stretta di mano. Siamo alla ricerca di cosa possiamo fare per ricucire lo strappo, come recuperare il saluto mancato. Certo, nella fede abbiamo consegnato a Dio tutte le anime e abbiamo continuato a celebrare la nostra fede nella sua risurrezione. Però, noi abbiamo bisogno anche delle lacrime, da versare tutti insieme.

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Fonte: Vatican News

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