Acs: in Siria servono più aiuti per i cristiani

Acs: in Siria servono più aiuti per i cristiani
Sono oltre 50 i progetti di Aiuto alla Chiesa che soffre portati avanti nel Paese. I francescani chiedono sostegno per i villaggi di Knayeh e Yacoubieh controllati dai jihadisti

Sono due frati francescani ad assicurare l’assistenza pastorale alle circa 300 famiglie cristiane di diverse confessioni ed etnie che vivono nei villaggi di Knayeh e Yacoubieh, nella provincia di Idlib, vicino al confine turco nella Siria occidentale, ancora sotto il controllo di gruppi jihadisti. A sostenere i religiosi – padre Luai Bsharat, 40 anni, e padre Hanna Jallouf, 67 anni – Aiuto alla Chiesa che Soffre che sta attualmente portando avanti oltre cinquanta diversi progetti per assistere i cristiani in Siria.

Serve aiuto
Ma a Knayeh e a Yacoubieh non basta, occorre altro sostegno finanziario; la popolazione locale non può più raccogliere i propri raccolti, perché le proprietà cristiane sono state confiscate, o vendere i propri prodotti, e così si deve fare affidamento ad aiuti umanitari esterni. Nei due villaggi domina il califfato islamico, viene applicata la sharia, le donne sono costrette a indossare il velo e i simboli cristiani sono stati distrutti. “Nonostante le difficoltà, padre Luai e padre Hanna sono rimasti lì perché credono che questa regione non debba essere abbandonata – spiega ad Aiuto alla Chiesa che Soffre padre Firas Lutfi, custode della Provincia di San Paolo per i Francescani di Siria, Libano e Giordania. -. Perché è vicino ad Antiochia, dove San Paolo ha iniziato i suoi viaggi, diffondendo la Parola di Dio”.

I francescani, segno di speranza
I frati sono lì per aiutare tutti coloro che hanno bisogno di sostegno, aggiunge padre Lufti, indipendentemente dalla loro religione, razza, nazionalità o dalle loro opinioni politiche. “In molte occasioni – racconta – i monasteri di Knayeh e Yacoubieh hanno accolto e dato rifugio a decine di famiglie musulmane (…). Gli estremisti hanno spesso perseguitato, attaccato, picchiato, torturato e persino assassinato alcuni dei nostri fratelli e sorelle”. Padre Lufti ricorda il caso di padre François Murad, decapitato nel 2013, e quello più recente a Yacoubieh di una maestra di scuola violentata e assassinata. Ma la presenza dei francescani, afferma padre Lufti, è un segno di speranza in mezzo alle tenebre e alla disperazione.

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Fonte: Vatican News

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