Appello Oxfam sul Sahel: “22 milioni di persone allo stremo”

Appello Oxfam sul Sahel: “22 milioni di persone allo stremo”

In occasione del G7 dei Ministri dello Sviluppo, che si tiene oggi a Parigi, l’organizzazione no profit ha denunciato la drammatica situazione in cui versa il Sahel, devastato da guerre interne e cambiamenti climatici

È una fotografia allarmante quella che emerge dall’ultimo rapporto pubblicato da Oxfam in merito alla situazione in cui versa la regione del Sahel. Una condizione che Francesco Petrelli, responsabile delle relazioni istituzionali Oxfam Italia, definisce una “bomba ad orologeria che rischia di esplodere da un momento all’altro e che deve essere disinnescata al più presto con interventi decisivi della comunità internazionale”.

I dati del report
A dimostrarlo sono i numeri del rapporto diffuso in occasione del G7 dei Ministri dello Sviluppo “per richiamare l’attenzione delle potenze mondiali, ma anche dei governi locali” spiega il responsabile, in un’intervista a Vatican News.
“La crisi umanitaria – evidenzia – si fa sempre più estrema: si stimano oltre 22 milioni di persone ridotte allo stremo, 4,2 milioni di sfollati costretti a migrare in Paesi vicini e oltre la metà della popolazione senza accesso all’acqua potabile”. Una situazione che sta facendo precipitare la regione subsahariana in una delle più gravi emergenze umanitarie del mondo, mettendo a repentaglio la sopravvivenza di decine di milioni di persone.

Il dramma dei bambini, tra malnutrizione e analfabetismo
A subire i maggiori effetti della crisi sono i più piccoli. “Su 7 milioni di persone colpite da malnutrizione acuta – spiega ancora – 5 milioni sono bambini”. Inoltre “quasi 2,5 milioni di bambini in età scolare non possono studiare. In Mali, ad esempio, solo il 3-4% dei bambini dei gruppi di pastori nomadi va a scuola”.

Disparità nei servizi essenziali
Nel Sahel le disparità nell’accesso ai servizi essenziali sono tra le più evidenti al mondo. “Quasi il 40% degli abitanti della regione – illustra Francesco Petrelli – vive al di sotto della soglia di povertà. La disparità di accesso all’istruzione, alla salute, ai fattori di produzione colpisce soprattutto le donne, specie nelle zone rurali. “Ci sono città che, a causa delle migrazioni dovute al clima, diventano megalopoli difficili da gestire e zone rurali che vengono completamente abbandonate”.

Cambiamenti climatici: il paradosso del Sahel
A peggiorare la situazione, l’impatto del cambiamento climatico. “Il paradosso – aggiunge Francesco Petrelli – è che oggi il Sahel è responsabile di una quota infinitesimale delle emissioni globali di gas serra, eppure è una delle regioni più colpite dalle variazioni del clima che spingono moltissimi contadini alla migrazione forzata.

I paesi più colpiti
Ciad, Burkina Faso e Niger, a causa dei sanguinosi conflitti interni, sono tra le nazioni più colpite dall’emergenza. “In Ciad, a causa di una guerra che prosegue da oltre 10 anni, sono morte circa 27 milioni di persone” denuncia Petrelli aggiungendo che “oltre al dramma delle vittime non bisogna poi dimenticare gli effetti secondari della guerra: sono moltissime le persone costrette a lasciare le loro case e le loro terre per via dei conflitti”.

L’intervento di Oxfam
Acqua pulita, servizi igienici e sostegno all’istruzione. Sono queste le principali aree di intervento di Oxfam nella regione del Sahel. “La nostra confederazione – spiega ancora Petrelli – da anni è a lavoro per intervenire nei settori più in crisi. In Burkina stiamo lavorando per garantire sistemi di acqua pulita, fondamentali per la sicurezza alimentare e l’igiene”. In Niger, invece, sono stati messi in campo aiuti per garantire sicurezza alimentare ai pastori, gravemente colpiti dal cambiamento climatico. In Mali sono stati attivati progetti volti a garantire un’istruzione di base anche in situazioni di emergenza.

L’appello alle grandi potenze
“Ma per contrastare questa crisi dimenticata – conclude il responsabile – occorre prima di tutto che le grandi potenze agiscano non solo con maggiori aiuti di emergenza, ma con interventi di sviluppo nel medio periodo volti a ridurre le disuguaglianze di accesso ai servizi essenziali e a favorire una maggiore capacità di adattamento della popolazione agli eventi climatici estremi quali durissime siccità e gravi inondazioni”.

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Fonte: Vatican News

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