Argentina: raggiunto l’accordo sulla ristrutturazione del debito

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Interessi meno elevati sui bond emessi consentiranno un risparmio importante per il Paese del sud america per anni afflitto da una grave crisi, ma resta aperto il problema del inflazione record. Mori (Ispi): “Il governo potrà avere risorse per investire su infrastrutture e materie prime”

La Camera dei deputati del Congresso argentino ha approvato l’accordo sulla ristrutturazione del debito pubblico di 66 miliardi di dollari, concordato, dopo settimane di negoziati, tra il governo del premier Alberto Fernandez e i principali gruppi di creditori. Il disegno di legge, già approvato dal Senato la scorsa settimana, ha ricevuto il definitivo via libera con 247 voti a favore, due contrari e un’astensione.

Alleggerito il debito pubblico
In pratica ai creditori stranieri verranno pagati 54,8 centesimi di dollaro per ogni bond da un dollaro. A fronte del debito non saldato e degli interessi non pagati, l’Argentina emetterà nuovi titoli di stato per ripagare i creditori. Così facendo Buenos Aires è riuscita a ridurre parte del suo debito, trovando un’intesa con i creditori, che pretendevano 55,7 dollari per ogni bond. Sebbene non sia stato raggiunto l’obiettivo iniziale di ottenere un risparmio di oltre 41 miliardi di dollari, l’esecutivo ha espresso grande soddisfazione, definendo l’accordo come “un significativo alleggerimento del peso del debito”.

La sfida della crisi economica
L’Argentina riesce quindi ad evitare il nono default della sua storia e prede una boccata d’ossigeno per affrontare la recessione economica aggravata dalla pandemia del Covid e da un inflazione al 50% che indebolisce il potere d’acquisto dei cittadini. Il Fondo monetario internazionale ha stimato che l’economia argentina calerà di un ulteriore 10 per cento quest’anno. Lo stesso ministro della finanze Martin Guzman ha chiarito che è stato fatto un passo importante “ma che non risolve tutti i problemi dell’economia argentina”.

Mori (Ispi): posticipati i pagamenti
“I punti principali dell’accordo sono l’aver posticipato i pagamenti del debito in un periodo che va dal 2025 al 2035 e in secondo luogo la riduzione degli interessi che verranno pagati, in pratica l’Argentina pagherà 55 centesimi a bond invece che un dollaro”, così Antonella Mori, responsabile del programma Ispi per il Sudamerica e docente di Economia alla Bocconi di Milano, commenta gli aspetti salienti della njova pagina della vita del Paese:

Il negoziato con l’Fmi
La professoressa Mori indica poi quali prospettive si aprono per l’Argentina: “La prossima sfida importante sarà la rinegoziazione del debito estero con il Fondo monetario internazionele (Fmi), parliamo dei 44 miliardi di dollari che prese a prestito il governo Macrì; poi ci sarà la sfida più grande di rilanciare l’economica”.

“L’economia era in recessione già prima dell’arrivo del Coronavirus – prosegue – con la povertà in crescita, uno dei tassi di inflazione più alti al mondo e un tasso di cambio molto elevato tuttavia, avere raggiunto questo accordo consentirà di prendere a prestito risorse per fare investimenti infrastrutturali e sfruttare le materie prime”.

Diversificare l’economia
La responsabile del programma Ispi per il Sudamerica punta per altro il dito contro alcuni problemi strutturali, quali l’abitudine di stampare moneta per finanziare le spesa pubblica e la mancata diversificazione dell’economia che è molto concentrata sulla produzione di materie prime sia agricole che minerali. Questa poca diversificazione fa sì che l’economia sia molto soggetta alla volatilità dei prezzi. Infine l’economista della Bocconi ritiene che il governo argentino dovrà sostenere le fasce più povere della popolazione che hanno per il lavoro a seguito del lockdown imposto per contenere la pandemia.

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Fonte: Vatican News

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