Argentina: vescovi ringraziano nonne Plaza de Mayo per ritrovamento di un nipote

Argentina: vescovi ringraziano nonne Plaza de Mayo per ritrovamento di un nipote

In una breve nota la Conferenza episcopale argentina si congratula con la storica organizzazione per la ricostruzione della storia che ha permesso di arrivare alla verità per il ritrovamento del nipote numero 130

Il “nipote” ritrovato numero 130 si chiama Javier Matias Darroux Mijalchuk, figlio di Elena e di Juan Manuel, scomparsi nel dicembre di 1977. Grazie agli sforzi congiunti delle Nonne di Plaza di Mayo, della Commissione nazionale per il diritto all’identità (Conadi) e della Banca Nazionale di Genetica (BNDG), Matías ha potuto incontrare la sua famiglia e conoscere la sua origine biologica.

La verità che guarisce
Poco dopo l’annuncio dell’identificazione di un altro bambino – oggi uomo – sottratto dalla crudele dittatura militare che trafisse l’Argentina degli anni ’70, la Conferenza episcopale argentina, ancora una volta, ha riconosciuto il lavoro delle Nonne di Plaza de Mayo, per la restituzione del diritto all’identità di un’altra persona. “Ringraziamo le Nonne di Plaza di Mayo – si legge nella nota – per il servizio di ricostruzione della storia del nostro Paese e all’incontro con la verità che guarisce”.

La storia
Juan Manuel Darroux, il padre di Matías, lavora nella Prefettura Navale Argentina fino al 1966 e successivamente come amministratore presso l’Università di Morón, dove incontra Elena Mijalchuk, studentessa di Amministrazione Pubblica. Nel 1975, la coppia si trasferisce a Buenos Aires e il 5 agosto del 1977, presso l’Ospedale tedesco di Capital Federal, Elena dà alla luce il suo primo figlio, Javier Matías. Tornati a vivere nella località di Caseros, nella provincia di Buenos Aires, presso la famiglia Mijalchuk, la coppia annuncia una nuova gravidanza.

Le sparizioni
Ai primi di dicembre, il giorno del rapimento di Juan Manuel, suo cugino Domenico Carmelo Graziadio, lo vede litigare animatamente con quattro uomini che lo spingono dentro una Chevrolet blu metallizzata. Elena sa dell’accaduto ma non sa dove e come cercarlo, finché verso la fine di dicembre del 1977, riceve una chiamata e poi una lettera in cui il marito le chiede di incontrare alcuni colleghi il 26 dicembre nella capitale federale. Alla vigilia di Natale, Elena chiede ai suoi genitori di portare lei e il suo bambino nel posto indicato nella lettera. Così fanno e quella è l’ultima volta che li vedono.

Le ricerche
La famiglia Mijalchuk non conosce nessuno che possa darle informazioni. Alla fine degli anni ’80, sia loro che i Darroux chiedono alla giustizia la presunzione di morte. Ma nel maggio del 1999, Roberto Mijalchuk decide di denunciare la scomparsa della sorella incinta, di suo cognato e di suo nipote. Così il caso viene aperto presso il CONADI e altri istituzioni legate ai sequestri e ai “desaparecidos” della dittatura. Le famiglie Mijalchuk e Darroux lasciano i loro campioni nella Banca nazionale genetica, mentre Roberto lascia come contatto una linea telefonica che, in tutti questi anni, non è mai stata annullata, in attesa di ricevere notizie.

I dubbi del giovane Matías
Nel frattempo, un giovane con dubbi sulla sua identità si avvicina alla filiale delle “Nonne” a Córdoba. Sebbene sappia da sempre di essere stato adottato, nella cartella di adozione risultava che era stato trovato da una donna la notte del 27 dicembre 1977 a tre isolati dal luogo dove Elena Mijalchuk è stata vista con il suo bambino per l’ultima volta. Con un provvedimento di giustizia, il bambino è stato consegnato in affidamento ad una coppia sposata, con la quale è cresciuto nella città di Buenos Aires. Il ragazzo si è trasferito a Córdoba nel 1999 e lì ha iniziato la sua ricerca.

L’incontro
Nel mese di ottobre 2016, la Banca Nazionale di genetica ha riferito che il profilo di un uomo corrispondeva a quella della famiglia Darroux Mijalchuk, ma le cause della scomparsa dei suoi genitori erano ancora indeterminate. Si aprono le indagini e le verifiche giudiziarie seguono l’iter burocratico, ma finalmente lo zio Roberto Mijalchuk riceve l’attesissima chiamata a quella rete fissa che non aveva mai cancellato. Il CONADI lo informa che aveva trovato suo nipote e che potevano incontrarsi.

Dove è mio fratello?
Javier Matías Darroux Mijalchuk oggi conosce la sua origine e ha rivendicato il suo diritto all’identità e alla sua storia. Poco o nulla si sa sulla fine dei genitori, ma la ricerca per Matías non è finita perché riprende con una nuova tappa, quella di trovare un suo fratello o sorella, dato che al momento della scomparsa, Elena, la madre, era incinta di due mesi.

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Fonte: Vatican News

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