Bambino Gesù: nuova terapia genica contro il cancro. Primo paziente dimesso

Una sperimentazione unica al mondo sta per essere presentata alla stampa: cellule del sistema immunitario diventano in grado di riconoscere e attaccare il cancro. La procedura nasce dai laboratori dell’Ospedale romano

E’ un approccio innovativo alla cura delle neoplasie ed è carico di prospettive incoraggianti, quello che sta per essere presentato alla stampa a Roma nella sede dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù del Gianicolo.

Cellule ” riprogrammate” per lottare il tumore
In sostanza quello che i ricercatori dell’Officina Farmaceutica del Bambino Gesù, guidati dal professor Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Onco Ematologia pediatrica, Terapia cellulare e Genica, hanno ottenuto dopo tre anni di lavoro pre-clinico e oltre due settimane di test, è una manipolazione di linfociti – cellule fondamentali della risposta immunitaria – prelevati dal paziente e sottoposti a modifiche tramite un recettore chimerico sintetizzato in laboratorio, chiamato ‘CAR’. Il suo ruolo è di potenziare i linfociti al punto da renderli capaci , una volta reinfusi nel paziente, di riconoscere e attaccare le cellule tumorali presenti nel sangue e nel midollo fino ad eliminarle.

Il primo paziente dimesso sta bene
Così è successo già al primo piccolo paziente, di soli 4 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta di tipo B cellulare, che rappresenta il tipo più frequente di tumore dell’età pediatrica (400 nuovi casi all’anno). Aveva già avuto due recidive, la prima dopo trattamento chemioterapico, la seconda dopo un trapianto di midollo osseo da donatore esterno. Oggi ad un mese dall’infusione dei linfociti T modificati, sta bene ed è stato dimesso. E’ ancora presto per avere la certezza della guarigione , ma nel suo midollo non ci sono più cellule leucemiche, e questo è una grande speranza.

Novità tutta romana
L’approccio adottato dai ricercatori del Bambino Gesù differisce dalle procedure già avviate da tempo negli Stati Uniti sia per il tipo di piattaforma virale utilizzata, che crea una sorta di “gene suicida”, sia per la natura della sperimentazione, un trial non industriale ma di tipo accademico che fa parlare di un vero e proprio nuovo ” farmaco biologico”.

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Fonte: Vatican News

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