Beati 9 seminaristi spagnoli, martiri nelle Asturie

Beati 9 seminaristi spagnoli martiri nelle Asturie

È il martirio “in odium fidei” il filo rosso sangue che unisce Angel Cuartas Cristóbal e i suoi 5 compagni di seminario al secondo gruppo di martiri spagnoli uccisi tra il 1936 e il 1937 e beatificati oggi a Oviedo. Alla celebrazione, in rappresentanza del Papa, il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, cardinale Angelo Becciu

Non c’è prova più grande di dare la vita per quello che si ama: è questo l’insegnamento dei martiri tra i quali annoveriamo i nove nuovi Beati di oggi, tutti giovanissimi, che preferirono morire piuttosto che nascondersi essendo perseguitati a causa della loro fede. Seminaristi, tutti, innamorati del Signore e che avevano già fatto una scelta ben precisa: offrire la propria vita a Lui. Lo hanno fatto, fino all’ultimo sacrificio. Una scelta di fedeltà a Cristo “che deve essere d’insegnamento a tutti i sacerdoti a prendere sul serio la propria chiamata”, sottolinea il cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

La Spagna sull’orlo della guerra civile
Il 1934 nelle Asturie è un anno molto difficile: si moltiplicano le rivendicazioni sindacali dei minatori, le forze della sinistra anarchica si uniscono con l’obiettivo di abolire la Costituzione repubblicana e instaurare uno Stato socialista. Sono i prodromi di quella che sarà ricordata nella storia come la Guerra civile spagnola, che infurierà tra il 1936 e il 1939 e a sua volta farà da preludio alla Seconda Guerra Mondiale. La rivolta delle Asturie, accuratamente preparata nei mesi precedenti, scoppia il 5 ottobre 1934 con l’attacco alla Guardia civil. Ci sono scontri ovunque, ma i più sanguinosi sono a Oviedo, dove molte persone, soprattutto sacerdoti e religiosi, vengono giustiziati senza un perché. “Saranno 6832, alla fine, le vittime della guerra civile spagnola solo tra preti, religiose e religiosi. A questi si devono aggiungere tutte le vittime laiche, uccise solo perché professavano la religione cattolica”, ricorda il cardinale Becciu.

I seminaristi di Oviedo, testimoni scomodi di fede
Alla fine dell’estate del 1934 Angel Cuartas Cristóbal è uno dei tanti seminaristi che finite le vacanze in famiglia dovrebbe tornare nel seminario maggiore di Oviedo, dove studia e dove qualche mese prima era stato ordinato suddiacono. Ottavo di 9 figli, è l’orgoglio della sua famiglia, quella stessa famiglia che gli consiglia di non tornare a Oviedo. Stanno accadendo cose brutte. Lui, però, non obbedisce: sa che il Signore lo vuole lì, a fare il suo dovere, fosse anche quello di essere ucciso “in odium fidei”, come i 5 compagni che come lui avevano deciso di rientrare. Ecco chi erano questi giovanissimi martiri: Mariano Suárez Fernández, deciso a continuare gli studi perché quell’anno deve prendere i voti; Jesús Prieto López, di famiglia talmente povera che i suoi studi erano stati pagati dal parroco; César Gonzalo Zurro Fanjul, che muore urlando “Viva Cristo Re! Viva la Spagna cattolica!”; José María Fernández Martínez, orfano di madre e figlio di un minatore; Juan José Castaňon Fernández, il più piccolo del gruppo: ha appena 18 anni. Il più grande tra loro solo 24.

L’intensificarsi del conflitto: i martiri del 1936-37
La situazione peggiora e la violenza, come un virus, dilaga in tutto il Paese: “L’ateismo doveva essere il nuovo volto dell’uomo moderno”, evidenzia il cardinale Becciu. E questa ideologia continua a mietere vittime, laiche e religiose, come gli altri tre giovani beatificati oggi. Manuel Olay Colunga, già scampato alla morte nelle Asturie due anni prima, riuscirà a nascondersi per un anno prima di essere trovato e ucciso; Sixto Alonso Hevia, arrestato assieme al padre, fervente cattolico, e con lui detenuto a lungo nella parrocchia del paese, adibita a carcere, prima di essere martirizzato nel 1937; infine Luigi Prado García, che aveva fatto anche il servizio militare, assassinato sulla spiaggia di Gijon. “Mi sento piccolo davanti a queste figure – conclude il suo racconto il cardinale Becciu – il loro è un invito rivolto a me e a tutti i sacerdoti a vivere con pienezza e serietà la nostra vocazione”.

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Fonte: Vatican News

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