Beatrice, aggredita perché straniera e disabile: “La diversità è una ricchezza”

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Una ragazza, in carrozzina a causa di una malattia, è stata vittima di una vile aggressione. A Vatican News sottolinea che l’ignoranza è la cosa peggiore quando si parla, in modo discriminatorio, di altre culture e disabilità. Con noi anche il presidente di Confcooperative Sanità e di Operatori Sanitari Associati (Osa)

Beatrice Ion è una ragazza di origini rumene che a causa di una poliomielite, malattia contratta quando aveva tre mesi, ha perso l’uso delle gambe. Ora ha la carrozzina per muoversi. È cittadina italiana ed una delle giocatrici della nazionale di basket paralimpico. Nei giorni scorsi, è stata vittima di una vile aggressione, di stampo razzista, da parte di un uomo che le ha contestato, con frasi ingiuriose e offensive, un parcheggio. È stata gravemente insultata perché di origine rumena e disabile. Il padre di Beatrice, che ha cercato di proteggerla, è stato a sua volta colpito da una testata. Secondo diverse fonti, varie persone hanno assistito a questa ignobile scena ma senza intervenire.

Cultura dello scarto e pandemia
Quello accaduto nei giorni scorsi ad Ardea, non lontano da Roma, è un grave episodio in cui si possono scorgere le facce di due mondi opposti. Uno rappresenta quello che Papa Francesco ha più volte denunciato parlando di “cultura dello scarto”, un tessuto discriminatorio in cui prevalgono sentimenti di esclusione e di intolleranza. L’altro invece, riflette il profilo di una società che guarda al futuro con lo stesso sguardo di Beatrice. È un mondo che non scarta e che cresce nella solidarietà. Questo mondo, che crede nell’integrazione e nell’accoglienza, è oggi ulteriormente minacciato da una situazione di crescente tensione legata all’emergenza sanitaria. Giuseppe Maria Milanese, presidente di Confcooperative Sanità e di Operatori Sanitari Associati (Osa), sottolinea come la pandemia non stia aiutando “quei fenomeni di tolleranza” propri di un paese civile.

Il Covid, spiega Giuseppe Maria Milanese, ha fatto diventare le persone “più diffidenti” verso l’altro, verso lo straniero. La pandemia, aggiunge, avrebbe dovuto rendere le persone più solidali, ma non sempre questo avviene. Giuseppe Maria Milanese rivela inoltre che Beatrice è stata invitata alle prossime riunioni assembleari di Confcooperative Sanità e di Operatori Sanitari Associati (Osa), in programma a settembre, per parlare di tematiche incentrate sull’integrazione: sarà una occasione, afferma, per ricordare che “l’integrazione rende il mondo più bello”.

“La cultura del dialogo è la via maestra, la collaborazione è la condotta più efficace e la conoscenza reciproca è il metodo per crescere nella fratellanza tra le persone e i popoli. (Papa Francesco)”

La testimonianza di Beatrice
Gli insulti e le offese non possono avere l’ultima parola. Beatrice Ion ha scelto di non rimanere in silenzio, ma di raccontare, attraverso i social, cosa le è successo. “Vivo in Italia da 16 anni, ho la cittadinanza italiana, ho fatto tutte le scuole qui e sto continuando gli studi all’università italiana; gioco nella nazionale italiana di basket in carrozzina e mi considero in tutto e per tutto italiana. Eppure sono stata aggredita. Mio papà è stato aggredito ed è in ospedale, probabilmente con uno zigomo rotto, perché a detta loro siamo degli stranieri” che devono tornare nel loro Paese. A tali ed altre parole, pubblicate sui social network, Beatrice aggiunge questa toccante testimonianza rilasciata a Vatican News. Il suo tono di voce è delicato, ma deciso. Con parole sagge e pacate, figlie di un’educazione ricevuta in famiglia fin da quando era bambina, parla di “quel signore” che l’ha offesa e che ha aggredito il padre: per Beatrice conoscere persone di altre culture e idee è un arricchimento. Il suo auspicio è quello di vedere realizzata una società in cui la gentilezza e il sorriso abbiano sempre più terreno fertile.

R. – Mio padre è stato aggredito per difendere me e mia madre. Ha uno zigomo rotto, un dente rotto e molti lividi in viso. Probabilmente, si dovrà anche operare per la ferita allo zigomo. Io e mia madre siamo state aggredite solo verbalmente. Noi eravamo preoccupate per mio padre. Se quel signore non fosse scappato, l’episodio avrebbe potuto avere un epilogo peggiore. Sicuramente, c’è tanta cattiveria gratuita. C’è tanta frustrazione. Ma la cosa peggiore è l’ignoranza su certi argomenti. Io ho sempre pensato, e i miei genitori me lo hanno sempre insegnato, che una persona disabile o straniera è esattamente come le altre. La diversità è una delle cose più preziose che abbiamo perché ci rende unici. Dalle differenze si può imparare. Io, personalmente, ho imparato tantissimo da persone caratterialmente e culturalmente molto diverse da me. Ho appreso molto da loro: i loro modi di fare, la loro cultura. Viviamo in un mondo totalmente globalizzato e, quindi, sarebbe bellissimo accettare le altre culture e apprendere da queste. E anche gli altri possono imparare da noi. Bisognerebbe accettare gli altri ed essere più tolleranti anche perché nessuno sa esattamente quale sia l’esperienza di vita della persona che si trova davanti. Magari, con un po’ di gentilezza e con un sorriso in più, si riesce anche a rendere migliore la giornata.

Il miglior antidoto contro questi sentimenti di odio e di razzismo è la conoscenza reciproca dunque…

R. – Bisognerebbe informarsi di più. Si dovrebbero conoscere di più sia le altre culture sia il mondo della disabilità. Anche su quest’ultimo tema c’è molta ignoranza. Io sono stata offesa più per la mia disabilità che per la mia nazionalità. Anche le persone con disabilità sono persone come tutti. Sicuramente avere una disabilità non è semplice. Non è una cosa semplice da affrontare, ma non perché sia difficile stare in carrozzina. È la società che rende difficile essere persone con disabilità. Sono le barriere architettoniche che rendono difficile essere una persona disabile. Noi spesso e volentieri incontriamo difficoltà non per colpa nostra, ma per colpa delle persone che ci troviamo davanti.

Beatrice, rappresenti la parte bella dell’Italia e continuerai ad essere importante anche per il futuro di questo Paese…

R. – Grazie davvero. Io ho condiviso la mia storia solamente perché sono sicura che tante persone come me sono state vittime di aggressioni di matrice razzista e a causa della loro disabilità. Purtroppo, molte persone hanno paura di parlare e si sentono sole. Io ne ho parlato e ho ricevuto tanto appoggio, tanta solidarietà. E ho ricevuto anche tanto aiuto da parte di moltissime persone che ringrazio. Non mi sono sentita sola.

Hai fatto benissimo a parlarne. L’auspicio è che l’onda della solidarietà, innescata dalle tue parole, possa travolgere quella dell’intolleranza…

R. – Volevo semplicemente che altre persone, vittime di queste violenze, capissero che quando succedono episodi come questo è giusto parlarne. È giusto che le persone sappiano che queste cose succedono. Ma non devono accadere. La violenza non si deve mai usare.

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Fonte: Vatican News

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