“Bernauer Straße. Al di là del Muro”: storie di una Berlino divisa, vissute nell’Est

bernauer-strase-al-di-la-del-muro-storie-di-una-berlino-divisa-vissute-nellestAlla vigilia del trentesimo anniversario della caduta del Muro, Alessandra De Gaetano parla del suo romanzo, ispirato alle vicende reali di berlinesi dell’Est che hanno vissuto per 28 anni “separazione dagli affetti, dolore e morte, ribellione e coraggio, amicizia e amore”

Raccontare cos’è stato il Muro di Berlino nella vita dei berlinesi attraverso le storie, romanzate ma vere nel loro dramma, di Ewa e Markus, fidanzati separati dal filo spinato prima e dai blocchi di cemento poi da quella domenica 13 agosto 1961, quando lui è tornato all’Ovest e lei ha deciso di restare ad Est con la madre. Di Sabine, la sorella di Ewa, che ha lasciato Berlino per Roma prima della costruzione del Muro, e attraversa il confine della “cortina di ferro” al Check point Charlie con un maggiolone bianco carico di prodotti italiani e anche di piastrelle in ceramica nascoste sotto il telaio. Di Ingrid e Franz, fratelli ribelli, organizzatori delle fughe per la libertà dal socialismo reale della RDT, prima aiutando alcune famiglie a calarsi con le corde da un palazzo di Bernauer Straße, poi scavando un tunnel per sbucare a Berlino Ovest, e di Ralf, un padre di famiglia che li nasconde dai “vopos”, i poliziotti del regime, e per questo finisce sotto tortura nel carcere della Stasi, la polizia segreta della Germania dell’Est, che vuole conoscere i nomi dei sovversivi.

I 28 anni del Muro raccontati con le storie “minori” di berlinesi
Questo è il tentativo, riuscito, di Alessandra De Gaetano, che nelle 120 pagine del suo “Bernauer Straße – Al di là del Muro”, ci fa vivere i 28 anni di quella barriera che ha diviso persone, famiglie e affetti, attraverso le storie “minori” di personaggi dai nomi cambiati, ma drammaticamente reali. La giornalista e scrittrice romana ne ha incontrati alcuni nel novembre di dieci anni fa, quando per la Radio Vaticana ha raccontato da Berlino la festa per i vent’anni della caduta del Muro. Lo ha fatto descrivendo il simbolico passaggio attraverso il primo varco aperto il 9 novembre 1989. a Bornholmer Straße, della cancelliera Angela Merkel, a braccetto con il leader della Perestroika sovietica Mikhail Gorbaciov e quello della svolta democratica polacca Lech Walesa.

La festa del 2009: la caduta di enormi tessere di domino
Ha raccontato l’evocativa caduta, sempre per mano della Merkel, nata nell’Est comunista e diventata poi cancelliera della Germania unita, e dei suoi ospiti, delle enormi tessere di domino, che ricordavano i pezzi del Muro, posizionate per un chilometro e mezzo lungo il fiume Sprea, decorate a mano dagli studenti della capitale tedesca, con l’aiuto di personalità come Nelson Mandela e lo stesso Walesa. Ha riportato le parole della cancelliera tedesca sull’unità ancora non completa, perché allora la disoccupazione nelle regioni dell’ex Germania orientale era doppia rispetto a quelle occidentali. E infine descritto la grande Festa della Libertà, pur sotto la pioggia battente, degli oltre 100 mila riuniti da tutto il mondo alla Pariser Platz, la piazza della Porta di Brandeburgo, insieme ai leader dei 27 Paesi che nel 2009 componevano l’Unione Europea. Le chiediamo cosa l’ha spinta a scrivere un romanzo sul Muro di Berlino, visto che quando è stato costruito non era ancora nata e quando è caduto aveva solo 10 anni.

R. – Ho deciso di scrivere un romanzo sugli anni della costruzione del Muro di Berlino, perché ho fatto un viaggio che è stato un incontro di persone, che mi hanno toccato profondamente. Nel 2009 ho avuto l’opportunità di seguire le celebrazioni del ventennale della caduta del Muro, come corrispondente da Berlino della Radio Vaticana. In quell’occasione ha risuonato dentro di me una storia vera sul Muro di Berlino che ho sempre avuto vicina. E’ la storia di Sabine Riess, che nel 1959, due anni prima della costruzione del Muro, fa una scelta di libertà: lasciare Berlino Est e trasferirsi da alcuni parenti in Italia. Si iscrive all’università, conosce mia madre e diventano amiche. Così la sua storia di donna che lascia a Berlino Est sua sorella e sua madre ritorna viva nel mio cuore nel 2009. Sabine è stata, per 28 anni, l’unica finestra sul mondo per sua sorella e sua mamma.

Dopo questo imprinting sono tornata tante volte a Berlino per ripercorrere le tracce che il Muro aveva lasciato ed è iniziato così, inaspettatamente, un viaggio di persone, di incontri casuali con chi ha scritto la Storia con la propria vita e sofferenza. Mi hanno descritto la loro “quotidianità senza libertà” e ho creduto di dovergli dar voce, per farne memoria collettiva, di un’umanità ferita e sofferente che nonostante tutto non ha rinunciato al bene più prezioso, la libertà. Ho cercato di raccontare che cosa è stato il Muro per la gente di Berlino Est e Ovest: separazione dagli affetti, dolore e morte, ribellione e coraggio, amicizia e amore.

Il romanzo si apre con una storia d’amore, quella tra Ewa e Markus, che fa da cornice a tutte le vicende dei personaggi. Sono due fidanzati che si svegliano la domenica mattina del 13 agosto 1961 e trovano militari armati per le strade e una barriera di filo spinato a dividere Berlino. E lì capiscono che si devono separare.

Bernauer Straße, perché questo titolo?

R.- Perché è una delle vie più emblematiche della divisione: infatti il confine correva sul lato meridionale della strada, per cui gli edifici erano Berlino Est, mentre il marciapiede era già Berlino Ovest, e per questo è stata teatro di numerose fughe verso l’Ovest. Il Muro ha modificato la mappa di Berlino: lungo 155 chilometri, alto 4 metri, ha diviso 193 strade. 4 linee della metropolitana, 8 di treni veloci, ha chiuso 13 stazioni della metro, le “stazioni fantasma”. Tutto modificato per far passare Sua Maestà… il Muro di Berlino, e attraverso le storie dei personaggi del romanzo ho cercato di descrivere un quotidiano che era completamente cambiato anche negli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro.
Come sono entrate le storie vere di Markus e Ewa, Ralf e Ingrid nella tua vita? Le hai trovate o ti hanno trovato?

R. – Direi che tutte mi hanno trovato. A Bernauer Straße infatti ho conosciuto Ingrid, che è diventata uno dei personaggi del romanzo. Quando ho visitato il carcere della Stasi, la polizia segreta della RDT, la guida era un ex detenuto: l’ho intervistato e mi ha fatto entrare in tutte le celle dove avvenivano gli interrogatori. Mi ha descritto tutte le parole usate dagli aguzzini del regime durante gli interrogatori, ed è stata un’esperienza veramente toccante. Sempre a Bernauer Straße, dove sorge il Memoriale del Muro, ho raccolto le testimonianze registrate di numerosi fidanzati, e una delle frasi ricorrenti, nelle loro lettere, era proprio: “Guardo il cielo perché so che lo fissi anche tu, e lì i nostri sguardi si possono incontrare liberi”.

Di tutte le persone che in vario modo ho conosciuto e delle loro storie mi ha colpito la voglia di cambiamento, il senso forte di riprendersi la propria libertà, che per loro è stata una conquista; la forza dei legami di amicizia, il senso di solidarietà, di protezione e comprensione fra le persone, anche tra chi non si conosceva, che si sono rivelati il più potente antidoto al veleno che il Muro aveva sparso, come scrive Alessandro Borgogno nella prefazione.

Perché oggi la storia del Muro dovrebbe interessare i giovani, che non hanno mai conosciuto la Guerra Fredda e l’Europa divisa?

R. – Credo che in questa pagina del Ventesimo secolo, come in molte altre, ci sia una lezione della storia da imparare. Per evitare che siano vane la sofferenza vissuta dai tedeschi di Berlino Est e le cicatrici del loro passato, bisogna imparare a costruire ponti e ad abbattere i muri. Purtroppo, l’Europa e il mondo continuano, anche oggi, ad essere divisi dai muri e dal filo spinato: pensiamo al muro dell’Ungheria con la Serbia e la Croazia, Israele, il Messico. Pensiamo ai muri del mare, la questione dei migranti, e ai muri del fuoco, quelli dei conflitti armati.

Credo che le storie di questo romanzo siano la dimostrazione che l’unica via percorribile per l’umanità non è quella della separazione, dell’oppressione, della dittatura ma quella del rispetto dei diritti umani, della libertà personale, dell’unione e del ricongiungimento.

Mi piace ricordare le parole di Giovanni Paolo II che i personaggi del mio romanzo conservano nel cuore. Loro ricordano il discorso che fece nel 1996 davanti alla Porta di Brandeburgo, e il suo slogan: “Libertà unita alla verità”. Lui che aveva lavorato, fin dalla sua elezione, per diffondere un messaggio di libertà e speranza, lui che non si sorprese davanti alla caduta del Muro, lui che aveva soprattutto fatto comprendere gli errori dei regimi totalitari.

Presentazione con lettura a Roma l’8 novembre
Il libro “Bernauer Straße – Al di là del Muro”, Edizioni Progetto Cultura, verrà presentato la sera dell’8 novembre a Roma alla Libreria Eli, in viale Somalia 50/A, dall’autrice e da Renata Crea, sceneggiatrice e traduttrice, e Dorothee Hock, responsabile relazioni esterne del Museo “Casa di Goethe” a Roma, con il giornalista Attilio Crea.

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Fonte: Vatican News

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