Bielorussia, tanta la solidarietà delle Chiese

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La politica e la fede: la Bielorussia ancora al centro delle decisioni internazionali ma anche delle iniziative di preghiera che, in diverse parti del mondo, si levano per invocare giustizia, pace e dialogo per il popolo e per il bene del Paese

È stato un momento di grande unità quello vissuto il 18 agosto tra le Chiese per la pace in Bielorussia. Monsignor Tadeusz Kondrusiewicz arcivescovo di Minsk ha pregato davanti al centro di detenzione di Akrestsin, luogo simbolo delle sofferenza del popolo in queste difficili giornate; con lui i vescovi inglesi e gallesi hanno partecipato alle 18.00, all’iniziativa indetta dal Comitato esecutivo di Giustizia e Pace Europa perché prevalgano “la verità, la giustizia e la pace” in Bielorussia, dopo le contestate elezioni che il 9 agosto scorso hanno confermato per un sesto mandato il Presidente Alexandr Lukashenko.

Per l’occasione monsignor Declan Lang, responsabile del Dipartimento per gli Affari internazionali della Conferenza episcopale inglese e gallese (Cbcew), ha diffuso una nota in cui ha espresso la solidarietà della Chiesa britannica con il popolo bielorusso e preoccupazione per “la detenzione arbitraria e la tortura di coloro che stanno chiedendo pacificamente una riforma democratica”. Nella nota, il presule si è anche rivolto al Governo Johnson affinché continui la sua “importante collaborazione con altri Paesi nell’affrontare queste gravi violazioni dei diritti umani e nella promozione di un dialogo inclusivo per porre fine alla violenza, come richiesto dalla Conferenza episcopale della Bielorussia”. Lo scorso fine settimana i vescovi cattolici bielorussi avevano pubblicato un appello a “cercare la verità” con il dialogo tra i leader politici del Paese e tutte le parti sociali.

Il vertice Ue e Mosca
Intanto la politica europea si è pronunciata sulle vicende interne della Bielorussia, ma con l’intento dichiarato di non interferire. Il vertice straordinario a 27, conclusosi ieri, ha stabilito la solidarietà al popolo e la necessità di un nuovo voto vista l’inaffidabilità del precedente. A scrivere il futuro del Paese, dicono ad una voce dall’Ue, devono essere i bielorussi, nè Mosca nè Bruxelles, che invece possono solo sostenerne il processo pacifico. No all’esito del voto del 9 agosto ritenuto né libero né corretto e sì a sanzioni contro i responsabili delle repressioni. Alla popolazione l’Unione europea mette a disposizione 53 milioni di euro sia per le vittime delle proteste e per la crisi sociale sia per l’emergenza Covid- 19. Mosca dal canto suo resta con lo storico alleato: sebbene anche il Cremlino abbia riconosciuto che le elezioni non siano state “ideali”, è l’Europa la maggiore resposnabile coi suoi interessi geopolitici o col finanziamento alle proteste, come dice il presidente Lukashenko, che continua sulla linea dei controlli ai confini e con l’identificazione delle proteste e dei canali di finanziamento”.

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Fonte: Vatican News

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