Bolivia: c’è tensione nel Paese alla vigilia della Giornata nazionale

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Intervista al vescovo Pesoa, segretario della Conferenza episcopale boliviana il quale sottolinea il clima di nervosismo in vista di una manifestazione che sarebbe stata organizzata da gruppi legati al Movimento creato dall’ex Presidente Evo Morales

E’ sempre alta la tensione politica e sociale in Bolivia, aumentata ancora di più quando giovedì scorso, il governo ha aumentato il controllo sulle strade, in un’operazione congiunta delle forze armate e della polizia, per contenere possibili conflitti in vista della celebrazione, domani 22 gennaio, della Giornata nazionale della Bolivia. Sulla situazione nel Paese andino, abbiamo raggiunto a La Paz monsignor Aurelio Pesoa, vescovo ausiliare della capitale e Segretario generale della Conferenza episcopale boliviana.

R. – Nel Paese c’è una situazione tesa, che stiamo vivendo già da alcuni giorni, alla vigilia di domani, 22 gennaio, giorno in cui si celebra l’inizio della Riforma costituzionale che ha portato alla creazione dello Stato Plurinazionale di Bolivia. Un giorno in cui è stata annunciata una grande manifestazione da parte del precedente partito di governo dell’ex Presidente Evo Morales. Quindi c’è un po’ di nervosismo perché non sappiamo se questa manifestazione si farà.

Quali sono le sfide della Chiesa in questa situazione?

R. – La Chiesa cattolica ha svolto un ruolo molto importante per la pacificazione del Paese attraverso la commissione della Conferenza episcopale boliviana che ha favorito il dialogo tra gruppi politici, gruppi della società civile; attraverso la convocazione di un dialogo, per avvicinare le parti. Questo lavoro è stato svolto anche in collaborazione e con il coordinamento della Commissione internazionale degli ambasciatori, con le Nazioni Unite e l’Osa (l’Organizzazione degli Stati Americani). Per la Conferenza Episcopale, la sfida è continuare con questa strada stando attenti alle situazioni che sorgono per cercare e trovare le risposte, le soluzioni, per quanto è possibile. Credo che non abbiamo ancora concluso l’impegno per la pacificazione, facilitando il dialogo. La sfida rimane per i prossimi giorni. Sarà sicuramente un lavoro non intenso come all’inizio, ma bisognerà essere attenti.

Quali cambiamenti si aspetta la Chiesa?

R. – Speriamo che le nuove elezioni ci portino cambiamenti positivi. Come Chiesa cattolica, ci aspettiamo progressi nel campo della salute e dell’istruzione. Sono due questioni in sospeso che provengono dal governo precedente. Sebbene sia vero che il governo precedente ne abbia tenuto conto, tuttavia, non gli è stata data la giusta importanza. Chiediamo inoltre che ci sia più dialogo tra le persone, tra i settori sociali e il governo che sarà eletto. Speriamo che le elezioni del 3 maggio portino tutto quello che ti sto dicendo. Ci aspettiamo giorni migliori per la Bolivia, con più giustizia, più equità e, soprattutto, con maggiore inclusione delle persone, indipendentemente dal partito politico o dal colore politico. Speriamo che il governo eletto possa realizzare ciò che chiediamo. Ripeto: maggiore inclusione, maggiore preoccupazione per le persone più vulnerabili, le persone più povere, le persone meno protette.

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Fonte: Vatican News

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