Bolivia, il grido di un vescovo: situazione sempre più drammatica

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Proteste e violenze: monsignor Herbas Balderrama, della Prelatura di Aiquile, racconta una Bolivia lacerata dalle divisioni e dagli scontri. Gli abitanti delle campagne insorgono contro quelli delle città. La Chiesa in prima linea per la pace nel Paese

Nuovi scontri armati tra sostenitori ed oppositori del presidente Evo Morales, confermato in carica dalle recenti elezioni presidenziali, hanno funestato la notte scorsa a La Paz, capitale amministrativa della Bolivia. Decine i feriti, anche gravi. Qualche giorno fa, a Cochabamba, capoluogo della provincia centrale di Cercado, numerosi tafferugli avevano causato la morte di una persona ed il ferimento di altre 89. A guidare l’opposizione è Luis Fernando Camacho, secondo il quale le elezioni sarebbero irregolari e quindi da invalidare.

Il vescovo di Aiquile: situazione sempre più drammatica
“La situazione si sta complicando e le violenze aumentano di ora in ora. Bisogna fare subito qualcosa”. L’appello del vescovo di Aiquile, prelatura territoriale confinante con il territorio della diocesi di Cochabamba, è disperato. Monsignor Jorge Herbas Balderrama non ha timore di esporsi e al telefono rivela che dalle campagne decine di campesinos sono stati costretti ad andare a manifestare in città contro gli oppositori del governo: “Se non fossero andati avrebbero dovuto pagare una multa. Anche ogni affiliato al sindacato è stato costretto, altrimenti sarebbe stato punito”.

Abitanti delle campagne e delle città: gli uni contro gli altri
L’effetto perverso che si è venuto a creare è uno scontro tra contadini delle campagne e abitanti delle città, soprattutto impiegati e giovani. “La gente delle campagne appoggia il governo mentre quella delle città, in maggioranza studenti e universitari, vorrebbe che il presidente Morales lasciasse il potere”, analizza monsignor Herbas Balderrama. Che aggiunge un particolare di non poco conto: “Nelle campagne, durante le scorse elezioni, molti campesinos sono stati minacciati. E poi sarebbe stato riscontrato il voto di molte persone ufficialmente decedute”.

 

La Chiesa boliviana per la pacificazione nazionale
A causa della situazione in estrema evoluzione, la Conferenza Episcopale Boliviana ha annullato l’assemblea ordinaria prevista in questi giorni e ogni singolo vescovo ha deciso di mettersi accanto alla propria popolazione, per alleviarne le sofferenze. “Lo facciamo – racconta monsignor Herbas Balderrama – con la presenza personale e con messaggi di riconciliazione. La Chiesa chiede la pace e la cessazione degli scontri. Ad esempio, nelle manifestazioni di due giorni fa, erano presenti anche tre vescovi. Hanno tentato una mediazione fra le parti che è andata a buon fine: non ci sono state violenze”.

Bandiere bianche e preghiere
Per le strade di città e paesi la preghiera per la pace, quando è possibile, si rende sensibilmente visibile. Lo racconta il vescovo di Aiquile: “Vescovi e sacerdoti scendono in piazza brandendo delle bandiere bianche e pregando. La Chiesa è contro la violenza e contro ogni sollevazione popolare. Cerchiamo in ogni modo di portare pace in un Paese ferito”.

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Fonte: Vatican News

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