Cambogia. Il Covid-19 non ferma la preghiera. Chiesa più unita attorno al Papa

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Intervista a padre Bruno Cosme, amministratore apostolico della prefettura di Kompong Cham e vice presidente della Conferenza episcopale di Cambogia e Laos. In Cambogia, dove i contagi da Covid-19 hanno superato il centinaio, sono state sospese le Messe con la partecipazione fisica dei fedeli. Ma la minoranza cristiana è pronta a celebrare la Pasqua, unita nella preghiera via streaming

Anche in Cambogia, in questo momento di emergenza mondiale per il Coronavirus, i cristiani sperimentano “un nuovo modo di poter pregare e riflettere insieme”, dopo la sospensione delle Messe con la partecipazione fisica dei fedeli decisa dalla Chiesa locale nel rispetto delle misure di sicurezza adottate dal Paese asiatico. A testimoniarlo a Vatican News è padre Bruno Cosme, nominato l’estate scorsa dal Papa come amministratore apostolico «sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis» della prefettura di Kompong Cham e vice presidente della Conferenza episcopale di Cambogia e Laos.

Non chiudere i cuori
Per la Quaresima e la Settimana Santa in corso, l’appello ai 22 mila cattolici cambogiani – in un Paese in cui gli oltre 16 milioni di abitanti sono al 95% buddisti – è stato a non chiudere i cuori, ma a continuare a pregare per il Paese, per la Chiesa, per le famiglie, per quanti nel mondo sono colpiti dal Covid-19 e per coloro che assistono i malati.

La testimonianza
In Cambogia, dove i casi di Coronavirus hanno superato il centinaio, non sono state per il momento prese misure di confinamento a casa della popolazione, anche se sono stati annullati i festeggiamenti per il nuovo anno Khmer della prossima settimana. Il “ritmo della vita è molto ridotto”, le strade sono “vuote”, “la gente non si muove” perché “informata e rispettosa di ciò che si deve fare” adesso, racconta padre Cosme. Nella prefettura di Kompong Cham, prosegue, ci si prepara alla Pasqua pregando via social, in streaming, con “un orario comune per il Triduo Pasquale per essere almeno tutti insieme, uniti in questo unico momento, da Giovedì Santo alla domenica di Pasqua”: è di fatto, dice l’amministratore apostolico, una “nuova immagine della Chiesa”, con il “desiderio” di tornare quando sarà possibile a Messa, a pregare nella maniera tradizionale, a celebrare i Battesimi, al momento rimandati a data da destinarsi.

L’intervista a padre Bruno Cosme
R. – In questo momento di pandemia, emerge secondo me una nuova immagine della Chiesa, non soltanto basata sulla celebrazione dell’Eucaristia da parte dal prete ogni domenica. C’è forse una riflessione più bella, più profonda sul modo di essere uniti nella preghiera, con un nuovo modo di poter pregare e riflettere insieme, anche in famiglia, domandandoci com’è la presenza di Cristo nelle famiglie, come si può fare per essere veramente uniti, non soltanto andando a Messa la domenica ma anche durante tutta la settimana, pregando, chiamandoci. In fondo ci sono tanti mezzi per essere presenti l’un l’altro. Questo, direi, potrebbe essere un nuovo senso per la Chiesa.

Ha potuto raccogliere proprio tra le famiglie qualche esperienza?

R. – Le esperienze ci sono anche se non è così facile, perché prima di tutto la gente non è abituata a questa situazione, dunque è una prima esperienza. Poi non tutte le famiglie possono radunarsi intorno alla Bibbia o riunirsi insieme in preghiera: questo sarebbe bellissimo però siamo all’inizio, dobbiamo andare in questa direzione. C’è da dire inoltre che è vero che alcune famiglie possono accedere a WhatsApp, Messenger, Facebook, però sono poche, perché nei villaggi è impossibile. Comunque ho potuto visitare alcune famiglie, anche preti e suore all’inizio di questa Settimana Santa, e ho notato che c’è un nuovo modo di essere cristiano nelle comunità.

Il cammino verso la Pasqua è stato rappresentato come una Via Crucis per il mondo intero. Come vengono vissuti i riti del Triduo Pasquale e con quali iniziative nei villaggi, a volte molto distanti tra loro?

R. – È vero che davanti a questa situazione, in Europa e non solo, l’immagine o il senso o proprio la presenza della Via Crucis è un qualcosa di molto chiaro è evidente: è proprio la sofferenza. Qui in Cambogia la gente ha paura e si prepara all’emergenza, perché ha sentito dire che nel mondo non è così facile da superare. Al momento c’è da dire che siamo forse un po’ più fortunati di non conoscere questa situazione in modo così grave come nelle altre parti del mondo. Quindi, a proposito dei riti del Triduo Pasquale, nei giorni scorsi abbiamo ricevuto un avviso del Ministero del culto e delle religioni – per tutte le religioni, i buddisti, i cristiani, i musulmani – in cui si diceva che non possiamo radunarci come lo facevamo prima. In questa Settimana Santa non c’è dunque la Messa però per esempio c’è possibilità di farla tra di noi, preti, suore, 5-6 persone, perché c’è ancora la possibilità di essere presenti ma in modo molto ristretto. Abbiamo predisposto un orario comune per il Triduo Pasquale per essere almeno tutti insieme, uniti in questo unico momento, da Giovedì Santo alla domenica di Pasqua. Quindi uniti in questi momenti di preghiera, alle volte trasmessi sui social, in streaming, sapendo che ogni giorno c’è per esempio alle 6 di sera una Messa o una preghiera o la lettura del Vangelo.

Per il giorno di Pasqua come sono organizzate le comunità della sua prefettura?

R. – Il giorno di Pasqua avremmo dovuto celebrare i Battesimi per i catecumeni, quest’anno 90, però evidentemente non ce n’è la possibilità. Dunque, anche con la collaborazione dei nostri sacerdoti, sto telefonando a tutti i catecumeni come segno di incoraggiamento in questi giorni. Però a Pasqua avremo comunque questa unione nella celebrazione dell’Eucaristia: nella notte di Pasqua, la sera di Sabato Santo, avremo una Messa diffusa in diretta tramite i social. E stiamo cercando anche altri modi per poter condividere non soltanto il cero pasquale, questo verrà dopo, ma anche l’acqua benedetta: non avremo Battesimi però almeno potrò fare la benedizione dell’acqua che sarà poi distribuita, tra alcune settimane o alcuni mesi. Sarà un piccolo segno legato al Battesimo, che di fatto sarà celebrato più in là nel tempo.

La popolazione come vive questo tempo di Coronavirus? Leggiamo di alcune fabbriche che hanno chiuso per il diffondersi del virus: che contraccolpi potrebbero esserci per la gente?

R. – È vero, in questi giorni il ritmo della vita è molto ridotto, le strade sono più o meno vuote, la gente non si muove, ha paura. Dunque è molto difficile. È vero anche che non si sa cosa accadrà domani, dopodomani, nei prossimi giorni a livello del Paese intero. Comunque la gente è informata e rispettosa di ciò che si deve fare, con attenzione a questa realtà speciale.

Quale la sua riflessione del giorno di Pasqua per la popolazione della Cambogia e anche per il mondo in questo momento di Coronavirus?

R. – Pregando e riflettendo con la gente vorrei soffermarmi su una parola: desiderio. Ne ha parlato anche il Papa. È vero che vogliamo avere la Messa, vogliamo radunarci, vogliamo celebrare i Battesimi. Però non è possibile. Allora dobbiamo forse riflettere sul desiderio: il desiderio per esempio del raduno, della preghiera in famiglia, della Confessione, della Messa appunto. Direi che tramite questa parola del desiderio forse si può capire un po’ di più il senso di Pasqua. Quindi insisterò su questa parola, soprattutto durante la notte di Pasqua.

Come in questi giorni vi accompagnano le continue preghiere del Papa?

R. – Pochi giorni fa ero in macchina e ho ascoltato le parole del Papa sulla Settimana Santa. Erano in italiano e noi le dobbiamo tradurre in khmer, in cambogiano, per la Chiesa qui. Però almeno noi preti e le suore possiamo ricevere queste informazioni e diffonderle. Abbiamo anche ricevuto i testi delle nuove preghiere per questo tempo di pandemia, per celebrare la Messa e pregare insieme. Penso che in questi momenti la Chiesa sia ancora più radunata insieme e intorno al Papa. Direi che questo è un qualcosa di bello e positivo, nonostante le situazioni difficili che si affrontano.

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Fonte: Vatican News

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