Caritas al fianco di India e Bangladesh colpite dal ciclone Amphan

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Milioni di persone sfollate nei due Paesi messi a dura prova dalla devastazione dei venti e delle piogge. In tanti rifiutano di trasferirsi nei rifugi anticicloni perché riconvertiti in centri di isolamento a causa dell’epidemia di coronavirus

Sono oltre 20 le vittime provocate dal passaggio del potente ciclone Amphan che si è abbattuto sull’India e il Bangladesh. Interi villaggi sono stati danneggiati da forti venti e dalle inondazioni, alcuni sono isolati, non c’è acqua potabile ed elettricità. Una situazione aggravata dalle restrizioni imposte per la pandemia di Covid-19. Le agenzie umanitarie mettono in campo ogni sforzo per raggiungere chi è isolato. Unicef sta provvedendo alla protezione dei bambini, delle famiglie del Bangladesh e dei rohingya, fornendo acqua, servizi igienici e assicurando dispositivi medici per soddisfare i bisogni immediati. Save the Children ha lanciato un allarme per i più piccoli offrendo disponibilità per un intervento a Cox’s Bazar, il campo profughi più grande del mondo, dove vive quasi un milione di rifugiati Rohingya

Al fianco di chi soffre
Anche la Caritas ha offerto il suo sostegno alla popolazione che assiste da tempo. Si portano avanti progetti grazie ad un recente contributo da parte della Conferenza episcopale italiana, come racconta Beppe Pedron, coordinatore regionale sud Asia della Caritas Italiana:

R. – Le notizie che abbiamo sono quelle di un tifone particolarmente violento infatti viene definito come il più violento degli ultimi 20 anni. E’ stato catalogato nella categoria 5 sulla scala Saffir-Simpson, che indica la velocità dei venti, in realtà per fortuna quando è arrivato sul terreno è sceso di categoria, a 4. Ha portato una grandissima distruzione, moltissime persone sono state evacuate parliamo di due milioni e mezzo in Bangladesh e cinquecentomila persone nell’est dell’India, particolarmente nel West Bengal. Molte sono state collocate nei rifugi anticiclone costruiti negli anni, in particolare in Bangladesh. La situazione quindi è molto seria; se non c’è stata la devastazione in termini di vite che ci si aspettava, molta c’è stata in termini distruzione di case, di mobilitazione di persone e chiaramente anche dei mezzi di sussistenza di due Paesi, India e Bangladesh, già piegati dall’emergenza coronavirus. Stiamo parlando di una situazione molto molto seria e molto grave.

I rifugi anticiclone sono stati, proprio in questo periodo di epidemia di coronavirus, riconvertiti in centri di isolamento. Come è possibile fronteggiare sia il tifone sia la pandemia?
R. – E’ uno dei problemi aggiuntivi perché i rifugi anticicloni oltre ad essere occupati dai pazienti Covid sono in realtà anche ritenuti poco sicuri dalla popolazione. Si è resa quindi necessaria un’opera di preparazione dei rifugi con la sanificazione e poi con il trasferimento delle persone, alcune delle quali però non si sono volute muovere per la paura del contagio Quindi è un problema che si è aggiunto ad un altro problema. Teniamo conto che in entrambi i Paesi la popolazione è in lockdown ormai da settimane quindi con difficoltà nel reperire cibo e anche con la difficoltà nel sostenersi nel prossimo futuro, nei prossimi mesi. Il ciclone è andato senz’altro ad impattare sulla situazione, già molto seria delle popolazioni più povere e degli strati marginali della società. C’è un vero problema dal punto di vista sanitario sia per i mezzi di sussistenza per il futuro.

Qual è l’impegno di Caritas proprio in questi Paesi?

R. – Caritas si occupa da sempre delle risposte alle emergenze soprattutto delle fasce più povere. In questa situazione specifica, per quanto riguarda l’emergenza sanitaria, stiamo supportando le autorità governative peraltro anche con dei fondi della Conferenza episcopale italiana. Stiamo aiutando le autorità a diffondere le informazioni sulla prevenzione delle emergenze sanitarie e del contagio da Covid. In questo caso specifico aiutiamo e ci coordiniamo anche con altre organizzazioni nel diffondere messaggi e far capire alle persone l’importanza di allontanarsi dalle case, di trovare rifugio nei rifugi anticiclone ma anche provvedendo con dei kit di emergenza quindi cibo, materiale per l’igiene personale e primi mezzi di sussistenza per poter stare comunque lontano da casa per settimane, perché si tratterà di settimane.

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Fonte: Vatican News

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