Centrafrica: proseguono violenze e sfruttamento minerario

Centrafrica: proseguono violenze e sfruttamento minerario

A pochi chilometri da Bozoum alcuni movimenti causano danni e violenze alla popolazione civile. La situazione continua è molto fragile, nonostante i recenti accordi di pace di Khartoum milizie paramilitari continuano a fare quello che vogliono attaccando villaggi e e arricchendosi alle spalle della gente.

Il Centrafrica è in una situazione di gravissima instabilità. Sono valsi a poco infatti gli accordi di pace di Khartoum siglati nello febbraio dal governo e da 14 leader ribelli. Attualmente l’80% del territorio è in mano a bande che rispondono a leader locali. L’intesa firmata in Sudan prevedeva invece il loro disarmo. Continuano quindi gli scontri, i saccheggi e le violenze.

Abbiamo intervistato padre Aurelio Gazzera missionario carmelitano, da 28 anni nella Repubblica Centrafricana, che sottolinea quanto sia concretamente molto tesa la situazione della zona

R. – Nei villaggi qui vicino, a circa 50 chilometri, ci sono movimenti di ribelli. Per il resto andrebbe abbastanza bene, ma la situazione continua ad essere molto confusa e molto fragile. Questi movimenti ribelli che nonostante gli accordi presi a Khartoum continuano a fare più o meno quello che vogliono, quello che hanno sempre fatto, quindi attaccare villaggi, mettere barriere sulle strade, ad arricchirsi sulle spalle della gente.

Quali sono le cause di questi attacchi?

R. – Qui nella zona di Bozoum le cause sono piuttosto legate alla particolarità di questo gruppo ribelle, i Tre Erre di etnia Sidiki, un gruppo formato da quelli che occupano una zona ricca di pascoli. Loro si sono arrogati il diritto di difendere i pastori, come i peul, che non sempre apprezzano la protezione. Protezione che vuol dire pagare con bestiame, i peul cercano quindi di scappare e questi gruppi ribelli li seguono. Oltre a questo c’è il fatto che parte dalla popolazione locale soprattutto gli anti Balaka, quindi il movimento un po’ opposto alla ribellione, spesso attacca i pastori rubando mucche. Quindi tutto questo crea una tensione con azione e reazione. Purtroppo quest’ultima p sempre molto, molto forte.

Il Centrafrica sarebbe ricco di risorse naturali. C’è uno sfruttamento da parte delle potenze straniere e ad opera di chi?

R. – In questo momento si tratta di società cinesi che stanno facendo dei grossi disastri. Qui a Bozoum abbiamo denunciato l’opera di alcune società cinesi che stanno saccheggiando, stanno distruggendo il letto del fiume, con un inquinamento dell’acqua che si osserva almeno fino a duecento chilometri da qui. La denuncia ha causato il mio breve arresto, poi c’è stato l’incontro con il Primo Ministro insieme al Cardinale che aveva riconosciuto che c’erano dei problemi ed aveva promesso una commissione di inchiesta. Domenica scorsa c’è stata una visita di quattro ministri che però si è conclusa con un nulla di fatto perché non hanno praticamente riconosciuto quello che era successo, non hanno voluto ascoltare la gente che invece è rimata molto ferma nei propri propositi. Io ero assente, non sono ostato invitato ed è stata una gioia vedere la forza della gente. Proprio in questi giorni è passata di qua una commissione di inchiesta parlamentare. Questo ci lascia sperare che le cose possano un po’ cambiare.

Quali sono le richieste della popolazione? Perché il governo di Bangui non chiede di migliorare questi accordi con le società?

R. – Perché dietro ci sono molti, molti soldi. Ho fatto una stima; solamente qui a Bozoum siamo almeno sui tre milioni di euro di guadagni. Dalle prove che abbiamo entra poco e niente nelle casse dello Stato. Quindi sono implicate autorità più alte. Noi abbiamo chiesto perlomeno il rispetto di quel minimo di regole, come ad esempio che sistemino Il fiume che provvedano alla decontaminazione dell’acqua, ma anche a far quello che il Papa un mese fa circa ha detto la Dicastero per lo Sviluppo umano, quando incoraggiava le imprese che lavorano nell’estrazione dei minerali ad essere rispettosi delle comunità locali.

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Fonte: Vatican News

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