Conferenza sulle “Nuove Arche di Noè per il XXI secolo”

Conferenza sulle “Nuove Arche di Noè per il XXI secolo"

La Conferenza “Scienza e azioni per la protezione delle specie – Nuove Arche di Noè per il XXI secolo”, organizzata dalla Pontificia Accademia delle Scienze, si terrà in Vaticano, nella Casina Pio IV dal 13 al 14 maggio prossimi. Un tema attuale a pochi giorni dal rapporto Onu secondo cui un milione di specie animali che vivono sul nostro pianeta, una su otto, è a rischio estinzione per colpa dell’uomo

L’enciclica papale Laudato Si’ rappresenta una forte critica al consumismo moderno e ai suoi effetti catastrofici sulla biodiversità. Ci mette in guardia sull’ecologia del pianeta in via di estinzione e sottolinea la necessità che scienza e politica si impegnino con le autorità religiose e morali per rivedere la situazione attuale e proporre strategie congiunte volte a cambiare la traiettoria dell’umanità. In linea di principio, tutte le principali religioni del mondo si impegnano a rispettare e preservare la natura e possono concordare azioni comuni per questo obiettivo. Il sottotitolo “Arche di Noè per il XXI secolo” si riferisce alla storia biblica dell’inondazione distruttiva e a Noè che salva l’umanità e le specie con la sua arca, seguendo un ordine di Dio (Genesi 6-9). La storia sembra basata su antichi riferimenti mesopotamici, vale a dire l’Epopea di Gilgamesh e altre fonti che appaiono nel XX-XVI secolo a.C. Oggi, il nostro comune interesse per la natura ci porta a preservare le specie nei giardini zoologici e botanici minacciati dalla distruzione ambientale provocata dall’uomo, compresi i cambiamenti climatici e la relativa perdita di specie. In questi, così come nei musei di storia naturale, si possono studiare specie in via di estinzione e/o estinte, in modo che la conservazione possa avere una base solida. Sappiamo che questi tentativi di costruire “Arche di Noè per il XXI secolo” potrebbero non essere sufficienti a prevenire completamente la minaccia di estinzione di alcune specie tramite la creazione e lo studio di isole di protezione. Tuttavia, le comunità mondiali che gestiscono musei di storia naturale, giardini zoologici e botanici, e che si impegnano nella ricerca in questo campo, oltre a ispirare milioni di visitatori, hanno il potenziale di diventare alleati catalitici e significativi nella spinta mondiale verso la protezione delle specie e la conservazione della natura.

Una conferenza in continuità con le altre dichiarazioni dell’Accademia
La conferenza che inizia lunedì prossimo, attinge alle precedenti e alle relative Dichiarazioni e prende nota delle consultazioni relative all’argomento, come ad esempio le Dichiarazioni di Assisi (1986): Messaggi sull’umanità e sulla natura dal punto di vista del Buddismo, del Cristianesimo, dell’Induismo, dell’Islam e dell’Ebraismo.

Estinzione della specie una conseguenza delle azioni dell’uomo
Siamo consapevoli fin dall’inizio che il contesto mondiale dell’estinzione delle specie e della perdita di biodiversità nell’Antropocene è una conseguenza delle azioni umane, della concorrenza nell’uso di terra e acqua, dei cambiamenti ambientali mondiali e dei cambiamenti climatici in particolare, come dibattuto nelle precedenti Conferenze Pas. Durante queste conferenze è stato ripetutamente calcolato che circa un quinto di tutti gli organismi non batterici sarà in pericolo di estinzione nei prossimi decenni. Entro il XXI secolo si potrebbe arrivare a perderne addirittura la metà. Tali dati rappresentano la base di partenza della nostra conferenza.

Rapporto Onu: a rischio un milione di specie animali
Si tratta di un tema attuale quello affrontato dalla conferenza in Vaticano che arriva a pochi giorni dal rapporto Onu secondo cui un milione di specie animali che vivono sul nostro pianeta, una su otto, è a rischio estinzione per colpa dell’uomo. Si tratta di un declino “senza precedenti”, denunciano gli studiosi dell’Ipbes (Piattaforma intergovernativa per la biodiversità e i servizi ecosistemici). Il gruppo intergovernativo individua quindi i comportamenti responsabili di questa situazione: al primo posto l’utilizzo che stiamo facendo di terra e mare, seguito dallo sfruttamento di piante e animali, mentre al terzo posto ci sono i cambiamenti climatici.

Interventi dei rappresentanti dei musei di storia naturale, dei giardini zoologici e dei giardini botanici
Il tema di questa conferenza della Pas sarà quello di riunire, sotto l’egida dell’Accademia, le tre importanti comunità che si occupano di scienza e azione per la biodiversità e la protezione delle specie. Interverranno rappresentanti dei musei di storia naturale, dei giardini zoologici e dei giardini botanici. Queste tre comunità si occupano sia di ricerca sulla conservazione e protezione delle specie, che di comunicazione e attività educative, raggiungendo milioni di persone, compresi i giovani. Combinando elementi di impegno politico, pubblica istruzione e conservazione delle specie, le comunità mondiali dei musei di storia naturale, dei giardini zoologici e dei giardini botanici insieme hanno gli elementi necessari per convocare le parti interessate ad un dialogo che sfrutta i punti di forza della scienza e dell’impegno sociale e spirituale per proporre azioni che possono raggiungere vaste popolazioni in tutto il mondo. Ogni comunità può farlo da un punto di vista diverso e complementare:

Musei di storia naturale
I musei di storia naturale e le raccolte di storia naturale forniscono la chiave per conoscere la natura nel suo passato, nel suo presente e nel suo futuro. Sono diverse migliaia le organizzazioni di tutto il mondo che hanno raccolto miliardi di campioni e relative informazioni. Queste collezioni sono un’infrastruttura scientifica unica e veramente mondiale a beneficio della scienza e della società, nonché fonte di gran parte delle informazioni su cui basare un’efficace azione di conservazione. Questi istituti di ricerca e raccolta all’avanguardia attraggono milioni di visitatori ogni anno. Nati e cresciuti nel XVIII secolo durante l’Illuminismo, hanno raggiunto persone di ogni età e classe sociale, instillando un profondo amore per la natura e alimentando la ricerca scientifica e la curiosità per oltre di quattro secoli.

Giardini zoologici
L’Associazione europea di zoo e acquari (Eaza) e altri zoo regionali e internazionali mantengono contatti di alto livello con legislatori locali, nazionali e regionali, organismi di conservazione globale e progetti di conservazione in situ, ricercatori zoologici, istituti di istruzione e organizzazioni con interesse a conoscere e preservare la biodiversità. Le campagne gestite dalla Eaza e da istituzioni simili testimoniano di un forte interesse per la giustizia sociale, in cui la conservazione della biodiversità serve anche a sostenere lo sviluppo delle comunità di quelle regioni, fornendo istruzione e soluzioni alternative alle sfide di conservazione dell’età moderna, dal conflitto uomo/fauna selvatica allo sfruttamento del mondo naturale per il guadagno estrinseco a tutti i livelli.

Giardini botanici
I giardini botanici, che furono istituiti in epoca moderna come aggregati alle Facoltà di Medicina durante il Rinascimento italiano all’inizio del XVI secolo, iniziarono immediatamente a ospitare anche erbari. Le ricerche nel campo della sistematica delle piante e nella loro evoluzione si svolgono principalmente nei giardini botanici, nei musei di storia naturale e nelle università, diventando la base fattuale su cui è possibile effettuare la conservazione delle piante. Le collezioni mantenute dagli orti botanici erano in gran parte a scopo ornamentale ed educativo, finché, verso la fine degli anni 70, il mondo non iniziò a preoccuparsi della necessità urgente di preservare la biodiversità per le generazioni future. Da allora gli orti botanici, come gli zoo, sono stati sempre più coinvolti nella conservazione (delle piante) a livello mondiale. Essi, infatti, hanno un grande vantaggio rispetto alle loro controparti zoologiche, in quanto diversi tessuti delle piante possono essere indotti a crescere, dando origine a nuovi individui, e i loro semi possono essere conservati per secoli o anche più a lungo nelle giuste circostanze.

Creare delle “Arche di Noè” dei nostri tempi
Il formato della conferenza offrirà a ciascuna delle tre comunità l’opportunità di presentare le proprie attività di ricerca e comunicazione all’avanguardia. Tuttavia, la conferenza cercherà anche di trovare nuove sinergie tra queste comunità per un maggiore impatto in termini di una visione collettiva del mondo e nuove azioni congiunte per affrontare il dramma dell’estinzione. Insieme ai membri della Pontificia Accademia delle Scienze, si valuterà la possibilità di creare delle “Arche di Noè” dei nostri tempi, e se ne studieranno le sfide, con nuovi approcci virtuali e pratici, coinvolgendo anche tutte le altre fedi.

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Fonte: Vatican News

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