Coronavirus, almeno tre buone notizie e niente allarmismi

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Sono già 443 in tutto il mondo le persone dimesse dopo il contagio. Ieri l’ospedale Spallanzani di Roma è riuscito ad isolare il virus, messo a disposizione della comunità scientifica internazionale: ora sarà più facile trattarlo. L’Oms evidenzia l’assenza di casi in nuovi Paesi nella giornata di sabato

Il dato positivo emerge dalla mappa online della Johns Hopkins University elaborata dall’ateneo americano per monitorare l’epidemia: almeno 443 persone a livello mondiale sono guarite dopo aver contratto il coronavirus. La maggior parte delle guarigioni è stata finora registrata in Cina, ma pazienti dimessi ci sono anche in Thailandia, Australia, Giappone e Vietnam. Si tratta di una notizia importante – dicono gli esperti – che non solo dimostra come facili allarmismi debbano lasciare spazio a dati medici e scientifici, ma implica anche un più che probabile e costante aumento di tale cifra con il passare dei giorni.

Nessun contagio in nuovi Paesi
Altra notizia positiva è quella che arriva dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: nella giornata di sabato non sono stati registrati casi di coronavirus in nuovi Paesi, il che fa ben sperare sulle misure prese a livello internazionale per arginare la diffusione dell’epidemia. Resta chiaramente l’emergenza sanitaria mondiale dichiarata la scorsa settimana dall’Oms – la sesta in dieci anni dopo quelle per la cosiddetta influenza suina del 2009, per la polio e per l’Ebola nel 2014, per il virus Zika l’anno successivo e, a partire dal luglio del 2019, per l’epidemia di Kivu Ebiola iniziata nel 2018 -, il che implica un’azione coordinata a livello globale ed impone di non abbassare la guardia. Il bilancio delle vittime è salito a 361, superando quelle della Sars di inizio secolo. Oltre 17mila i contagi. Si terrà nel primo pomeriggio di oggi una riunione dei ministri della Salute del G7.

“Cina decisiva per superare fase critica”
Non sarà di certo l’uso delle mascherine in Europa a far superare la fase critica, anzi in Paesi come l’Italia “sono inutili ed il loro uso non va incentivato”. Per far sì che questa fase appartenga al passato sono “decisive le misure prese in Cina”. A sostenerlo nella nostra intervista è il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma. “Lì dove c’è un’epidemia, le mascherine vanno usate ma – aggiunge Cauda – quelle di un certo tipo”. Venendo poi all’isolamento del coronavirus avvenuto allo Spallanzani, il direttore dell’Unità di Malattie Infettive del Gemelli sottolinea come sia un risultato “importantissimo, il cui primo beneficio è da un punto di vista diagnostico”.

Ieri il ministro della Sanità italiano, Speranza, ha annunciato che allo Spallanzani di Roma è stato isolato il coronavirus ed è ora a disposizione della comunità scientifica internazionale. Ciò permetterà una maggiore rapidità di diagnosi e renderà più semplice studiare lo sviluppo di una cura e di un vaccino. “Aver isolato il virus tempestivamente pone inoltre l’Italia in una posizione importante – ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito -, perché diventa un interlocutore credibile”.

Rinviata la ripresa delle attività in Cina
Venendo al lato economico, sono almeno 24 tra province e municipalità cinesi, come Shanghai ed il Guandong, ad aver rinviato alla prossima settimana la ripresa delle attività economiche e produttive. Sono aree che nel 2019 hanno pesato per oltre l’80% in termini di contributo al Pil della Cina e per una percentuale ancora superiore all’export. L’Hubei, cuore dell’epidemia, non ripartirà prima del 14 febbraio, sempre che non si richieda una “appropriata estensione” del periodo di stop, ha scritto qualche giorno fa il Quotidiano del Popolo. Male questa mattina le Borse, con perdite in apertura per Taiwan ed Hong Kong.

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Fonte: Vatican News

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