Coronavirus, Cauda: servono norme europee di prevenzione

Coronavirus, Cauda: servono norme europee di prevenzione
Per il direttore delle Malattie Infettive del policlinico dell’Università Cattolica, oltre che a livello Ue “sarebbe auspicabile anche una normativa uguale per tutto il territorio italiano. Il virus non si è indebolito, serve-afferma- sostenere l’Oms al fine di trovare modalità per fronteggiare la pandemia”

La maggior parte degli Stati europei condanna la rottura degli Usa con l’Oms. L’Italia intanto chiede che ci siano norme comuni a livello continentale sulla prevenzione, e dice no a black list sul fronte della riapertura dei confini all’interno della Ue. Per il virologo Roberto Cauda direttore delle Malattie Infettive del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, “sarebbe auspicabile una cabina di regia unica a livello europeo che in questo al momento non si è ancora attuata in maniera organica. Di fronte alla numerosità dei casi – aggiunge – soprattutto al rischio che questi possono perdurare nel tempo, bisognerà in qualche modo avere un’attenzione particolare”:

Ma servono nuove misure di prevenzione?

R. – Per quel che riguarda le misure da adottare io penso che non ce ne siano delle nuove. Basta mantenere, implementare le misure che già conosciamo. Ovvero l’uso estensivo delle mascherine fatto con intelligenza, ovviamente magari all’aperto e se non c’è un contatto stretto si può anche evitare di portarle. E poi il lavaggio delle mani piuttosto intenso e quindi frequente, il distanziamento sociale, evitare gli assembramenti e soprattutto avere una particolare attenzione nei confronti delle persone più anziane. Queste sono le più fragili, quelle che potrebbero se contraggono il virus avere una forma più grave.

Anche all’interno dell’Italia vediamo normative differenti, se non altro per quanto riguarda gli spostamenti tra regione e regione. Anche questo sta creando confusione…

R. – Sarebbe auspicabile, così come ho detto a livello europeo, anche una normativa, un vademecum, uguale per tutto il territorio italiano. Mi rendo conto che in Italia per come si è sviluppata l’epidemia ci sono aree più colpite e altre meno. Se noi guardiamo alla situazione, che fortunatamente è molto diversa dalle settimane passate, la tendenza è di un miglioramento. C’è comunque un’area come la Lombardia, a cui la maggioranza dei casi italiani viene ascritta. Bisogna avere certamente un’attenzione particolare, e trovare con buon senso e buona volontà di tutti una norma che possa essere applicabile.

Il virus si è indebolito come dicono alcuni studi?

R. – Più che studi ci sono opinioni di importanti studiosi. Però al momento quello che sappiamo, e quello che è stato pubblicato, è che il virus ha subito certamente delle mutazioni. Ma nessuna mutazione al momento si è rivelata di tale da o aggravare o diminuire la gravità di questa malattia. L’altro elemento su cui si è tanto dibattuto nelle settimane scorse, e che vedremo se troverà una conferma, è l’aumento delle temperature e l’irraggiamento solare. Mi permetto qui di ricordare due studi già pubblicati da prestigiose riviste americane. Uno che è stato condotto per così dire in laboratorio, e si è visto che simulando la presenza del virus all’interno della saliva il virus si inattiva piuttosto velocemente, sia sulle superfici non porose sia nell’aria in presenza dei raggi ultravioletti che mimano l’irraggiamento solare. L’altro studio, condotto da un gruppo spagnolo, ha dimostrato che nelle aree dove l’irraggiamento solare è più forte e dove la popolazione è meno numerosa c’è una diminuzione della contagiosità. Parlare di una diminuzione della gravità oggi credo che sia prematuro, bisognerà attendere gli studi fatti sul virus. E’ innegabile però che ci potrebbe essere stata una attenuazione della diffusione del virus e quindi una diminuzione anche dei casi.

Il ruolo dell’OMS rimane fondamentale nonostante Trump abbia deciso la sospensione dei finanziamenti?

R. – Tutti gli organismi sovranazionali hanno certamente al loro interno delle criticità. Non credo però che si possa, nel presente e nel futuro, prescindere dal ruolo dell’Organizzazione Mondiale della sanità. Bisogna anche riconoscere che ci sono state criticità, ma è vero anche che questa pandemia ha colto un po’ tutti di sorpresa. Quindi i numeri che si sono andati aggravando dal periodo della Cina ad oggi sicuramente sono un elemento di ulteriore riflessione. Questo non tanto per sminuirne il ruolo nella fattispecie dell’Organizzazione Mondiale della sanità, ma per cercare di trovare in futuro una capacità di reazione appropriata, e soprattutto per trovare modalità migliori per fronteggiare una pandemia di questo tipo.

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Fonte: Vatican News

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