#Coronavirus, Legnaia: di Donatello l’antico crocifisso pregato nelle epidemie

#Coronavirus, Legnaia: di Donatello l’antico crocifisso pregato nelle epidemie
Da secoli portato in processione per le vie del paese fiorentino, si è rivelato, attraverso un restauro, un’opera del padre della scultura italiana del Quattrocento. Ne abbiamo parlato con don Giancarlo Lanforti, parroco di Sant’Angelo a Legnaia dove il crocifisso è custodito

Un’inattesa scoperta. Mai i parrocchiani della chiesa di Sant’Angelo Legnaia, in provincia di Firenze, avrebbero immaginato che il crocifisso da secoli portato in processione per le vie del paese fosse un’opera del grande Donatello, padre della scultura italiana del Quattrocento. E’ stato un restauro avviato a fine 2014 e finanziato dalla Soprintendenza speciale per il polo museale fiorentino e per la città di Firenze a confermare l’intuizione dello storico dell’arte Gianluca Amato. Studioso di scultura del Rinascimento, quest’ultimo ha dedicato al manufatto la sua tesi dottorale e attraverso le analisi delle tecniche dii esecuzione, la comparazione dei materiali e delle tecniche di esecuzione ha ricondotto l’opera alla produzione tarda del Maestro.

“Il crocifisso –spiega a Vatican News don Giancarlo Lanforti, parroco di Sant’Angelo a Legnaia – è mancato per otto anni dalla parrocchia. Considerata la scoperta del valore dell’opera, temevamo potesse esserci sottratta ed esposta in un museo. E’ stata invece grande la soddisfazione di riaverlo nella nostra comunità”.

Il crocifisso infatti è stato appena ricollocato nella sua sede originaria, l’Oratorio della Compagnia di Sant’Agostino per essere restituito alla sua antica funzione liturgica; è databile tra il 1461 e il 1466, alto 89 centimetri, largo 82,5, pesa poco più di tre chili, escludendo la croce, non originale. Il peso contenuto è dovuto al tipo di legno intagliato: pioppo. La leggerezza dell’opera, riconducibile anche alla presenza di parti interne svuotate, era infatti finalizzata a consentire con facilità il trasporto in processione.

“Il crocifisso – prosegue don Lanforti – era portato in processione durante i momenti di calamità e durante le epidemie, come la peste del Seicento. Sicuramente è stato anche oggetto di devozione durante tante quaresime. Insieme ad un’immagine della Madonna venerata in un quadrivio del nostro quartiere e ad una reliquia di Sant’Aurelio custodita a Legnaia, questo crocifisso rappresenta per tutti noi un punto di riferimento nei momenti di prova”.

“A Legnaia – spiega da parte sua Gianluca Amato – Donatello – riaffronta il tema del Crocifisso con attitudine mutata rispetto ai suoi monumentali esempi precedenti, vale a dire l’esemplare ligneo in Santa Croce a Firenze, sua opera giovanile, e i due testimoni, in legno e in bronzo, rispettivamente nella Chiesa di Santa Maria dei Servi e nella Basilica di Sant’Antonio a Padova. Molti aspetti dell’intaglio di Legnaia offrono riscontri stringenti con l’Oloferne del gruppo mediceo della Giuditta” conservato nella Sala dei Gigli di Palazzo Vecchio a Firenze.
Il Crocifisso ligneo è con ogni probabilità quello documentato nelle proprietà della Compagnia di Sant’Agostino, congregazione dedita ad attività caritatevoli che un tempo risiedeva nell’Oratorio di Sant’Aurelio, adiacente alla chiesa di sant’Angelo. A seguito di una scissione interna alla comunità il manufatto ligneo fu verosimilmente spostato nella sede attuale.

Il restauro appena concluso, condotto da Silvia Bensi e diretto da Anna Bisceglia, funzionaria storica dell’arte della Soprintendenza di Firenze, attraverso la rimozione di cinque strati di pittura, riconducibili ad altrettanti interventi eseguiti nel corso dei secoli, ha riportato alla luce l’alto livello plastico e qualitativo dell’opera, fino ad oggi utilizzata esclusivamente per fini devozionali. Attraverso un’indagine radiografica digitale inoltre sono state ottenute preziose informazioni sul manufatto, come l’ottima conservazione del legno del pioppo.La presentazione al pubblico di questa eccezionale scoperta, alla presenza tra gli altri del cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, era inizialmente prevista per lo scorso 6 marzo. A causa dell’emergenza nazionale legata all’epidemia da Coronavirus è stata rinviata a data da destinarsi. “In questo momento di apprensione per il dilagare del Coronavirus – conclude don Giancarlo Lanforti – questo crocifisso ricorda a tutti l’importanza della preghiera nei momenti di prova. Se oggi non è possibile portarlo in processione per motivi di sicurezza, noi abbiamo però diffuso a tutti i parrocchiani delle immagini di questo capolavoro, accompagnate dalla preghiera di Papa Francesco per il momento di difficoltà che stiamo vivendo”.

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Fonte: Vatican News

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