Cosa fa la Chiesa nel tempo del coronavirus

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Di fronte all’emergenza sanitaria scatenata dalla pandemia di Covid-19, la Chiesa ha attivato tutte le sue dimensioni, materiali e spirituali, senza dimenticare i più poveri e vulnerabili, in una grande gara di solidarietà e cura

Quando si parla di carità il pensiero corre spontaneamente al portafoglio e al gesto di due mani diverse, l’una tesa a fare elemosina, l’altra a riceverla. Però, nel dizionario cristiano, la carità non è solo questo, essa anzi ha mille aspetti, mille volti, fino ad arrivare al sacrificio estremo della propria vita, come tanti medici, suore e preti stroncati dal Covid-19, ai quali il Papa in più di una Messa a Santa Marta ha rivolto il suo pensiero. Tra i destinatari di queste opere di carità messe in campo dalla Chiesa ci sono i malati, ma anche i lavoratori precari, le famiglie disagiate, gli anziani soli che non possono nemmeno uscire a fare la spesa e i “preferiti di Dio” che la crisi in atto rischia di far cadere nel dimenticatoio.

L’impegno di Diocesi e Congregazioni religiose
Tutta la Chiesa, non solo in Italia, è impegnata a dare il suo contributo materiale in questo momento di grave emergenza, al di là dell’accompagnamento spirituale che sta offrendo in una miriade di iniziative creative dopo la sospensione delle Messe con la partecipazione di fedeli. Da Nord a Sud le Diocesi si sono attivate per rispondere in modo concreto alla pandemia: hanno aperto le proprie strutture per ospitare persone o gruppi familiari che sono impossibilitati a vivere la quarantena nella propria casa, accollandosi anche il pagamento alberghiero di pazienti dimessi perché meno gravi, così da liberare posti. La Diocesi di Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le offre Lodi e così Roma, Cremona, Crema, Brescia, Taranto e tante altre fino a Siracusa. Gaeta ha persino aperto le porte del monastero di San Magno, a Fondi per ospitare 30 volontari della Croce Rossa.

Le Congregazioni religiose maschili e femminili che gestiscono ospedali e case di cura hanno risposto con altrettanta generosità di fronte alla crisi sanitaria, aumentando l’impegno in favore dei malati di Covid-19. Ci sono anche suore che, dopo lo scoppio dell’emergenza, hanno trasformato i loro conventi in sartorie per la produzione di mascherine, bene raro e prezioso, come le Oblate di Avellino e le Benedettine di Mercogliano che ne hanno già confezionate oltre centomila donandole alla cittadinanza.

Aiuti Cei per la sanità
In risposta ad alcune delle tante situazioni di necessità, la Conferenza episcopale italiana (Cei) ha deciso di stanziare 3 milioni di euro, provenienti dall’otto per mille, in favore delle strutture sanitarie. Il contributo raggiungerà la Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo di Torino, l’Azienda ospedaliera Cardinale Giovanni Panico di Tricase, l’Associazione Oasi Maria Santissima di Troina e, soprattutto, l’Istituto Ospedaliero Poliambulanza di Brescia, che in meno di un mese ha mutato radicalmente la sua organizzazione raddoppiando la disponibilità di posti letto e sospendendo tutti gli interventi chirurgici, i ricoveri e le attività ambulatoriali procrastinabili, per liberare risorse umane e attrezzature destinate ora completamente all’emergenza: si tratta di 435 posti letto, di cui 68 di terapia intensiva e 70 di Osservazione Breve Intensiva in Pronto Soccorso.

Gli aiuti ai più poveri non si fermano
La crisi colpisce tutti, ma a pagarne di più le conseguenze, come sempre, sono le fasce sociali più deboli. Per questo la Cei ha destinato 10 milioni di euro alle 220 Caritas diocesane, soldi finalizzati ad aiutare sui singoli territori famiglie già in situazioni di disagio che l’emergenza sanitaria ha messo letteralmente in ginocchio: dall’acquisto di generi di prima necessità al pagamento delle bollette fino alla realizzazione di attività di ascolto per anziani soli e persone fragili, come il “Pronto noi ci siamo” di Gaeta, e il mantenimento dei servizi minimi per chi si trova in condizione di povertà estrema (il servizio da asporto dalle mense e dormitori protetti).

La Cei ha inoltre dato un contributo di 500 mila euro alla Fondazione Banco Alimentare a sostegno della 7.500 strutture accreditate che aiutano ogni giorno circa un milione e mezzo di persone che non hanno cibo a sufficienza.

Raccolta fondi di Cei e Caritas
Cei e Caritas hanno lanciato insieme una grande campagna di raccolta fondi della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, ha spiegato don Francesco Soddu, direttore della Caritas Italiana. Per contribuire alla raccolta fondi si può utilizzare il conto corrente postale n. 347013 o un bonifico bancario con la causale “Emergenza Coronavirus”, oppure donare on-line tramite il sito www.caritas.it .

Sostegno ai lavoratori in difficoltà
Per il blocco delle attività, oggi sono tantissimi i lavoratori in crisi. La Diocesi di Milano ha istituito il “Fondo San Giuseppe” mettendo a disposizione 2 milioni di euro, che con gli altri 2 offerti dal Comune, servono ad aiutare quanti stanno perdendo il lavoro a causa del Coronavirus: “Abbiamo deciso di creare un fondo speciale per esprimere la nostra prossimità ai più deboli e offrire un pronto soccorso a coloro che a causa dell’epidemia in atto non hanno alcuna forma di sostentamento”, spiega l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini. Un esempio della collaborazione tra Chiesa e istituzioni volta ad evitare che l’emergenza sanitaria si trasformi in una crisi sociale senza precedenti nel secondo dopoguerra.

Attenzione ai detenuti, bambini e anziani
Un’attenzione particolare le Diocesi la stanno rivolgendo anche al mondo del carcere, dove le restrizioni hanno acuito le difficoltà, e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative. Straordinario è l’impegno dei cappellani delle carceri, come don Fausto Resmini del carcere di Bergamo, morto il 23 marzo dopo essersi speso fino all’ultimo.

La crisi ha mobilitato anche il mondo dell’associazionismo cattolico. In alcune diocesi i gruppi di Acr hanno pensato a come intrattenere i bambini, che moltissimo soffrono la quarantena, con catechesi, giochi e attività on line. Sant’Egidio è scesa in campo, lanciando una raccolta fondi, e organizzando la distribuzione non solo di cibo ma anche di prodotti utili a proteggersi dal contagio come guanti e gel disinfettante. Non mancano le telefonate solidali agli anziani.

La Diocesi del Papa e la Santa Sede
Papa Francesco ha offerto un primo contributo di 100mila euro alla Caritas italiana. La Caritas della Diocesi del Pontefice tiene aperte le mense a pieno regime, sia pranzo che cena, nel rispetto delle norme di sicurezza e accanto ai quattro centri di accoglienza diocesani (Ostello “Don Luigi Di Liegro”, Casa di accoglienza “Santa Giacinta”, Centro “Gabriele Castiglion”, Centro per il Piano freddo a Ponte Casilino) ha aggiunto dal 20 marzo il Centro di accoglienza straordinario “Fraterna Domus” a Sacrofano. Si tratta di una struttura temporanea per ospitare novanta persone. Una misura presa per arginare il rischio di contagio e per garantire la permanenza degli ospiti per tutte le 24 ore. Il Centro di Sacrofano è finanziato dalla Diocesi di Roma e dalla Cei, e si avvale delle mani operose dei Frati minori che gestiscono la struttura, alle porte della capitale.

Da parte sua, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, di proprietà della Santa Sede, ha dedicato la struttura di Palidoro ai bambini Covid-19 positivi. In questo momento di isolamento forzato si intensifica anche l’impegno dell’Elemosineria apostolica verso i poveri con il cardinale Konrad Krajewski che mette a disposizione persino il suo numero di cellulare per le emergenze 3481300123. Docce, dormitori, assistenza ai senza tetto e anche “il sacchetto del cuore”, preparato dai volontari, con dentro un pasto sostanzioso oltre a centinaia di confezioni di latte fresco, prodotto nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, e destinato ai più bisognosi: tutti i servizi e le distribuzioni vengono effettuate nel pieno rispetto delle norme stabilite in seguito alla diffusione del Coronavirus. “L’impegno primario – dice il porporato – è di non abbandonare proprio ora coloro che non hanno neppure un tetto e che fino a un mese fa vivevano anche grazie a piccoli gesti di solidarietà, come un caffè pagato al bar”.

Un impegno silenzioso
Il Papa e tutta la Chiesa – afferma a Vatican News monsignor Angelo Raffaele Panzetta, vescovo di Crotone-Santa Severina, che ha appena donato alla Asp cittadina 5 ventilatori polmonari – operano silenziosamente: “È un’azione, secondo lo spirito evangelico, spesso nascosta. Il Papa e la Chiesa non hanno bisogno di campagne pubblicitarie per finire sui giornali in ogni momento”, ma quanto “stanno facendo in questo momento a livello economico, culturale e spirituale è davvero importante e prezioso e non può essere sottovalutato. Vorrei ricordare – afferma il presule – che il Papa agisce anche attraverso le Chiese locali che servono il territorio nelle quali in questo tempo si sta operando uno sforzo economico importante perché non manchi niente. Non è questo il tempo di battaglie pretestuose, non è il tempo in cui lamentarsi o ingenerare una cultura del sospetto. Questo è il tempo di una solidarietà autentica, di darsi una mano, di amare davvero il prossimo e di moltiplicare il bene anziché la critica”.

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Fonte: Vatican News

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