Covid-19. Centro Astalli: appello per inclusione sociale di migranti e rifugiati

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La pandemia da coronavirus ha avuto gravi conseguenze su migranti e rifugiati, in particolare sulla loro inclusione sociale: lo sottolinea padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli. Maggiormente a rischio le categorie di anziani, bambini e malati di mente.

In tempo di pandemia da Covid-19, la situazione di fragilità di migranti e rifugiati si è ulteriormente aggravata: lo afferma padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli che, in un’intervista a Vatican News, evidenzia le due principali ricadute che l’emergenza sanitaria ha provocato su queste persone. In primo luogo, quella sull’inclusione sociale: molti migranti e rifugiati, infatti, vivono di lavori precari e irregolari, venuti meno a causa della pandemia. La mancanza di ammortizzatori sociali, inoltre, li ha messi in gravi difficoltà, tanto da dover chiedere aiuto per i beni primari, come il cibo, o per pagare le bollette e le rate di affitto. In secondo luogo, l’emergenza sanitaria ha creato una situazione di sospensione per quanto riguarda i permessi di soggiorno, il che ha causato e causa ancora difficoltà nell’accesso, ad esempio, al sistema sanitario nazionale, dal quale migranti e rifugiati si trovano esclusi.

Il dramma dei bambini
Il pensiero di padre Ripamonti va, poi, alle categorie maggiormente colpite dalla pandemia, come quella dei bambini migranti che non sono riusciti ad accedere alla didattica a distanza ed hanno perso, quindi, la continuità nella formazione. Senza dimenticare che la scuola è un luogo di integrazione e che spesso sono proprio i bambini a fare da ponte, con le proprie famiglie, in questo ambito. Altre categorie a rischio sono quelle degli anziani e quella dei malati psichiatrici: in particolare – sottolinea il presidente del Centro Astalli – la pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione di chi ha subito gravi violenze o torture, dalle quali è in fuga.

“Nessuno sia escluso”
Quanto agli strumenti e alle politiche da mettere in atto per aiutare migranti e rifugiati in tempo di emergenza sanitaria, padre Ripamonti sottolinea: essi dovranno basarsi su due principî essenziali, ovvero “nessuno sia escluso” e la tutela della sacralità della vita umana. “I diritti dell’uomo vengono prima dei diritti dei cittadini – conclude il presidente del Centro Astalli – La cittadinanza non può essere trasformata in un privilegio”, a discapito della dignità della persona umana che va, invece, sempre tutelata.

Dicastero Sviluppo Umano: a nessuno sia negato diritto di chiedere asilo
Da ricordare anche quanto ribadito dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, in una nota diffusa sul suo bollettino del 30 giugno: “La pandemia Covid-19 ha rappresentato per il mondo una sfida grave e inaspettata, ancor più sofferta per quanti sono costretti a fuggire da persecuzioni, guerre o violenze e a cercare asilo in un Paese più sicuro”. In particolare, si sottolinea che “sebbene gli Stati possano attuare misure temporanee per controllare la diffusione del virus, compreso lo screening sanitario e la quarantena, tali misure non possono negare a nessuno il diritto di chiedere asilo o comportare una violazione del principio di non respingimento”. Salvare la vita dei richiedenti asilo, quindi, “deve essere sempre considerato un dovere fondamentale” e nell’attuale emergenza scatenata dal coronavirus, “il confinamento delle persone in cerca di protezione internazionale, come pure altre misure di sicurezza sanitaria, devono essere non discriminatori e adottati sulla base di un’equa valutazione dei rischi reali”.

Integrazione sia bidirezionale
Il Dicastero sottolinea, inoltre, che la crisi sanitaria “sta ampiamente dimostrando che, in situazioni di emergenza, i lavoratori precari rischiano di perdere ogni fonte di reddito e, nel caso dei migranti irregolari, di essere esclusi dai sussidi pubblici”. Tale situazione di “vulnerabilità” ha un impatto immediato “sul benessere delle loro famiglie, comprese le famiglie rimaste in patria, che soffrono per la riduzione delle rimesse”. La Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero si dice perciò “decisa a sostenere la richiesta di una regolarizzazione di tutti i migranti irregolari”. Il principio basilare deve essere quello del “nessuno escluso” e le misure di regolarizzazione devono essere implementate da programmi che puntino all’inclusione lavorativa e sociale dei migranti, “nonché alla formazione e attivazione delle comunità locali”, per “un effettivo processo di integrazione bidirezionale”. “La regolarizzazione non deve essere intesa come ‘la soluzione’ – conclude il Dicastero – ma come una misura straordinaria da adottare per ripristinare rapidamente la dignità personale di molti esseri umani”.

Tutti i numeri del Bollettino della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale possono essere consultati al seguente link:

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Fonte: Vatican News

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