Covid-19, violenza sulle donne: bisogna continuare a sensibilizzare

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Il rischio dell’aumento di forme di abuso in tempi di restrizioni domestiche è al centro di diversi appelli in Italia e nel mondo

L’aumento dello stress legato all’emergenza da Coronavirus e la minore possibilità di accesso alle reti protettive possono aumentare i rischi di violenza nei confronti di donne e bambini. Una problematica messa in luce anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui una donna su tre nel mondo subisce abusi fisici o sessuali nella propria vita e quando c’è una situazione di crisi, come disastri naturali, guerre o epidemie, il rischio di violenza tende ad aumentare. Lo stesso segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha lanciato un appello globale in tal senso parlando di un “terribile aumento di casi di violenza domestica” con richieste di aiuto duplicate o triplicate in alcuni Paesi, e ha chiesto ai governi di prendere misure adeguate. Da diverse parti, in Italia e nel mondo, si sono quindi levate richieste di prestare attenzione e intervenire a difesa delle donne vittime di violenza. A far sentire la sua voce anche l’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne, che mettendo in luce come la maggior parte dei femminicidi – l’80% è il dato riportato – si consumi proprio tra le pareti domestiche, sottolinea come l’isolamento sia particolarmente pericoloso.

Un appello perché ci sia un’attenzione spiccata l’Osservatorio lo rivolge anche alle comunità religiose in questo periodo particolarmente, ma poi anche quando riprenderà la vita normale. In questo senso è stata anche organizzato, il giovedì, un appuntamento di preghiera “perché – racconta Paola Cavallari, presidente dello stesso Osservatorio – nel nostro protocollo d’intesa avevamo già individuato questo momento della preghiera come un momento necessario, di comunione tra le donne aderenti, ma in generale una proposta che si apre a chi vuole condividerla”. In questo periodo in particolare “dove di preghiera ce n’è molto bisogno”, “volevamo esprimere una voce che si levasse”. “E’ una preghiera che chiede solidarietà – spiega – che chiede comprensione, che chiede sostegno alle persone che si offrono in questo periodo in maniera molto esemplare per la cura dei malati, la cura delle persone deboli e degli oppressi, dei senza tetto”, prosegue Paola Cavallari.

In Italia c’è il numero 1522 al quale rivolgersi 24 ore su 24 per chiedere aiuto, servizio pubblico della presidenza del Consiglio-Dipartimento Pari Opportunità, anche con una app. L’appello rivolto da diverse parti è stato accolto dal governo con una campagna tv e online. Sbloccati anche fondi per 30 milioni per la lotta alla violenza sulle donne. Purtroppo la cronaca continua, intanto, a registrare violenze. Una situazione particolarmente difficile per le madri che, dalla violenza, si trovano sovente a proteggere non solo loro stesse ma anche i propri figli. In tal senso Paola Cavallari torna a sottolineare “la necessità di aumentare la sensibilità rispetto a questo problema delle violenze domestiche che appunto riguarda non solo le donne ma anche i figli”, un bisogno di sensibilizzare le coscienze, “a sviluppare l’empatia, senso di immedesimazione”.

Un tema, quello della violenza sulle donne, sul quale il Papa è tornato molte volte. Per citare solo un suo forte intervento recente, le parole che aveva rivolto il primo gennaio 2020, alla Messa nella Solennità di Maria Madre di Dio. Parole che sottolineano, senza mezzi termini, la gravità di questi atti: “Ogni violenza inferta alla donna è profanazione del nome di Dio”, aveva detto, ricordando che “da come trattiamo il corpo della donna comprendiamo il nostro livello di umanità”.

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Fonte: Vatican News

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