È morto Angelo Paoluzi, giornalista con la passione “missionaria”

È morto Angelo Paoluzi, giornalista con la passione "missionaria"
Già direttore di Avvenire, ha collaborato per molti anni con l’Osservatore Romano e la Radio Vaticana. Per motivi di fede, ha scelto di lavorare sempre per testate cattoliche. Uomo di grande cultura, dal tratto umile e gentile, ha vissuto un’intensa attività professionale unita ad una forte dimensione spirituale

Si è spento ieri a Roma il giornalista e scrittore Angelo Paoluzi: aveva 90 anni. Uomo di profonda fede cristiana, di grande coerenza e dirittura morale, ha svolto il suo lavoro per oltre 60 anni nell’ambito dei media cattolici con libertà e passione “missionaria”. Era fortemente convinto di dover dare il suo contributo di credente alla vita pubblica, al servizio della Chiesa e della società: un impegno che sapeva di poter compiere solo con l’aiuto di Dio. I funerali si svolgeranno domani alle 14.30 nella parrocchia romana di San Timoteo a Casal Palocco.

Direttore di Avvenire
Nato a Roma il 16 ottobre 1928, Angelo Paoluzi nella seconda metà degli anni ’50 è stato direttore responsabile del mensile Prospettive Meridionali. Nel decennio successivo è stato corrispondente dalla Germania e dalla Francia per Il Popolo. Nel 1968 è entrato nella redazione di Avvenire, di cui è stato vicedirettore e poi direttore.

La collaborazione con l’Osservatore Romano
Nel 1974 ha iniziato a collaborare con l’Osservatore Romano e dal 1984 al 1986 è stato responsabile delle pagine culturali del quotidiano e del settimanale L’Osservatore della Domenica. Nel gennaio di quest’anno ha scritto il suo ultimo articolo per il giornale della Santa Sede dedicato agli eroi cattolici della Resistenza italiana.

Le trasmissioni alla Radio Vaticana
Per lunghi anni ha collaborato con la Radio Vaticana con rubriche di cultura e come commentatore delle vicende internazionali. Da sempre alla ricerca del volto di Gesù, nel 2016 ha dedicato una trasmissione ai volti di Cristo del pittore francese Georges Rouault, tratti dalla collezione del Miserere, sul mistero del dolore. Sul portale di Vatican News dell’anno scorso, si possono trovare dei programmi da lui curati su Teilhard de Chardin, Romano Guardini e Dorothy Day.

È stato caporedattore di Popoli e Missione, il mensile delle Pontificie Opere Missionarie. Ha ricoperto il ruolo di vicepresidente dell’Ucsi, l’Unione Cattolica della Stampa Italiana, ed è stato docente e coordinatore della Scuola di giornalismo all’Università Lumsa di Roma.

I libri: dalla saggistica alla poesia
Ha scritto numerosi libri, tra cui ricordiamo: “La letteratura della resistenza” (Cinque lune, 1956), “Dal centro germanico all’unione cristiano-democratica tedesca” (Cinque lune, 1969), “De Gasperi e l’Europa degli anni Trenta” (Cinque lune, 1974), “Guida al giornale” (Elle Di Ci, 1981), “Cultura della speranza” (Logos, 1983), “Recitiamo il Natale” scritto con la figlia Maria Ludovica (Elle Di Ci, 1984), “Un canto nella notte mi ritorna nel cuore. Itinerari poetici di preghiera” (SEI, 1995), “Salesiani e gesuiti. Viaggio inchiesta all’interno di due grandi congregazioni religiose” scritto col vaticanista Domenico Del Rio (SEI, 1996), “Voci di Carta. Dall’universo della stampa cattolica” (Libreria Editrice Vaticana, 2012), “La croce, il fascio, la svastica. La resistenza cristiana alle dittature” (Duende, 2014).

Una professione vissuta nella preghiera
Angelo Paoluzi ha vissuto il mestiere di giornalista con un profondo spirito cristiano, unendo una vastissima attività alla preghiera quotidiana. “Ora per i cattolici – scriveva nel lontano 1981 – corrono tempi non felici nel campo delle comunicazioni sociali; si rattrappiscono gli spazi (…) Ma proprio in una situazione del genere si è chiamati a reagire, a prendere coscienza del terreno sul quale muoversi, a lanciare la sfida del valore uomo-persona contro l’immagine, sempre più diffusa, dell’individuo mercificato”. E concludeva: “Anche per un cristiano, quindi, si presenta oggi, in tutti i campi, l’interrogativo ‘che fare?’. Non saranno certo sufficienti gli strumenti puramente umani; la sola cosa veramente indispensabile è l’aiuto del Signore. Nel suo ascolto tutto sarà possibile, persino cristianizzare i media”.

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Fonte: Vatican News

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