Esposta per la prima volta un’immagine della Madonna attribuita a Pinturicchio

Esposta per la prima volta un'immagine della Madonna attribuita a Pinturicchio

Una tavola della Madonna col Bambino, attribuita a Pinturicchio e trafugata nel 1990, torna a Perugia e viene esposta per la prima volta al pubblico. Marco Pierini, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria, che ospiterà il quadro fino al 26 gennaio, ci spiega la storia e le caratteristiche dell’opera

Quel distacco intimo e solenne, quella calma dolce, quei colori che sono di per sé equilibrio e bellezza animano la tavola rinascimentale attribuita a Pinturicchio e finalmente tornata a Perugia. L’opera è scomparsa per trent’anni, sottratta, nel 1990, a una collezione privata. Si tratta di un dipinto raffinato, che rappresenta un soggetto particolare, quello della cosiddetta Madonna del davanzale.

Un’operazione internazionale per ritrovarla
La tavola è tornata al legittimo proprietario per merito della diplomazia culturale del Ministero per i beni e le attività culturali italiano e dei Carabinieri per la tutela del patrimonio, il cui comandante, Fabrizio Parrulli, ha osservato: “Ancora una volta, grazie alle preziose informazioni contenute nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, anche a distanza di quasi trent’anni, è stato possibile individuare il dipinto rubato”.

La prima esposizione al pubblico
La Galleria nazionale dell’Umbria, che ha un ricchissimo patrimonio di tavole coeve a quella ritrovata, esporrà il quadro al pubblico per la prima volta. Fino al 26 gennaio sarà così possibile al pubblico godere della magnificenza della pittura e agli studiosi verificare le diverse attribuzioni ipotizzate nel tempo, mettendo anche l’opera in dialogo con le altre presenti nel museo, come ci ha spiegato Marco Pierini, direttore della Galleria nazionale dell’Umbria.

Che storia ha quest’opera?

R. – È una tipica opera di devozione privata. È stata rubata quasi trent’anni fa a Perugia, dalla casa dell’ultimo proprietario. La tavola era stata pubblicata da Van Marle all’inizio degli Anni ’30 e poi nel 1989, giusto negli anni in cui è stata rubata. Però non era mai stata vista, se non da pochissime persone, proprio perché non aveva mai goduto di un’esposizione pubblica. Quindi era molto, molto poco conosciuta. È stata ritrovata grazie al lavoro straordinario del nucleo di tutela del patrimonio culturale dei Carabinieri, perché, naturalmente in buona fede, era andata in asta a Londra. Una volta confrontata l’immagine con quella del database dei carabinieri, è stato subito bloccato il tentativo di vendita, è stata sequestrata e, devo dire in tempi straordinariamente rapidi, è tornata in Italia.

Dal 10 agosto al 26 gennaio sarà possibile ammirare quest’opera nella Galleria Nazionale dell’Umbria …

R. – È un’occasione non solo di restituire una bella opera al pubblico godimento, ma anche per gli studiosi che in questo modo possono così davvero approfondire le questioni legate alla cronologia, all’attribuzione allo stile, mettendola anche a confronto con il nostro patrimonio. La tavola ha un’attribuzione, la prima, a Fiorenzo di Lorenzo che ormai nessuno prende più per buona; una perizia scritta da Carlo Volpe, nel 1981, per la famiglia proprietaria, attribuiva al giovanissimo Pinturicchio la tavola, e per quegli anni lì era un’attribuzione che stava decisamente molto bene in piedi. Nel 1989, invece, Filippo Todini l’ha accostata al Caporali, un’artista della generazione precedente, che del Pinturicchio fu anche maestro. Sono tutte attribuzioni plausibili che vanno verificate e la galleria si presta perfettamente, essendo ricca di opere di Caporali ed avendo anche tre belle opere di Pinturicchio, benché di un periodo leggermente successivo. Quindi credo che sia un’ottima occasione per tutti – per gli studiosi e per il pubblico – di poterla vedere e confrontare con le opere coeve della nostra collezione.

Cosa caratterizza la tavola, cos’è che emoziona particolarmente?

R. – Si tratta di un’opera perfettamente collocabile tra la fine degli anni ’70 primi e i anni ’80 del Quattrocento, ed emoziona lo studioso, perché fa vedere con grandissima chiarezza l’adesione dei giovani pittori umbri nei confronti della pittura fiorentina di Verrocchio, il grande maestro di Perugino e di Leonardo, che veramente diffonde la sua maniera con grande autorevolezza presso tutti gli artisti più avveduti e più aggiornati. Lo si vede dal paesaggio, dal gusto fiammingo per i particolari: sulla sinistra c’è uno specchio lacustre, ci sono due uccelli perfettamente identificabili, dipinti benissimo: uno è una gru, uno un airone cinerino; la vegetazione è perfettamente dipinta … Quindi c’è un gusto per il particolare che deriva dai fiamminghi mediati dalla cultura di Verrocchio. Questa è la cosa che caratterizza la giovane attività di Pinturicchio, come quella del giovane Perugino, però certamente non è un lavoro di quest’ultimo, casomai – appunto – bisogna andare dalle parti di Caporali e dintorni per trovarci di fronte ad un’attribuzione più plausibile.

Nella Galleria Nazionale dell’Umbria questa Madonna con il Bambino non è sola …

R. – È un soggetto molto tipico di quegli anni della bottega di Verrocchio. Sì, è una Madonna con il Bambino, ma è una cosiddetta “Madonna del davanzale”, perché il bambino sta in piedi su un davanzale che è appunto la parte dipinta più vicina a chi guarda. Questo tipo di raffigurazione è abbastanza rara in galleria, tuttavia la tavola si confronta molto bene. Noi l’abbiamo messa nella stanza di Pinturicchio per rispettare questa attribuzione quarantennale di Volpe con le opere di Pinturicchio e soprattutto con la Pala di Santa Maria dei Fossi, che è più tarda ed è forse il capolavoro dell’artista, almeno per quanto riguarda la pittura su supporti mobili. Ma si confronta anche molto bene con opere di Perugino, proprio per quella comune ascendenza verrocchiesca. Penso alle tavolette di San Bernardino: due sono del Pinturicchio e due di Perugino, ma anche alla splendida tavola, capolavoro giovanile di Perugino, dell’Adorazione dei Magi, che è del 1466 che è la prima opera matura di Perugino, uscito dalla bottega del Verrocchio. Quegli anni sono ben documentati in galleria e offrono molti confronti. Penso anche alla Natività di Monteluce di Caporali: sono tutte opere che vanno viste e vanno lette insieme alla nostra tavola ospite e sono un campionario abbastanza esauriente della pittura del grande e sorgente rinascimento umbro degli anni ’70 del Quattrocento.

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Fonte: Vatican News

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