Filippine: preoccupazione della Chiesa per la legge anti-terrorismo

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Restare vigili sugli abusi che potrebbero derivare dalla nuova norma. E’ l’esortazione di monsignor Varquez, vescovo di Borongan, riguardo alla legge anti-terrorismo che ha provocato dure critiche da parte di leader religiosi e rappresentanti della società civile

Non si ferma nelle Filippine la battaglia attorno alla controversa legge anti-terrorismo firmata il 3 luglio dal presidente Rodrigo Duterte. Diversi avvocati, leader religiosi ed esponenti della società civile hanno fatto ricorso alla Corte Suprema per chiedere l’annullamento della legge che attribuisce accresciuti poteri all’esecutivo e alle forze di polizia a discapito delle libertà dei cittadini. Un’iniziativa sostenuta dall’Associazione dei Superiori Maggiori del Paese (Amrsp), che nelle scorse settimane aveva già espresso la sua forte contrarietà e preoccupazione per la riforma, ritenuta anche dalle Chiese filippine anti-democratica.

Accanto ai poveri e agli oppressi
In una nuova dichiarazione diffusa in questi giorni – riporta l’agenzia della Conferenza episcopale Cbcpnews – l’Amrsp rivolge un pressante appello ai membri della Corte Suprema affinché accolgano il ricorso. “Confidiamo che le donne e gli uomini della più alta Corte del Paese saranno guidati dal bene comune di tutti e dalla Costituzione filippina. Li imploriamo, mentre si addensano queste nubi oscure, di fare risplendere la luce dello stato di diritto e, in definitiva, della giustizia”, si legge nella dichiarazione che chiede anche ai fedeli di restare “accanto ai poveri e agli oppressi”. “Verità, giustizia e pace prevarranno”, affermano i superiori religiosi filippini. Tra i punti più controversi della nuova legge vi è in particolare la definizione vaga ed estesa della nozione di terrorismo, che potrebbe essere usata per attaccare il dissenso e per calpestare diritti umani e le libertà civili; la possibilità di arrestare cittadini senza mandato giudiziario su ordine di un nuovo organismo, il “Consiglio anti-terrorismo” (Atc); l’indebolimento della separazione dei poteri; l’estensione della sorveglianza dei cittadini e l’abolizione dei risarcimenti per chi viene arrestato con accuse false, con l’accresciuto rischio di abusi da parte delle forze di polizia.

Salvaguardare i diritti delle persone
Per questo la riforma preoccupa anche i religiosi e le religiose filippini: “Alla luce della fede, non possiamo in coscienza accettare una legge che può attentare alla dignità e ai diritti umani”, afferma la dichiarazione. “In un momento in cui il nostro popolo sta lottando contro gli effetti del Covid-19, non vediamo alcun motivo per l’adozione di una legge che non serve ad alleviare la sua misera condizione”. Secondo l’Amrsp, sono “la disoccupazione, le imprese che chiudono, la diffusione del virus e la mancanza di aiuti al popolo filippino le preoccupazioni più urgenti in questo momento per il Paese”. Dello stesso tenore le parole di monsignor Crispin Varquez, vescovo di Borongan, che, durante la Messa crismale celebrata solo oggi a causa della pandemia, ha ricordato la ferma contrarietà della Chiesa alla riforma e ha esortato “a restare vigili” sui possibili abusi nella sua applicazione. “Dobbiamo salvaguardare i diritti umani fondamentali del nostro popolo, perché qualsiasi forma di violazione sarebbe contraria alla legge di Dio sull’amore verso il prossimo”, ha esortato il presule, sottolineando che la Chiesa è chiamata a svolgere un ruolo profetico, anche se questa “è una grande sfida”.

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Fonte: Vatican News

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