Francesco: senza la gioia del Vangelo non si fa missione

Francesco: senza la gioia del Vangelo non si fa missione
Nel suo discorso agli Istituti missionari di fondazione italiana ricevuti oggi in udienza, Papa Francesco rimarca l’apertura al mondo, il coraggio e la gioia che devono segnare l’annuncio del Vangelo. E’ Cristo – afferma – che deve attrarre, senza proselitismo né metodologie imprenditoriali. E anche nella Chiesa italiana c’è tanto bisogno di questo

E’ grande la gioia e altrettanto la riconoscenza – alla vigilia dell’inizio del mese missionario straordinario – espressa dal Papa nell’incontrare le delegazioni degli istituti missionari di fondazione italiana, risalenti all'”epoca travagliata” che va da metà ottocento a metà novecento: è un’ “occasione per riflettere sulla missione” e “invocare su di essa la grazia di Dio”.

La mistica della missione
Il missionario vive il coraggio del Vangelo senza troppi calcoli, a volte andando anche oltre il buon senso comune perché spinto dalla fiducia riposta esclusivamente in Gesù. C’è una mistica della missione, una sete di comunione con Cristo attraverso la testimonianza, che i vostri Fondatori e le vostre Fondatrici hanno vissuto, e che li ha spinti a donarsi totalmente. È necessario riscoprire questa mistica in tutta la sua affascinante bellezza, perché essa conserva per ogni tempo la sua forza straordinaria.

In questo – fa notare il Papa nel suo discorso – Maria è maestra, lei che subito dopo aver concepito Gesù, è partita per aiutare la cugina, portando il Figlio nella sua casa e al tempo stesso portandolo al popolo d’Israele e al mondo:

Maria parte perché è abitata da Cristo e dal suo Spirito. Per questo anche voi partite, perché abitati da Cristo e dal suo Spirito. Non esiste altra ragione se non Cristo Risorto per decidere di partire, di lasciare gli affetti più cari, il proprio paese, i propri amici, la propria cultura.

Andate avanti così!
Riprendendo le promesse scandite dai missionari italiani nella dedicazione alla missio ad gentes, il Papa ne rimarca il valore di una chiara testimonianza di vocazione insieme ecclesiale, perchè radicata nel battesimo, e carismatica, in quanto segue un carisma: parole – dice- dette “senza trionfalismo o senso di sfida, anzi, nella consapevolezza della crisi attuale, accolta come opportunità di discernimento, di conversione, di rinnovamento”. “Con questa ermeneutica incarnata nella vita vostra e delle vostre comunità voi arricchite il sentire e il camminare della Chiesa”. Da qui la sottolineatura specifica del pontefice nell’ambito del più generale impegno di evangelizzazione di tutta la Chiesa:

Aiutate a tenere viva nel popolo di Dio la coscienza di essere costitutivamente “in uscita”, inviato a portare a tutte le genti la benedizione di Dio che è Gesù Cristo. E inoltre lo aiutate a ricordare che la missione non è opera individuale, di “campioni solitari”, ma è comunitaria, fraterna, condivisa. In questo senso, è un valore aggiunto la collaborazione tra i vostri Istituti: andate avanti così!

La missione vive di interscambi non è colonialismo
Continuando a parlare degli apporti specifici offerti alla Chiesa da questi istituti nati in Italia, il Papa cita l’ “interscambio” odierno, frutto della semina che i grandi santi evangelizzatori hanno svolto nel passato e che ha riguardato anche la storia dei Gesuiti oggi guidati – come negli anni “70 solo si ipotizzava- da un superiore latinoamericano:

La missione non è “a senso unico” – dall’Europa verso il resto del mondo: queste sono le tracce del vecchio colonialismo –, ma vive di un interscambio, che è ormai evidente ma va colto come un valore, un segno dei tempi. Oggi la maggior parte delle vocazioni sacerdotali e religiose sorge in territori che in precedenza solo ricevevano missionari. Questo fatto, da una parte, aumenta in noi il senso di gratitudine verso i santi evangelizzatori che hanno seminato con grandi sacrifici in quelle terre; e d’altra parte costituisce una sfida per le Chiese e per gli Istituti: una sfida per la comunione e per la formazione. Ma una sfida da accogliere senza paura, con fiducia nello Spirito Santo che è Maestro nell’armonizzare le diversità.

Con Cristo non esistono noia, stanchezza e tristezza
E dopo il coraggio e la vicinanza a Cristo, è la gioia l’altro ingrediente indispensabile che il pontefice indica ai missionari italiani con l’augurio che trovi sempre spazio nei loro cuori, nei loro gesti, nelle loro relazioni. “Con Cristo non esistono noia, stanchezza e tristezza, perché Lui è la novità continua del nostro vivere”:

Al missionario serve la gioia del Vangelo: senza questa non si fa missione, si annuncia un vangelo che non attrae. E il nocciolo della missione è questa attrazione di Cristo: è l’unico che attrae. Gli uomini e le donne di oggi, in Italia e nel mondo, hanno bisogno di vedere persone che abbiano nel cuore la gioia del Risorto, che sono stati attratti dal Signore. Questa testimonianza, visibile nel dialogo, nella carità scambievole, nella reciproca accoglienza e condivisione, dice la bellezza del Vangelo, attira alla gioia di credere in Gesù e ancorarsi a Lui.

Non proselitismo ma testimonianza senza metodologia
E nell’indicare ancora le caratteristiche dell’annuncio, il Papa si sofferma a rimarcare la differenza tra proselitismo e vera evangelizzazione. La testimonianza di Gesù va data anche nelle situazioni “scomode” o “sconvenienti”, sarà il Signore a far attecchire quel seme che poi si trasformerà in pianta:

Testimoniarlo con tutta la vita, non con metodologie imprenditoriali che rispondono più a uno spirito di proselitismo che a una vera evangelizzazione. Non dimenticatevi che il protagonista dell’evangelizzazione è lo Spirito Santo. Lui, il Signore, saprà trovare i modi per far attecchire quel piccolo seme che è il suo nome pronunciato nell’amore da un missionario o da una missionaria e trasformarlo a poco a poco in una pianta di fede solida alla cui ombra tanti potranno riposare.

Sul divano non c’è Chiesa, essa è in cammino
Ricordando a questo proposito le parole di ammirazione del cardinale Hummes – incaricato dell’Episcopato brasiliano per tutta la regione dell’Amazzonia- davanti alle tombe dei tanti missionari seminatori di Vangelo nei piccoli villaggi della Regione, il Papa porta la sua attenzione sull’Italia e ripete quanto bisogno abbia anche la Chiesa italiana di missionari che siano testimoni entusiasti e coraggiosi :

Ha bisogno di rendersi conto che le gentes lontane ora sono venute ad abitare nei nostri paesi, sono gli sconosciuti della porta accanto. Anche gli italiani della porta accanto, i nostri concittadini. È necessario riscoprire l’affascinante avventura del farsi vicini, di diventare amici, di accogliersi e di aiutarsi. Questo atteggiamento riguarda tutti: sacerdoti, persone consacrate e fedeli laici. Il tema dell’ottobre missionario straordinario 2019 è “Battezzati e inviati”, scelto proprio per ricordare che la natura intrinseca della Chiesa è missionaria. La Chiesa esiste in cammino; sul divano non c’è, la Chiesa.

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Fonte: Vatican News

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