Fratel Biagio si fa migrante in Europa: “No a intolleranza e discriminazioni”

Fratel Biagio si fa migrante in Europa: “No a intolleranza e discriminazioni"

Il missionario laico palermitano, fondatore della “Missione di speranza e carità” che assiste un migliaio di poveri e migranti e che il 15 settembre scorso ha accolto a pranzo Papa Francesco, lascerà l’Italia a piedi e raggiungerà Bruxelles “per scuotere le dure coscienze”. Incontrerà gli emigrati italiani e chiederà all’Europa di costruire “la tanto attesa Unione”

“Andrò via dall’Italia e sarò anch’io un immigrato, per essere solidale con i tantissimi fratelli e sorelle immigrati di tutto il mondo. Non accetto le ingiustizie e la divisione dei popoli, l’intolleranza e le discriminazioni. Ma spero in un mondo migliore affinché ognuno di noi possa contribuire ad essere costruttore di vera giustizia e di vera pace”. Fratel Biagio Conte, il 55enne missionario laico che nel 1993 ha fondato a Palermo la “Missione di speranza e carità”, per accogliere poveri, migranti e malati psichici, dove Papa Francesco ha pranzato il 15 settembre scorso nella sua visita nel capoluogo siciliano, torna a mettersi in cammino, questa volta in Europa, “per scuotere le dure coscienze” su quella che ha chiamato più volte “la persecuzione in atto contro gli immigrati”.

Per scuotere le dure coscienze e aprire i cuori
In un messaggio video registrato ieri, prima della partenza in serata sul traghetto Palermo-Genova, fratel Biagio spiega di “andare via dall’Italia come un esiliato” e di voler rendersi “un’emigrante” per rispondere alla voce che sente nel cuore: “andare e portare nelle prove e nelle persecuzioni il prezioso messaggio di pace e di speranza affinché si possano scuotere le dure coscienze, aprire i cuori duri, le contorte menti di tanti uomini e donne che ancora oggi sono lontani dalla verità, dalla giustizia e dalla pace”. Arrivato alle 17 al porto di Genova, il missionario laico palermitano, che tra ottobre 2018 e marzo di quest’anno ha camminato da Lourdes fino a Casablanca, percorrendo 25 km al giorno e chiedendo in ogni città di accogliere i migranti e di soccorrere i poveri, avrà come seconda tappa italiana Milano, città di emigrazione per tanti meridionali italiani.

Ultima tappa, il Parlamento europeo
Toccherà poi la Svizzera, la Germania e il Belgio, dove incontrerà le istituzioni civili e religiose ma anche gli italiani emigrati. Arriverà infine al Parlamento Europeo, dove comunicherà “il prezioso dovere e impegno nel costruire la tanto attesa Unione Europea e al più presto quella mondiale, per costruire così tutti insieme un mondo migliore nel rispetto di tutti gli esseri umani, dell’ambiente e della natura”.

A maggio 16 giorni senza cibo contro l’espulsione di Paul
Fratel Biagio, che si firma sempre “piccolo servo inutile”, a maggio, con uno sciopero della fame di 16 giorni, aveva protestato per fermare l’espulsione dall’Italia di Paul, ghanese di 51 anni, a Palermo dal 2010, che vive nella missione “Speranza e carita”, e per accendere i riflettori sulle politiche che riguardano i migranti. Dal suo giaciglio di cartone sotto la statua del beato Pino Puglisi, in piazza Anita Garibaldi, dove venne ucciso il parroco di Brancaccio, il missionario laico, insieme a Paul e a Riccardo Rossi, il portavoce della Missione, che oggi accoglie, nelle varie sedi, quasi un migliaio di emarginati, faceva appello contro “la politica disumana che impedisce l’accoglienza”. “Siamo tutti fratelli – dichiarava fratel Biagio – Non si possono cacciare persone che fuggono da guerre, fame, povertà. Non si può cacciare chi vive in Italia da tanti anni e che si è sempre comportato bene. Stiamo fomentando un nuovo odio razziale. E’ in atto una ingiusta disumanizzazione”.

Arrivato a Genova alle 17, prossima tappa Milano
Del nuovo pellegrinaggio di fratel Biagio, che a fine marzo è tornato a Palermo dal Marocco “perché tutta la missione e migliaia di cittadini di Palermo hanno chiesto il suo ritorno”, spiega il portavoce, abbiamo chiesto notizie proprio a Riccardo Rossi.

R. – Fratello Biagio, che è partito ieri sera con il traghetto, questa sera credo che, dopo un po’ di ricerca, dovrebbe andare a bussare alle porte del Duomo di Genova. Infatti lui, in ogni posto nel quale arriva, dopo una giornata di cammino e di penitenza e di non mangiare, chiede alloggio alla chiesa più importante – al Duomo o alla Cattedrale – di quella città. Si metterà in un angolo… perché lui dorme sempre a terra. Inizierà così questo grande, nuovo cammino.

La decisione di partire “per scuotere le dure coscienze”, è legata anche al caso di Paul, il migrante ghanese che vive nella vostra missione e che ha rischiato a maggio l’espulsione?

R. – E’ legata sicuramente al caso di Paul, perché il permesso di soggiorno ancora non è arrivato, nonostante le vittorie al Tar e anche davanti al Giudice di pace. E poi è legata a tutti gli immigrati: fate conto che solo in missione sono centinaia i migranti in situazioni simili a quella di Paul. In Italia, grazie alle nuove disposizioni di legge sui permessi umanitari, solo in questi primi mesi, sono 50 mila i nuovi illegali che non hanno più il permesso umanitario, e a fine anno saranno 150 mila. Quindi, una situazione molto generalizzata che riguarda la missione ma che riguarda tutta la situazione dell’immigrazione in Italia.

Quali tappe sono già sicure? E’ vero che vuole incontrare gli emigrati italiani in Belgio, Svizzera e Germania?

R. – Le tappe: la prima che farà sarà Genova, poi Milano dove vuole anche incontrare le autorità, le figure importanti della Chiesa, anche se per lui anche un sacerdote è importante… Passerà per la Svizzera e quindi toccherà tutte le Nazioni dove anche i nostri sono stati migranti. Parliamo della Svizzera, dell’Olanda, della Germania … naturalmente, lui ha intenzione di andare anche nei posti dove c’è la comunità europea: Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo. Vuole portare questo messaggio di speranza e di pace, perché in questi Paesi dove paradossalmente c’è tanta ricchezza, c’è anche il suicidio assistito …

Quindi all’Unione Europea chiederà di farsi carico davvero del fenomeno migratorio …

R. – Sì, e l’Europa si sta un po’ interrogando, però sul sito dell’ Unione Europea vedevo in questo momento che tra le notizie importanti c’è questa nuova assunzione di tante figure per controllare i confini dell’Europa: si parla di 10 mila nuove figure … Non è mettendo tanti guardiani in più all’Europa che si risolve il problema dell’emigrazione. Non dobbiamo mettere né muri né steccati e né porti chiusi, perché non è solo un problema dell’Italia. Al di là dei grandi flussi dell’Africa, il problema migratorio in questo momento è perché nel mondo ci sono tanti Stati in guerra, tanti Stati che hanno dittatori.

Mettersi in cammino per scuotere le coscienze, non è la prima volta che fratel Biagio lo fa: tra ottobre e marzo è arrivato fino in Marocco, ma dopo torna. Succederà anche questa volta?

R. – Fratello Biagio si è già messo diverse volte in cammino e diciamo che ormai sono almeno tre anni che fa cammini: ha fatto prima tutte le circoscrizioni di Palermo, tutta la Sicilia e l’Italia. In questo caso ha camminato addirittura con una croce di un metro e mezzo sulle spalle. E poi ha fatto questi cammini con Francia, Spagna, Portogallo fino – come dicevi tu – in Marocco. Diciamo che lui ha sempre portato speranza ovunque. In questo momento lui si sente anche esiliato dall’Italia perché l’Italia non è, in questo momento, un Paese accogliente. Anche per noi è un punto interrogativo: non sappiamo se tornerà …

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Fonte: Vatican News

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