Giordania: Acs in aiuto dell’ospedale delle comboniane che cura bambini e madri siriane

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La Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) lancia un appello ai benefattori per aiutare l’ospedale italiano delle suore comboniane a Karak, in Giordania. Nella struttura, infatti, che collabora con l’Ospedale Bambino Gesù di Roma, continuano ad arrivare migliaia di siriani in fuga

Sono 25.000 l’anno i pazienti che normalmente cura l’ospedale di Karak, finanziariamente autonomo. Ma il flusso ininterrotto di profughi siriani costringe le suore a chiedere costantemente aiuto.

L’ospedale di Karak
“Il nostro ospedale è una piccola oasi al sud della Giordania. Siamo qui da più di 80 anni. Lavorano 85 persone, l’80% di religione musulmana. La struttura è un punto di incontro tra popoli, culture e religioni che lavorano fianco a fianco per la missione comune”, spiega a Vatican News suor Adele Brambilla, Superiora generale delle Suore Missionarie Comboniane. La suora sottolinea che il servizio si rivolge alle persone più povere e disagiate della Giordania, che non hanno la possibilità di accedere all’assistenza medica.

La missione di curare donne e bambini
L’ospedale si prende cura soprattutto delle donne in maternità e dei bambini, che hanno bisogno di cure immediate. “Una semplice malattia – spiega infatti suor Brambilla – se non è curata in tempo può diventare pericolosa”. E dal 2013, prosegue – abbiamo iniziato una collaborazione bellissima con l’ospedale Bambino Gesù, per la cura e l’accompagnamento di bambini affetti da patologie neurologiche. Cure estese anche ai bambini autistici”.

La situazione dei cristiani in Siria
In Siria, oggi, alcune zone vivano una situazione di precaria tranquillità, ma in molti luoghi si combatte ancora e anche le comunità cristiane rimangono nel mirino. Infatti, qualche settimana, fa è stato colpito da missili un villaggio cristiano nella Siria nord-occidentale, ad al-Suqaylabiyah.

Suor Adele: La speranza non viene mai meno
“La speranza non viene mai meno”, afferma la religiosa. Le persone vanno avanti nonostante la difficoltà e “le donne – racconta la suora – fanno chilometri per attraversare il deserto e per partorire in sicurezza. “Ci sono degli sprazzi di luce. Qualcuno è tornato a casa, ma i siriani – conclude – non sanno quando finirà il conflitto. Non sanno come e quando potranno tornare”.

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Fonte: Vatican News

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