Gli sfollati interni sono i più a rischio Covid: investire nella pace

gli-sfollati-interni-sono-i-piu-a-rischio-covid-investire-nella-pace

Nella conferenza stampa di presentazione del messaggio di Papa Francesco per la 106.ma Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, in prima linea il dramma dei 50,8 milioni di sfollati nel proprio Paese – dai 6,5 della Siria ai 5,5 della Repubblica Democratica del Congo, che fuggono da guerre civili o disastri naturali – con la pandemia che colpisce con il contagio e la fame per la diminuzione degli aiuti

“Ora è il momento di un massiccio investimento nella pace” che è “l’unica soluzione per fermare lo sfollamento forzato delle persone”. Parlano quasi ad una voce sola padre Joseph Cassar, direttore del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs) in Iraq, e Amaya Valcárcel, coordinatrice internazionale di advocacy sempre del Jrs, mentre portano in primo piano il dramma di milioni di sfollati interni, al quale Papa Francesco ha dedicato il suo messaggio per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Eppure padre Joseph parla da Herbil via Skype, mentre Amaya è nella Sala Stampa della Santa Sede per la conferenza stampa di presentazione del messaggio, sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”.

Il dramma dei 6,5 milioni di sfollati in Siria
Sei milioni e mezzo in Siria, 5,5 nella Repubblica Democratica del Congo e in Colombia, 4,9 in Venezuela, 1,4 in Iraq e 450 mila in Myanmar: numeri fatti di persone, quei 50,8 milioni di sfollati interni che il Papa denuncia come “dimenticati” nel suo messaggio e che pure sono la maggioranza degli 80,1 milioni di sfollati forzati oggi nel mondo. Poco più di 45 milioni lasciano le loro case e si spostano in un’altra città o regione del loro Stato, per conflitti e violenze, 5,1 a causa di disastri naturali, ricorda il cardinal Michael Czerny, gesuita e sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che introduce la conferenza.

Il terzo messaggio del Papa dedicato agli sfollati
Il porporato sottolinea che questo è il terzo messaggio che il Pontefice argentino dedica alle persone sfollate, dopo quelli del 2014, “Verso un mondo migliore”, e del 2017, “Bambini migranti, vulnerabili e senza voce”, ma il primo che “si concentra sulla cura pastorale degli sfollati interni”. Il cardinal Czerny spiega che questi messaggi, radicati in più di un secolo di tradizione, “arricchiscono il magistero di Papa Francesco riguardo alle persone più vulnerabili di ogni società: gli scartati, i dimenticati, i messi da parte”.

Czerny: “Sono cittadini di carta”, sradicati nel proprio Paese
Gli sfollati interni, chiarisce infine il sottosegretario, “abbandonando la propria casa e l’ambiente familiare, vivono sradicati all’interno del proprio Stato nazionale, tra i connazionali che possono provare antipatia e risentimento nei loro confronti”. Diventano “cittadini ‘sulla carta’, che non si adattano, anche se hanno molto da offrire”: i loro bisogni, conclude, “richiedono attenzione e sono una nostra responsabilità”, ma in questo momento sembrano esserci “altre priorità”.

Baggio: le sei coppie di verbi della pastorale migratoria
L’altro sottosegretario, lo scalabriniano padre Fabio Baggio, si concentra sull’analisi del messaggio pontificio per sottolineare che Francesco propone una “nuova articolazione dei 4 verbi con i quali ha voluto sintetizzare la pastorale migratoria: accogliere, proteggere, promuovere e integrare”. E sintetizza il messaggio in ognuna delle sei coppie di verbi, legate da una “relazione di causalità”.

Conoscere le loro storie per comprendere i bisogni
Nella prima coppia, “conoscere per comprendere”, per padre Baggio il Papa chiarisce “che gli sfollati interni non sono numeri, ma persone. Solo conoscendo le loro storie riusciremo a comprendere il loro dramma e i loro bisogni”. E a questa coppia è dedicato il primo video della campagna di preparazione alla Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, presentato nel corso della conferenza, preparato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.

La mancanza di conoscenza porta al pregiudizio
Su questa coppia si sviluppa anche il dibattito con i giornalisti via Skype, con il padre scalabriniano che ha sottolineato che è la mancanza di conoscenza nell’altro a portare al pregiudizio. Amaya Valcárcel porta l’esperienza personale dell’incontro con uno sfollato somalo, nel 1996, alla mensa di Via Dandolo a Roma, gestita dalla Comunità di Sant’Egidio dove era volontaria, quando era studentessa in Legge. “Non sapevo bene cosa fare della mia vita – racconta – e l’amicizia con questo padre di famiglia che mi raccontava del dramma dei suoi cari rimasti nella Somalia in guerra e che cercava di far venire in Italia, mi ha portato ad indirizzare il mio percorso di studi nell’assistenza legale a queste persone, fino all’ingresso nel Jrs”.

Essere angeli che portano gli altri all’incontro col diverso
Il cardinale Czerny conclude che “la paura è l’ostacolo più forte alla fede, e la paura dell’altro, del diverso da noi non si supera con argomenti e concetti, ma con l’incontro”. C’è bisogno, spiega, “di un angelo che ci prenda per mano e ci porti all’incontro che è scoperta dell’altro come fratello e sorella, per far sparire la paura” e noi cristiani possiamo essere questo angelo per chi non crede. Come le associazioni e le parrocchie, “che fanno lo sforzo anche comunicativo di condividere le loro ‘buone pratiche’ per farci capire che le nostre paure sono infondate”.

Non scordatevi di fare clic su “MI PIACE” nella nostra pagina Facebook e di seguirci su Facebook per ricevere tutte le notizie, immagini, video e informazioni sempre aggiornate su Papa Francesco.

Fonte: Vatican News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *