Golpe in Mali: i militari, ora verso transizione civile ed elezioni

Golpe in Mali: i militari, ora verso transizione civile ed elezioni

I militari che hanno preso il potere in Mali spingendo il presidente Ibrahim Boubacar Keita a dimettersi, hanno annunciato la creazione di un “Comitato nazionale di salvezza del popolo”. Nell’intervista, padre Filippo Ivardi, direttore di Nigrizia, analizza le complesse origini della crisi nel Paese

Poche ore dopo l’annuncio delle dimissioni da parte del presidente Ibrahim Boubacar Keita, arrestato nel golpe di ieri insieme al premier Boubou Cissè, i militari hanno annunciato la volontà di mettere in atto una “transizione politica civile” per portare alle elezioni generali entro un “tempo ragionevole” e hanno invitato società civile e movimenti socio-politici a unirsi a loro per creare le condizioni necessarie a questo scopo.

Il volere dei militari
“Noi, le forze patriottiche raggruppate nel Comitato nazionale per la salvezza del popolo (Cnsp), abbiamo deciso di assumerci le nostre responsabilità davanti al popolo e alla storia”, ha dichiarato il loro portavoce, il colonnello maggiore Ismael Wagué, vicecapo di Stato maggiore dell’Aeronautica Militare, parlando alla televisione pubblica. “Il nostro Paese, il Mali, cade giorno per giorno nel caos, nell’anarchia e nell’insicurezza per colpa degli uomini responsabili del suo destino”, ha dichiarato l’ufficiale, denunciando “clientelismo politico” e “gestione familiare degli affari di Stato”. Nel Paese, stremato dalla povertà dilagante, aggravata dalla pandemia di coronavirus, e dalle violenze jihadiste, le opposizioni, riunite nel ‘Movimento 5 giugno’, erano scese in piazza nel corso degli ultimi due mesi, chiedendo le dimissioni del 75enne Keita e la creazione di un governo di unità nazionale.

Per padre Filippo Ivardi, direttore della rivista Nigrizia, quella del Mali è una crisi che viene da lontano. “Il Paese vive nel caos a partire dal 2012, anno del precedente colpo di Stato militare. In questo caso – dice nell’intervista a Vatican news- si è aperta una crisi che viene dal Nord del Paese, legata al progressivo rientro dalla Libia dei militari indipendentisti tuareg dopo la caduta di Gheddafi. A questi, si sono aggiunti gruppi jihadisti che hanno reso soprattutto la zona settentrionale molto instabile, una zona teatro ancora oggi di questa insicurezza jihadista. Da lì arriva la condizione di malessere della popolazione, oggi sempre più colpita dal Covid-19, mentre la situazione economica è allo sbando”.

Il golpe
Ieri il gruppo di militari ha arrestato il presidente Keita e il premier Cisse dopo una giornata convulsa in cui erano circolate notizie di un colpo di Stato in corso. I due sono stati prelevati dalla casa di Keita a Bamako e portati a bordo di veicoli blindati a Kati, città a 15 chilometri dalla capitale, dove i militari hanno preso il controllo di una base strategica sparando alcuni colpi in aria. Poche ore dopo l’arresto, Keita è apparso in tv e ha annunciato in diretta le sue dimissioni e lo scioglimento del Parlamento e del governo. “Ho deciso di lasciare il mio incarico” ha detto Keita, eletto presidente del Paese africano nel 2013 e poi nel 2018, aggiungendo: “Non voglio che venga versato il sangue per restare al potere”.

Le reazioni
L’Ecowas, l’organizzazione dei Paesi dell’Africa occidentale, ha condannato il golpe e chiuso le frontiere con il Mali, che è stato sospeso dall’organismo con l’aggiunta di pesanti sanzioni ai golpisti. Condanne anche dall’Unione Europea e dall’Onu, che chiede di preservare le istituzioni democratiche in Mali. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite terrà oggi una riunione di emergenza. Condanna al golpe anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che ieri ha discusso di quanto accaduto in Mali con il presidente nigeriano Mahamadu Issufu, l’ivoriano Alassane Ouattara e il senegalese Macky Sall esprimendo “il suo pieno sostegno agli sforzi di mediazione dell’Ecowas “.

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Fonte: Vatican News

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