Greccio attende il Papa nel suo presepe umile e gioioso

greccio-attende-il-papa-nel-suo-presepe-umile-e-gioiosoTutto è pronto a Greccio, nel Santuario francescano del presepe, per accogliere Papa Francesco che alle 16 di domenica – la prima d’Avvento – firmerà nella grotta del primo presepe la Lettera apostolica sul significato e il valore del presepe e poi, nella chiesa del Santuario, presiederà una celebrazione della Parola

La dimora di San Francesco a Greccio, paese di 1500 abitanti a 700 metri sul livello del mare, in diocesi di Rieti, è pronta per accogliere, domani pomeriggio, Papa Francesco, qui pellegrino per la seconda volta, dopo quella, privatissima, del 4 gennaio 2016. Si trova in una “selvaggia selva, sopra un monticello”, come la descrive Tommaso da Celano, biografo del Poverello d’Assisi. Qui, le grotte della località chiamata Fonte Colombo, dove scrisse anche la Regola della sua comunità nascente, ricordavano a San Francesco Betlemme. Così 15 giorni prima del Natale del 1223, chiese all’amico Giovanni Velita, signore di Greccio, di sceglierne una dove far costruire una mangiatoia, “condurvi un bove e un asinello” e riprodurre, per quanto è possibile, la grotta di Betlemme “perché voglio vedere, almeno una volta, con i miei occhi, la nascita del Divino infante.”

Greccio, la “seconda Betlemme”
Così Greccio diventò “quasi una seconda Betlemme”, come la definì San Giovanni Paolo II quando venne qui, il 2 gennaio 1983, e in quella notte santa del 1223 il fraticello d’Assisi, contemplando il primo presepe della storia, “fu talmente commosso nel nominare Gesù Cristo – narra sempre Tommaso da Celano – che le sue labbra tremavano, i suoi occhi piangevano e, per non tradire troppo la sua commozione, ogni volta che doveva nominarlo, lo chiamava il Fanciullo di Betlemme”.

Monsignor Pompili: Lettera che sarà un regalo per i cristiani
Oggi il Santuario francescano costruito intorno a quella grotta brulica di ragazzini e famiglie, che ascoltano dai frati e dagli accompagnatori la storia affascinate del primo presepe, mentre la nebbia avvolge la valle reatina sotto di loro. Celebrano la Messa nella chiesa del Santuario, circondata da presepi di ogni tipo, e così si preparano a visitare la grotta e contemplare la roccia dove fu posta la paglia della mangiatoia e dove riposano, in un urna, anche i poveri resti mortali di Giovanni Velita. Nella chiesa incontriamo il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, che spiega così il programma della breve visita di Papa Francesco, nel pomeriggio della prima domenica d’Avvento:

R. – Il Papa atterrerà alle 15.35 circa, stando a quello che la Sala Stampa ha diramato. Salirà la strada in macchina e lì sarà già salutato dalle persone che interverranno e approderà qui, all’altezza della scala del santuario, dopodiché scenderà nella grotta del santuario. Lì starà in preghiera di fronte al meraviglioso affresco che descrive la grotta di Betlemme e la notte del Natale del 1223 quando Francesco inventa il presepe. Firmerà la Lettera sul significato e il valore del presepe e poi entrerà in questa chiesa dove ci sarà una celebrazione nella quale verrà letta, credo integralmente, la Lettera che per noi è ancora sconosciuta ma che è sicuramente un grande regalo a tutti i cristiani, ma direi a tutti perché il presepe, nell’immaginario collettivo, rappresenta una grande esperienza di gioia e di fede.

Quale parola vi aspettate dal Papa sull’evento che vide Greccio protagonista quasi 800 anni fa?

R. – Sicuramente è un richiamo a valorizzare questa forma di comunicazione della fede che si trasmette di padre in figlio, perché la famiglia è il contesto nel quale la fede si trasmette: la lingua materna è la lingua della fede. Perciò un’esperienza come quella del presepe, come testimonia anche questa presenza significativa dei bambini, si trasmette di padre in figlio.

Padre De Giusti: due cori di bambini per il Papa
Nella grotta del primo presepe, dove San Francesco d’Assisi, disse Papa Benedetto XVI nella Messa del 24 dicembre 2011, “ha ridonato alla cristianità l’intensità e la bellezza della festa del Natale”, ci attende, in una pausa dei preparativi, padre Luciano De Giusti, vicario del Santuario francescano del Presepe, che così descrive come sarà accolto il Papa:

R – C’è un coro di bambini di Greccio e Rieti che accoglierà il Papa. All’interno abbiamo un altro coro di bambini che viene da Roma, quindi abbiamo due cori, uno all’esterno che dà il benvenuto attraverso il canto e poi all’interno un altro coro di Roma per la celebrazione della liturgia della Parola.

Quante persone prevedete potranno essere nella zona del santuario per incontrare Papa Francesco?

R. – Con i numeri forse riusciremo ad arrivare intorno a 500 persone, ma sono davvero tante, quindi forse saranno 400, perché è un problema anche di sicurezza e di spazi.

Cosa avvenne la notte di Natale del 1223, in questa grotta?

R. – Francesco ha questo desiderio, come dirà all’amico di Greccio, Giovanni Melita, di celebrare nella selva di Greccio il Natale del Signore. Cioè voleva vedere con i suoi occhi i disagi che ha vissuto il Signore quando venne nel mondo, per cui chiede proprio a questo amico di preparare il bue, l’asino, la greppia e il fieno. Quindi è un contesto liturgico. E’ durante questa celebrazione eucaristica che Francesco, durante la riflessione, la meditazione che fece quella notte rileggendo il Vangelo di Luca, ha una visione: gli sembra di vedere il Bambino destarsi da quella specie di sonno. Ma la stessa fonte di Tommaso da Celano ci dice che grazie alle parole di Francesco, “resuscita quel bambino che era stato dimenticato nei loro cuori”. Quindi, un’esperienza molto particolare quella notte, perché la gente riscopre il Dio che si fa carne ed entra nella nostra storia, nella fragilità della nostra storia. Dio è piccolo, è umile e dunque i piccoli e gli umili possono accoglierlo con grande gioia e pace del cuore.

E’ previsto che il Papa si sposti poi nel santuario per la celebrazione della Parola. Che parole vi aspettate?

R. – Spero che incoraggi tutti, che dica che la strada è la strada dell’umiltà, della piccolezza, quella che Francesco ci ha insegnato, che Papa Francesco sta indicando a tutta la Chiesa e che in questi segni del presepe ritroviamo in modo plastico, in modo artistico, ma che questa è l’unica strada, dei piccoli e dei poveri, degli uomini che assumono le beatitudini come senso profondo della vita cristiana che è la vita della santità.

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Fonte: Vatican News

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