Greccio, una famiglia e il suo presepe: “Ai nostri figli parla dell’umiltà di Dio”

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Ai piedi del Santuario francescano, dove il Papa ha consegnato la sua Lettera sul presepio, Manoela e Andrea ogni anno allestiscono il presepe di casa con figli e nipoti. “Il cuore è la capanna, che rappresenta la cosa più importante, la famiglia”

Papa Francesco, nell’introduzione della sua Lettera apostolica “Admirabile signum” sul significato e il valore del presepe, spiega di voler “sostenere la bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe”. Che definisce “un esercizio di fantasia creativa”, che si impara da bambini, da papà e mamma, insieme ai nonni. E conclude ricordando l’impazienza con la quale da bambini “si aspettava il tempo per iniziare a costruirlo”, perché il presepe diventava strumento gioioso di trasmissione della fede.

Nel presepe i valori di umiltà, sacrificio e condivisione
A Greccio, il borgo del primo presepe realizzato da San Francesco, dove il Papa ha voluto firmare e consegnare ai rappresentanti del popolo di Dio la sua Lettera, nella frazione di Limiti, ai piedi del Santuario francescano, vivono Manoela Angelucci e Andrea Lavarini, che con i loro figli Roberto, 10 anni, e Francesco, 9, e i nipoti Giacomo e Anna, hanno appena completato l’allestimento del presepe di casa. Un presepe napoletano semplice, con personaggi in plastica, in modo che i bambini possano maneggiarli senza problemi, che ingrandiscono anno dopo anno, comprando statuine e accessori in via San Gregorio Armeno, la strada dei presepi. Così Manoela parla del significato del presepe per la sua famiglia:

R. – Realizziamo questo presepe tutti insieme, è un momento che condividiamo ogni anno e ognuno di noi fa qualcosa in particolare. Innanzitutto per noi rappresenta un momento in cui possiamo raccoglierci e pensare al significato vero che è quello dell’incarnazione di Dio in un uomo, in un bambino in questo caso, e quindi che si fa umile per noi. Di tutto questo presepe la cosa più importante per noi è la capanna, che rappresenta la famiglia, che è la cosa a cui teniamo di più e in questa capanna noi ritroviamo sentimenti importanti che cerchiamo di trasmettere ai bambini: l’umiltà, il senso di sacrificio, la condivisione. Cerchiamo che loro crescano con questi valori.

Andrea, voi avete deciso di far crescere il vostro presepe un po’ alla volta. E’ una scelta che ha anche un valore simbolico?

R. – Ogni anno cerchiamo di realizzare un presepe che è sempre più grande dell’anno precedente e che ha sempre qualche componente in più. Una volta, passeggiando per le vie del centro storico di Napoli – io sono di Napoli – trovandoci lì, vedemmo la grotta, la capanna e ci piacque moltissimo e decidemmo di acquistarla, quindi partimmo solamente con quella. Poi negli anni andando sempre in giro abbiamo raggiunto man mano vari pezzi per abbellire il nostro presepe. Il presepe si ingrandisce attorno alla famiglia come la nostra famiglia cresce. Per fare questo presepe partecipiamo tutti, ci danno una mano anche i nipotini che sono qui con me, i miei cognati… Quindi è un momento in cui tutta la famiglia si trova insieme per dare la giusta importanza al Signore.

Manoela, come vivono la costruzione e poi la presenza del presepe in casa i vostri figli? Avete qualche ricordo particolare legato a questo?

R. – Il nostro primo presepe ci è stato regalato da un amico frate ed era tutto di carta. I bambini erano molto piccoli, quindi lo abbiamo costruito e colorato insieme e poi realizzato. E’ stata bella questa loro prima esperienza perché piano piano abbiamo veramente costruito insieme il primo presepe. Noi viviamo sotto il santuario francescano e per noi ha un valore particolare perché San Francesco fece il primo presepe proprio qui.

Un po’ alla volta i figli hanno anche capito il valore del poter contemplare Gesù che nasce nella loro casa, il dono di un Dio che si è fatto bambino in povertà, per dirci quanto è vicino ad ogni uomo, anche ai più poveri?

R. – Cerchiamo di far capire loro l’importanza dell’incarnazione di Dio in un corpo di un bambino e questo lo stanno acquisendo piano piano negli anni. Quest’anno hanno fatto anche la prima comunione e quindi è stato un pezzettino in più e poi noi abbiamo la fortuna di vivere il ministero di mio padre che è un diacono nella nostra famiglia e questo completa un po’ tutto il quadro, tutti i pezzettini che cerchiamo di mettere insieme.

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Fonte: Vatican News

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