I Papi e la Vergine Maria

I Papi e la Vergine Maria

Ogni Pontefice ha declinato a suo modo il rapporto filiale con la Madre del Signore. Nel giorno della festa della Madonna di Fatima, che un ruolo così importante ebbe nella vita e nel magistero di Giovanni Paolo II, ripercorriamo alcuni spunti di devozione a Maria da parte dei Papi della modernità.

Ricordando ieri al Regina Coeli la festa della mamma, Papa Francesco ha voluto ricordare la ‘nostra Mamma’ celeste che celebriamo oggi, 13 maggio, con il nome di Nostra Signora di Fatima. “A Lei ci affidiamo – ha detto – per proseguire con gioia e generosità il nostro cammino”.

Sul finire dell’Anno Santo del 1950, a pochi anni dalla fine della guerra, nel panorama di distruzione e nella generale ansia di rinascita, Pio XII vide in particolare in Maria un riferimento importante per l’umanità ancora smarrita e disorientata …

Per imperscrutabile disegno divino, sugli uomini della presente generazione, così travagliata e dolorante, smarrita e delusa, ma anche salutarmente inquieta nella ricerca di un gran bene perduto, si apre un lembo luminoso di cielo, sfavillante di candore, di speranza, di vita beata, ove siede Regina e Madre, accanto al Sole della giustizia, Maria.

Una luce nella notte oscura della perdita di punti di riferimento: questo è Maria per l’umanità del nostro tempo. Coglie la metafora Giovanni XXIII rivolgendosi via radio alla cittadinanza di Tortona, in occasione dell’accensione dell’impianto di illuminazione della statua di Maria sulla torre del santuario di Nostra Signora della Guardia. Maria come una vera luce nella notte dei tempi.

Voi volete la Santissima Vergine in cima ai vostri pensieri e ai vostri affetti, amabile Regina delle anime vostre, guida sicura delle vostre volontà e sostegno dei vostri passi, ispiratrice sublime nell’imitazione di Gesù Cristo, modello di vostra santificazione; e volete, inoltre, che, dall’alto guardi alle vostre case e protegga le vostre famiglie, suggerisca ai vostri figli desideri di cielo e propositi di purezza, segua maternamente, come auspicava con felice pensiero Don Orione, anche i passi dei frettolosi che non entrano in chiesa, sospinti dagli interessi effimeri di una povera vita, e infine mostri a tutti l’unica cosa necessaria alla salvezza dell’anima: amare Dio con fiducioso abbandono nella sua misericordia e con docilità ai suoi sapienti voleri.

Da una metafora all’altra: Maria come luce per l’umanità smarrita, ma anche come porta per accedere a Cristo. Ecco la lettura squisitamente teologica di Paolo VI, nella festa dell’Assunzione del 1977

…la vita della Madonna. È Dio che si fa uomo, e trova una porta pura, ricostruita dopo la caduta di Eva, perché il Signore vuole affratellarsi con noi, entrare tra di noi. E questa porta, «ianua caeli», è la Madonna, capolavoro della bontà, della sapienza di Dio, sua presenza desiderata nella vita del mondo. Per creare la Chiesa il Signore ha creato una mamma, la madre di Cristo, e ha dato a Maria la gloria e l’umiltà per un compito di questa natura, di questa portata. È un mistero che ci è tanto vicino, che parla alle anime di ciascuno di noi perché la Madonna è la madre nostra. Il Signore ha voluto veramente in lei avvicinarsi, confondersi con la folla umana. Ha voluto essere uno di noi attraverso la presenza benedetta e mai abbastanza celebrata di Maria.

Il Papa dall’impronta mariana fu senz’altro Giovanni Paolo II, che aveva inscritto nel suo motto un riferimento diretto alla madre di Dio: totus tuus. Orfano in tenero età, Karol Wojtyła trovò nella Vergine la sua stella polare, per non parlare della vicenda dell’attentato di 38 anni fa, quel 13 maggio 1981, giorno della Madonna di Fatima, quando il papa stesso si disse certo che proprio la mano della Madonna avesse deviato il proiettile da centri vitali del suo corpo. Quel proiettile, donato un anno dopo al santuario di Fatima, tornò in Italia, incastonato nel diadema sulla testa della statua di Maria nel 1984. Occasione: un tour religioso della statua in alcune diocesi legate al suo nome. Al congedo dell’immagine, il 25 marzo dello stesso 1984, Giovanni Paolo II si rivolge direttamente alla Madonna. E con deferenza, le chiede scusa per … il trambusto del trasferimento!

Come Vescovo di Roma, voglio ringraziare te, Madre di Cristo, nostra Signora di Fatima per questa tua visita nella basilica di San Pietro, in un giorno in cui questa basilica e questa piazza, riempita dai pellegrini dell’Anno Santo della Redenzione, hanno potuto assistere a un solenne, profondamente sentito, direi sofferto, atto di affidamento, atto rivolto al tuo cuore immacolato e, nel tuo cuore immacolato, rivolto al tuo Figlio, Redentore del mondo, Redentore dell’uomo. Ci fidiamo di questo tuo cuore immacolato, cuore materno, perché in questo tuo cuore hai portato lui come madre. Ci fidiamo di questo tuo cuore materno, perché con questo cuore tu abbracci tutti i suoi discepoli, anzi tutti gli uomini. (…) Scusaci, o Madonna, scusaci, o Madre di Gesù, se dobbiamo incontrarci in questa Roma, in diversi luoghi, in diversi posti. Dobbiamo aprire, vogliamo aprire la grazia della tua presenza ai diversi ambienti di questa grande città e diocesi del Papa.

Anche Benedetto XVI rivolge un grazie a Maria. L’occasione è la festa dell’Immacolata del 2005, nel 40° anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, quando, papa da pochi mesi, Joseph Ratzinger depone ai piedi della statua nel cuore di Roma le ansie e i turbamenti dell’umanità del suo tempo, ma guarda anche al passato…

Memori dei tanti eventi che hanno segnato i quarant’anni trascorsi, come non rivivere oggi i vari momenti che hanno contraddistinto il cammino della Chiesa in questo periodo? La Madonna ha sorretto durante questi quattro decenni i Pastori e in primo luogo i Successori di Pietro nel loro esigente ministero a servizio del Vangelo; ha guidato la Chiesa verso la fedele comprensione ed applicazione dei documenti conciliari. Per questo, facendomi voce dell’intera Comunità ecclesiale, vorrei ringraziare la Vergine Santissima e rivolgermi a Lei con gli stessi sentimenti che animarono i Padri conciliari, i quali dedicarono proprio a Maria l’ultimo capitolo della Costituzione dogmatica Lumen gentium, sottolineando l’inscindibile rapporto che unisce la Vergine alla Chiesa. (…) Sì, vogliamo ringraziarti, Vergine Madre di Dio e Madre nostra amatissima, per la tua intercessione in favore della Chiesa. Tu, che abbracciando senza riserve la volontà divina, ti sei consacrata con ogni tua energia alla persona e all’opera del Figlio tuo, insegnaci a serbare nel cuore e a meditare in silenzio, come hai fatto Tu, i misteri della vita di Cristo.

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Fonte: Vatican News

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