Il bello di essere tanti in famiglia: valore e risorsa sociale

Il bello di essere tanti in famiglia: valore e risorsa sociale

Il mestiere dei fratelli e delle sorelle nelle famiglie numerose raccontato nel libro “Educazione orizzontale” da oggi in libreria. Intervista a Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale di studi sulla famiglia (Cisf), curatore del volume insieme ai coniugi Raffaella e Giuseppe Butturini.

Un libro in controtendenza, frutto di una ricerca promossa dall’Associazione nazionale famiglie numerose (Anfs), commissionata al Centro internazionale di studi sulla famiglia (Cisf) e all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano e realizzata su un campione di figli con almeno tre fratelli e di figli unici, originari di sei diverse regioni, distribuite tra nord, centro e sud d’Italia.

Apprendere l’arte della relazione
Il quadro che ne esce è sorprendente, visto il clima culturale e sociale ‘ostile’ alle famiglie numerose: avere fratelli e sorelle è una grande risorsa in più per tutti, “perché – come scrivono nella presentazione al volume Giuseppe Butturini e Raffaella Mascherin, genitori di dieci figli – i piccoli si sentono protetti e custoditi anche dai fratelli maggiori, oltre che dai genitori. Perché in una famiglia numerosa i fratelli cominciano ad apprendere l’arte della relazione con chi è aperto e con chi è più chiuso, con chi vorrebbe fare sempre mille cose e con chi tenderebbe a ripiegarsi su se stesso. Perché imparano a condividere gioie e dolori, sapendo scegliere al momento opportuno una parola o il silenzio”.

Adattarsi, aiutarsi, sapersi limitare
I figli di famiglie numerose – spiegano i coniugi Butturini – “senza rendersene conto, si adattano e si aiutano, sono capaci di essere creativi e insieme consapevoli dei propri limiti”. E poi da grandi, “danno dritte” a fratelli e sorelle, “raccolgono confidenze”, sovente “rimediano e coprono, sviste, errori, magari compiuti dagli stessi genitori”.

Semplificare le dinamiche sociali
Più figli – documenta la ricerca – rafforzano la famiglia, aiutano i genitori, semplificano le dinamiche sociali. Se il figlio unico ha spesso una visione della realtà idealizzata, fatica a rimettersi in discussione ed ha una percezione di sé egocentrica, i figli numerosi hanno sovente una visione del mondo più realistica, sono più capaci di adattamento ed hanno una percezione dell’io socio-centrica.

La famiglia non è il problema ma la soluzione
Dunque “la famiglia non è il problema ma la soluzione del problema”, “la famiglia non è il malato da curare, ma la cura del malato”, sostengono i Butturini, che rivendicano per le famiglie numerose un ruolo trainante nella società odierna, anziché essere relegate in una sorta di ghetto di persone “bisognose e chiassose, che chiedono solo aiuti” e “fanno i figli come conigli”, “quasi fenomeni da baraccone! In Italia oggi sono 128 mila le coppie con almeno quattro figli – rispetto ai 3 milioni negli anni ’60 – e 720 mila circa le coppie con almeno tre figli.

L’educazione orizzontale è un valore aggiunto
La famiglia numerosa è davvero più formativa per chi la vive e un valore aggiunto per la società, dichiara Francesco Belletti, sociologo, direttore del Centro internazionale di studi sulla famiglia (Cisf):

R. – La ricerca si è concentrata sul valore dell’educazione tra fratelli, quindi sull’opportunità che hanno i fratelli di aiutarsi, anche di litigare, discutere, quindi di costruire delle relazioni molto particolari dentro il mondo familiare: è un’educazione tra pari. La ricerca documenta e conferma, che avere relazioni tra fratelli costituisce è una grande risorsa sia quando si vive da figli nella famiglia dei propri genitori, da piccoli o da adolescenti, ma anche quando poi una persona esce di casa e sa che avrà altri fratelli su cui contare.

Nel sottotitolo si parla infatti di mestiere dei fratelli e delle sorelle…

R. – Sì, perché non è una passeggiata l’esperienza di avere dei fratelli o delle sorelle. È un’aspettativa, un legame, che richiede impegno, perché si tratta di condividere gli stessi spazi, magari di dover condividere gli stessi giocattoli e fin da piccoli imparare che l’altro occupa il tuo posto: l’altro non è una persona lontana ma è qualcuno con cui devi davvero fare i conti. E questo costruisce anche un atteggiamento più sociale, più attento al lavoro di gruppo, più attento anche alle contrattazioni, al saper litigare bene, ad avere conflitti ma a poterne poi uscire bene. Perché dalla relazione tra fratelli non si può scappare, perché poi a casa si torna tutti. Imparare questo fin da piccoli, magari con una buona vigilanza da parte dei genitori, è una vera ginnastica di educazione civica, una vera pratica di relazione positiva e di capacità di stare insieme agli altri.

Eppure, le coppie oggi paventano, rimandano, la nascita del primo figlio. Perché questa paura di non essere in grado di crescere i figli?

R. – Fare i genitori è un altro mestiere difficile. La parola ‘mestiere’ è provocatoria perché pensare al mestiere in famiglia è ovviamente fuori contesto ma dà proprio l’idea che sia un’arte da approfondire, non una cosa che viene del tutto naturale ma che richiede una certa attenzione: diventare genitori è oggettivamente una grande sfida. La contemporaneità scarica sui giovani grandi incertezze e paure. Quindi la prima strategia è quella del rinviare le decisioni importanti, e quindi si fa il primo figlio a 35 o anche a 40 anni ed oltre; dopodiché, un po’ inevitabilmente, c’è una deriva, quella del fermarsi ad uno, massimo a due figli. Quindi è proprio un problema delle nuove generazioni; sono le coppie che dovrebbero forse sentirsi meno sole davanti a quella grande scommessa che è mettere al mondo un figlio, che è poi un’esperienza entusiasmante, che ti cambia la vita davvero; però, prima di buttarsi in questa grande scommessa, le persone hanno bisogno di essere confortate. Oggi se uno dice: “Aspetto un figlio”, si sente dire: “Ma chi te lo fa fare!”, figuriamoci il terzo o il quarto… Ecco, c’è anche il clima sociale che rema contro, e le persone sono sempre più sole e sempre meno accompagnate da un popolo.

In questo libro emerge anche il bisogno delle famiglie numerose di uscire da un isolamento sociale, additate come una specie in via di estinzione, derise o viste anche con una certa pena..

R. – Sì, tra l’altro è un po’ curioso che nel nostro Paese sia molto forte quest’atteggiamento da sovrappopolazione, per cui chi fa più figli è un nemico della natura, del pianeta, è un irresponsabile. Invece, nel nostro Paese, avremo grandissimi problemi proprio perché mancano le nuove generazioni. Quindi è anche uno strano discorso pubblico che rende la famiglia numerosa una sorta di soggetto che non genera bene comune. Invece le nuove generazioni sono il primo modo con cui la famiglia può contribuire al bene comune: mettere al mondo i nuovi Leonardo o i nuovi Michelangelo ma magari anche i nuovi Baggio o Del Piero! Il genio delle persone: le persone sono la prima grande risorsa di un popolo, di un Paese, e anche di una famiglia. La paura dei figli è veramente un segnale di incupimento dell’orizzonte di futuro di un popolo. In Italia abbiamo un problema reale: la presenza delle famiglie numerose è un piccolo lume di speranza ma vale la pena di continuare.

Le presentazioni del libro a Milano e Roma
Il libro “Educazione Orizzontale. Il mestiere dei fratelli e delle sorelle”, edizioni Toscana Oggi, sarà presentato domani 21 maggio, alle ore 17.30, presso il Convento San Carlo a Milano, alla presenza del vicario episcopale della diocesi ambrosiana, mons. Carlo Azzimonti. Un secondo incontro avrà luogo il 5 giugno a Roma, alle ore 17.30, presso la Casa Nazareth, alla presenza del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferena episcopale italiana.

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Fonte: Vatican News

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