Il Corpus Domini dalle origini a oggi

Il Corpus Domini dalle origini a oggi

La Solennità del Corpus Domini ha le sue origini nel XIII secolo e rimane a tutt’oggi una delle feste più sentite. Quest’anno il Papa farà la Messa e la processione ad Ostia come fece Paolo VI nel 1968

La Solennità del Corpus Domini con la processione con l’Ostia consacrata è senz’altro una delle feste più sentite e tra i momenti di preghiera più intensi. Con questa Celebrazione si richiama la presenza reale di Gesù nell’Eucaristia.

Le origini nel XIII secolo
Le radici di questa Solennità vanno cercate nel XIII secolo, prima di tutto nell’esperienza mistica di una suora che viveva vicino Liegi, in Belgio. Nel 1208 Santa Giuliana di Cornillon vede in estasi una candida luna segnata però da un lato in ombra. Una visione che rimandava alla mancanza nella Chiesa di una solennità in onore del Santissimo Sacramento. Il vescovo fa sua la richiesta e introduce nella diocesi una Festa in onore del Corpus Domini. E’ il 1247. In realtà per capire l’origine della ricorrenza bisogna ancora fare un passo indietro. Proprio in Belgio, nell’XI secolo, Berengario di Tours aveva parlato di presenza solo simbolica e non reale di Cristo nell’Eucaristia. Da qui, dopo varie vicende e condanne di questa tesi, Berengario aveva ritrattato e nel 1215, nel IV Concilio Laterano, la transustanziazione divenne dogma della fede.

Il miracolo di Bolsena
Queste le radici, ma la nascita della Festa del Corpus Domini è strettamente legata al miracolo di Bolsena. Siamo sempre nel XIII secolo. Precisamente nel 1263. Un sacerdote boemo in pellegrinaggio verso Roma si ferma a dire Messa a Bolsena e mentre spezza l’ostia viene colto dal dubbio sulla presenza reale di Cristo. Subito dall’ostia escono alcune gocce di sangue che macchiano il corporale di lino e alcune pietre dell’altare tuttora custodite. Papa Urbano IV, che proveniva proprio da Liegi ed era stato confidente di Giuliana, decide allora di estendere a tutta la Chiesa la Solennità. Lo fa nel 1264 con la bolla Transiturus e la colloca il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste. Una vicenda che coinvolge da vicino anche San Tommaso D’Aquino che risiedeva come il Pontefice ad Orvieto. Tommaso compone l’officio della Solennità e della Messa. Il noto inno del Corpus Domini – il “Pange lingua” – è stato scritto proprio dal Doctor Angelicus.

Il Papa ad Ostia
Alcuni Paesi, fra cui l’Italia, hanno spostato la Solennità alla domenica. In Vaticano cade di giovedì. L’anno scorso Papa Francesco ha deciso di fare la processione di domenica per “favorire la presenza delle persone e non creare ulteriori problemi alla città in un giorno lavorativo”, aveva fatto sapere il direttore della Sala Stampa Vaticana, Greg Burke. Quest’anno, poi, il Papa ha voluto fare la processione ad Ostia e non tra San Giovanni in Laterano, dove si celebrava la Messa, e la Basilica di Santa Maria Maggiore come da 40 anni avveniva. Ad Ostia, proprio nel 1968, la celebrò Paolo VI. Domani pomeriggio il Pontefice presiederà, quindi, la Messa nella Chiesa di Santa Monica per poi recarsi in processione fino alla parrocchia di Santa Bonaria.

Dall’Eucaristia la forza di spezzarsi per gli altri
Nel corso degli anni Papa Francesco ha sottolineato vari aspetti di questa Solennità. Prima di tutto, la forza di spezzarsi per gli altri che viene proprio dall’Eucaristia:

“Quante mamme, quanti papà, insieme con il pane quotidiano, tagliato sulla mensa di casa, hanno spezzato il loro cuore per far crescere i figli e farli crescere bene! Quanti cristiani, come cittadini responsabili, hanno spezzato la propria vita per difendere la dignità di tutti, specialmente dei più poveri, emarginati e discriminati!” (Omelia Corpus Domini 26 maggio 2016)

L’anno prima aveva messo in evidenza che ciò che ci permette di non disgregarci è proprio l‘Eucaristia:

“Il Cristo presente in mezzo a noi, nel segno del pane e del vino, esige che la forza dell’amore superi ogni lacerazione e al tempo stesso che diventi comunione con il povero, sostegno per il debole, attenzione fraterna a quanti fanno fatica a sostenere il peso della vita quotidiana. E sono in pericolo di fede”. (Omelia Corpus Domini 4 giugno 2015)

Il Pane di unità
L’Eucarestia non è un memoriale astratto, ma vivo dell’amore di Dio, un sacramento che si inscrive nel DNA spirituale, aveva ricordato lo scorso anno:

“L’Eucaristia è il sacramento dell’unità. Chi la accoglie non può che essere artefice di unità, perché nasce in lui, nel suo ‘DNA spirituale’, la costruzione dell’unità. Questo Pane di unità ci guarisca dall’ambizione di prevalere sugli altri, dall’ingordigia di accaparrare per sé, dal fomentare dissensi e spargere critiche; susciti la gioia di amarci senza rivalità, invidie e chiacchiere maldicenti”. (Omelia Corpus Domini 18 giugno 2017).

E anche nel 2013 centrale era stato l’aspetto della comunione mentre nel 2014 il Papa aveva messo in guardia dai vari tipi di cibo che vengono offerti:
“Ma il cibo che ci nutre veramente e che ci sazia è soltanto quello che ci dà il Signore! Il cibo che ci offre il Signore è diverso dagli altri, e forse non ci sembra così gustoso come certe vivande che ci offre il mondo. Allora sogniamo altri pasti, come gli ebrei nel deserto, i quali rimpiangevano la carne e le cipolle che mangiavano in Egitto, ma dimenticavano che quei pasti li mangiavano alla tavola della schiavitù”.

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Fonte: Vatican News

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