Il Papa alla Gendarmeria: lavorate per la dignità delle persone

Il Papa alla Gendarmeria: lavorate per la dignità delle persone
Francesco ha celebrato ieri nei Giardini Vaticani la messa per il Corpo della Gendarmeria. Siate custodi delle persone, dei nomi e dei volti, lavorate per fermare “l’orgia dell’anonimato”

“Tutta la nostra vita è un percorso per consolidare, per rendere forte il nostro nome con l’onestà della vita, con il cammino che il Signore ci va indicando, e per questo dobbiamo aiutarci l’un l’altro”. Così il Papa che ha celebrato ieri nei Giardini Vaticani la tradizionale messa per la Gendarmeria. Commentando il Vangelo del povero Lazzaro e del ricco epulone, Francesco ribadisce che in questo brano, Gesù non ha voluto dare un insegnamento di tipo morale, in favore dell’elemosina e della giustizia, ma mostrare il destino e il cammino di ogni uomo e donna, la responsabilità che ciascuno ha della propria vita anche se in essa spesso interviene Dio a cambiare lo stato delle cose.

Due vite. Non un istante della vita: due percorsi di vita, perché il ricco continuava a tenere questo stile di vita e il povero continuava a soffrire nell’indigenza. Non è una cosa fantasiosa, questo succede ogni giorno in ogni città, in ogni parte del mondo.

L’ipocrisia della vanità
Il Pontefice nota come in questo brano il nome di Lazzaro compaia per ben cinque volte, quasi “un’esagerazione”, afferma, mentre del ricco non si conosce il nome perché non è riuscito a far crescere la propria dignità davanti a Dio. Egli – prosegue il Papa – era centrato su sé stesso, sulla propria vanità, sul proprio egoismo, si credeva padrone dell’universo, preoccupato solo delle ricchezze e delle feste, perciò non è riuscito a costruirsi un nome.

Non sapeva come si chiamava il povero? Sì, lo sapeva, perché quando era all’inferno chiede ad Abramo: “Manda Lazzaro”. Questa è l’ipocrisia della vanità, l’ipocrisia di coloro che credono di poter essere redentori di sé stessi, di salvare sé stessi, soltanto con le cose. Ma il loro nome non cresce, non hanno nomi, sono degli anonimi.

Custodire i nomi e la dignità delle persone
Ancora. Francesco cita il profeta Amos, che nella Prima Lettura condanna “l’orgia dei dissoluti” che mangiano gli agnelli del gregge, cantano al suono dell’arpa, si ungono con unguenti raffinati, bevono il vino in larghe coppe, ma non si preoccupano della rovina del popolo di Israele e pensando all’opera e alla missione dei gendarmi, il Papa li esorta a rifuggire tale atteggiamento e ad essere piuttosto custodi dei volti, dei nomi, della dignità delle persone:

Anche voi dovete custodire tutte le persone che sono qui dentro, che abbiano la possibilità di crescere, di avere un nome. Voi siete uomini che lavorate per la dignità di ognuno di noi perché ognuno di noi abbia un nome e porti avanti il proprio nome, il nome che il Signore vuole che portiamo. E quando voi fate qualche misura disciplinare – “Questo non si può fare” – è propriamente per fermare questa orgia dell’anonimato che è la più brutta delle orge umane: non accettare un nome e voler tornare nel buio dell’anonimato.

Vigilare e custodire
Insiste su questo, il Papa, mentre esprime il suo grazie all’opera costante svolta dai gendarmi: “Per questo – afferma – mi è venuto in mente di dire che la Gendarmeria è la custodia dei nomi, di tutti i nostri nomi. Non per pulire la cartella di ognuno: se c’è qualcosa di brutto, la bruciamo via… No, questo nome non vale. Ma per aiutare la disciplina dello Stato della Città del Vaticano, che ognuno dei suoi abitanti abbia un nome. E per questo vi ringrazio tanto. Continuate così, a lavorare per la dignità delle persone, di ognuno, e così porterete avanti la vostra vocazione.

L’omaggio ad una coppia di amici
Al termine dell’omelia, Francesco omaggia una coppia di amici che celebra il 50esimo anniversario di matrimonio e scherza così:

Alla fine vorrei dire soltanto una parola su un peccato che ho fatto oggi, e a voi che siete poliziotti: oggi ho fatto un contrabbando! In questa Messa ho fatto un contrabbando perché ho una famiglia di amici che celebra il 50° di matrimonio e io avevo questa Messa e loro volevano che io celebrassi per loro e ho fatto il contrabbando di portarli qui in questa Messa con voi. Loro sono 46 persone, stanno lì. I coniugi, i figli e i nipoti. In totale 46. Bella famiglia! Pregate anche per loro, perché abbiano un nome.

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Fonte: Vatican News

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