Il Papa: la legge e la sanzione penale sono strumenti per il bene

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Ai Partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Francesco afferma che lo scopo della legge penale non è meramente punitivo ma sempre finalizzato a recuperae l’ordine e la persona che si è macchiata di un reato

Con la Sessione plenaria del Pontificio Consiglio dei Testi Legislativi, che si è da poco conclusa, è giunta al termine la revisione del Libro VI del Codice di Diritto Canonico, De sanctionibus in Ecclesia. Un lavoro che ha impegnato il Dicastero in questione per alcuni anni e che, ha affermato il Papa ricevendo oggi i partecipanti alla Plenaria, “si colloca nella giusta direzione: aggiornare la normativa penale per renderla più organica e conforme alle nuove situazioni e problematiche dell’attuale contesto socio-culturale, ed insieme offrire strumenti idonei per facilitarne l’applicazione”.

Riflettendo sul tema della legge penale, Francesco ha detto che si tratta di “uno strumento pastorale e come tale deve essere considerata e accolta”. “Far conoscere e applicare le leggi della Chiesa – ha proseguito – non è un intralcio alla presunta efficacia pastorale di chi vuol risolvere i problemi senza il diritto, bensì garanzia della ricerca di soluzioni non arbitrarie, ma veramente giuste e, perciò, veramente pastorali”.

Ma come lo è la legge, anche la sanzione penale, per quanto considerata il “rimedio estremo a cui far ricorso”, deve essere ‘pastorale’. Ed è proprio all’interno di queste coordinate che si delinea il ruolo del Vescovo, il quale deve essere “sempre più consapevole che nella sua Chiesa, di cui è costituito pastore e capo, è perciò anche giudice tra i fedeli a lui affidati. Ma il ruolo di giudice ha sempre un’impronta pastorale in quanto è finalizzato alla comunione fra i membri del popolo di Dio”:

Quando l’Ordinario abbia constatato che per altre vie dettate dalla sollecitudine pastorale non sia stato possibile ottenere sufficientemente la riparazione dello scandalo, il ristabilimento della giustizia, l’emendamento del reo, solo allora deve avviare la procedura giudiziaria o amministrativa per infliggere o dichiarare le pene adeguate per raggiungere tali finalità (cfr can. 1341).

Al contrario di quella prevista dal legislatore statuale, ha evidenziato Francesco, la pena canonica “ha un carattere spiccatamente medicinale” dato che “persegue non solo una funzione di rispetto dell’ordinamento, ma anche la riparazione e soprattutto il bene dello stesso colpevole”:

In definitiva, essa rappresenta un mezzo positivo per la realizzazione del Regno, per ricostruire la giustizia nella comunità dei fedeli, chiamati alla personale e comune santificazione.

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Fonte: Vatican News

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