Incontro Conte-von der Leyen sulla riforma del trattato di Dublino

Incontro Conte-von der Leyen sulla riforma del trattato di Dublino

Il presidente del consiglio italiano e il nuovo presidente della Commissione europea si sono incontrati a Bruxelles. Oltre al patto di stabilità e agli investimenti sull’energia pulita, tra i punti d’incontro spicca la volontà di rivedere gli accordi sui migranti stabiliti dal trattato di Dublino

Von der Leyen ha spiegato come una riforma del regolamento di Dublino sia fondamentale per la solidarietà tra gli stati membri dell’UE, la cui responsabilità sulle richieste di asilo non può dipendere esclusivamente dalla posizione geografica. Una buona notizia per Conte – spiega ai microfoni di Radio Vaticana Italia Marco Morcone direttore Centro italiano Rifugiati – che aveva affermato la stessa volontà nel suo discorso per la fiducia, ribadendo la richiesta di collaborazione e impegno al resto degli stati dell’unione per sostenere i flussi migratori provenienti dall’Africa.

Cos’è il trattato di Dublino
Il regolamento di Dublino è un trattato internazionale che sancisce i criteri per l’esame e l’approvazione delle richieste di asilo all’interno dell’Unione Europea e stabilisce la responsabilità del Paese di sbarco per quanto riguarda queste richieste.

Il trattato nasce dai precedenti accordi stesi nella capitale irlandese nel 1990 ed è in vigore dal 1997. Per adattarsi alle politiche europee ha già subito due revisioni, una nel 2003 e una nel 2013, tutte però considerate insoddisfacenti dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, su cui ricade il peso dell’accoglienza. Il contesto recente dell’Africa e del Medioriente ha reso velocemente obsoleti gli accordi a causa delle modifiche sostanziali causate dal flusso migratorio verso l’Europa.

Le possibili riforme
Da sempre i paesi più a sud dell’Europa, come l’Italia e la Grecia, chiedono una condivisione della responsabilità dell’accoglienza ai paesi continentali, con misure che garantiscano che le richieste di protezione internazionale vengano esaurite direttamente nei Paesi di asilo e non i quelli di sbarco, che attualmente sono costretti a farsi carico dell’accoglienza dei migranti per un periodo di cinque anni dopo il loro arrivo, durante il quale non è permesso loro di muoversi legalmente verso altri Paesi europei.

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Fonte: Vatican News

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