India, dieci anni fa i massacri anti-cristiani in Orissa

India, dieci anni fa i massacri anti-cristiani in Orissa

Il “National Solidarity Forum” chiede che il 25 agosto sia proclamata una Giornata di memoria per le vittime del più grave attacco ad una comunità di credenti in India, con più di 100 morti, 393 chiese e 6500 case distrutte e 56000 profughi dal distretto di Kandhamal. “Nessun colpevole è in carcere” e i risarcimenti sono inadeguati

Si avvicina il decimo anniversario della campagna di massacri anticristiani che ha colpito lo stato indiano di Orissa nel 2008. E’ stata la più grande ondata di violenza contro dei credenti nella storia della nazione. Oggi, a dieci anni di distanza, la popolazione del distretto di Kandhamal, nello stato di Orissa, teatro dei massacri, ha ancora bisogno di cure e chiede giustizia.

Il più grave attacco contro una comunità di fedeli in India
“Speriamo che ricordiate la tragedia avvenuta nell’Orissa nel 2008. Appena dopo otto giorni dalla celebrazione del Giorno dell’Indipendenza, l’India è stata testimone del più grande attacco contro una comunità religiosa, nella sua storia. Dal 2009, la gente di Kandhamal celebra il 25 agosto come Giornata di memoria per le vittime. Quest’anno sarà il decimo anniversario dalle violenze”, sottolinea il “National Solidarity Forum”, una rete di oltre 70 organizzazioni indiane, che includono attivisti, sacerdoti, religiosi, avvocati, fedeli cristiani e indù.

Furono distrutte 393 chiese e 6500 case
Secondo i dati pubblicati dal “National Solidarity Forum”, durante quella ondata di violenza 393 chiese e luoghi di culto appartenuti ai cristiani adivasi (tribali) e dalit sono stati distrutti, circa 6500 case sono state rase al suolo, più di 100 persone sono state uccise, oltre 40 donne sono state vittime di stupro, molestie e umiliazioni e diverse istituzioni educative, sociali e sanitarie sono state saccheggiate. Più di 12000 bambini hanno perso l’opportunità di avere un’istruzione. E oltre 56000 persone sono state costrette a fuggire da Kandhamal e a rifugiarsi nelle foreste.

Diversi casi di conversione forzata all’induismo
Sono stati segnalati, durante quella campagna di violenze, diversi casi di conversione forzata dal cristianesimo all’induismo compiuti dal gruppo estremista indù “Sangh Parivar”. Gli sfollati di Kandhamal oggi sono sparpagliati in varie parti del paese. Molti di loro non possono tornare nei loro villaggi di origine e sono stati costretti a rifarsi una vita cercando casa e lavoro fuori dal loro distretto di nascita. “È importante notare che la gente originaria di Kandhamal non ha mai risposto con la violenza. Dopo dieci anni di violenze e soprusi, i sopravvissuti di Kandhamal stanno ancora lottando per la pace, la giustizia e l’armonia”, rileva il Forum.

Risarcimenti inadeguati per i sopravvissuti
Come denuncia anche la Chiesa cattolica in Orissa, i risarcimenti forniti dal governo ai sopravvissuti di Kandhamal non sono stati adeguati. Ci sono state oltre 3300 denunce, ma sono stati registrati solo 820 casi in tribunale. Tra questi procedimenti, 518 casi sono stati riconosciuti come ammissibili dalla Corte. E su questi 518 casi, 247 casi sono stati archiviati, senza il riconoscimento di alcun colpevole, per diverse ragioni, come la mancanza di prove o di testimoni. Il resto dei casi è tuttora pendente nei tribunali di primo grado, mentre molti processi si sono già risolti con un’ assoluzione. Se si considerano le denunce presentate, solo l’1% dei casi ha trovato una conclusione processuale.

Nel 2016 la sentenza della Corte Suprema
Il 2 agosto 2016 una sentenza della Corte Suprema ha riconosciuto che l’entità dei risarcimenti non era soddisfacenti per le vittime di Kandhamal. “Pertanto, coloro che sono stati esclusi dalle liste dei destinatari di compensazione devono essere immediatamente inclusi. Ciò include un risarcimento alle famiglie di quanti sono stati uccisi, un risarcimento per la distruzione di case e proprietà, un risarcimento per gli edifici e le chiese, per le istituzioni e le Ong”, rileva il Forum.

Richiesta di riesame per i casi archiviati
L’Alta Corte ha trovato inquietante il fatto che 315 casi di violenza comunitaria sono stati archiviati e ha chiesto al governo statale di riesaminarli. Ma questo riesame non è ancora stato avviato. Per assicurare la giustizia ai sopravvissuti delle stragi di Kandhamal, il “National Solidarity Forum” oggi chiede: una task force per monitorare i casi e i processi, la protezione dei testimoni contro le intimidazioni e un’indagine libera ed equa per riaprire i casi archiviati.

“Nessuno dei colpevoli è in prigione”
“Oggi nessuno dei criminali responsabili delle violenze è in prigione – denuncia ancora il Forum – gli assassini, gli stupratori, i saccheggiatori sono a piede libero, mentre sette innocenti cristiani sono ancora in carcere ingiustamente”, accusati per l’omicidio del leader indù Swami Laxanananda Saraswati, episodio di cui furono accusati i cristiani e che diede il via alla campagna di massacri.

Dal 25 agosto le iniziative di commemorazione
In vista del decennale, il “National Solidarity Forum” e l’Associazione dei sopravvissuti di Kandhamal lanciano un appello “a quanti credono nella laicità, democrazia, giustizia, pace e armonia perché si celebri una Giornata per le vittime di Kandhamal il prossimo 25 agosto 2018” o nei giorni vicini a quella data. La Giornata sarà celebrata il 28 agosto a Kandhamal e il 29 agosto a Bhubaneshwar, e sono previste più di 10000 persone.

Il Forum chiede giustizia per le vittime di Kandhamal
Durante l’evento, nelle varie celebrazioni, si chiederà di sostenere e l’attuazione della giustizia per le vittime, tramite l’individuazione dei colpevoli e la ricostruzione delle case e chiese distrutte. Si chiederà inoltre di istituire una “Commissione per le minoranze dell’Orissa” per “scongiurare in futuro decisioni tendenziose e per tutelare processi decisionali armoniosi e partecipativi, verso i cittadini di qualsiasi fede religiosa”. Il Forum ricorda che tutte queste richieste sono state presentate al Presidente dell’India tre anni fa ma, nonostante le promesse e assicurazioni ricevute, nessuna azione specifica è stata intrapresa.

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Fonte: Vatican News

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