Inondazioni in Sud Sudan e Somalia. Chiesa in aiuto degli sfollati

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Suor Elena Balatti racconta a Vatican News lo sforzo della Chiesa del Sud Sudan per raggiungere le popolazioni delle aree più remote. L’Unicef lancia l’allarme per circa 700mila bambini bisognosi di assistenza

È emergenza umanitaria in Sud Sudan e in Somalia dopo le forti inondazioni che hanno colpito i due Paesi africani tre giorni fa.

Danni a culture e allevamenti
Raccolti danneggiati, allevamenti inondati, mancanza di assistenza, difficoltà di accesso ad acqua sicura e servizi igienico sanitari, questa è la situazione in molte aree che sta aggravando la già preesistente malnutrizione dei bambini e rischia di causare un ciclo mortale di malattie legate all’acqua molto veloci a diffondersi.

Circa 700mila bambini bisognosi di assistenza
Secondo i dati diffusi dall’Unicef hanno bisogno di assistenza 490mila bambini sud-sudanesi e circa 200mila minori somali. L’Agenzia per l’infanzia delle Nazioni Unite sta già rispondendo ai bisogni primari sula campo e ha lanciato un appello per un aiuto internazionale da almeno 10 milioni di euro. Sono in via di distribuzione 4,8 tonnellate di aiuti, 33.000 kit igienici e medicine per l’eventuale cura di almeno 90mila persone colpite da diarrea. Sono inoltre distribuite pastiglie per potabilizzare l’acqua e diversi team sono sul terreno per diffondere porta a porta informazioni sanitarie.

Interrotta l’istruzione
In diverse zone del Sud Sudan è poi a rischio il servizio scolastico. Circa 90.000 bambini non possono andare a scuola perché le classi sono inondate, gli insegnanti sono sfollati e le scuole sono utilizzare come rifugi. L’Onu sottolinea che in questo modo i minori stanno perdendo anche spazi sicuri che li proteggano da sfruttamento e abusi.

In Somalia migliaia di sfollati
Istruzione interrotta anche per migliaia di bambini in Somalia dove le inondazioni hanno colpito soprattutto le località di Belet Weyne, Berdale, Baidoa, Jowhar e Mahadaiin. Migliaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case e rifugiarsi su terreni più alti.

Soccorsi della Chiesa nelle aree più remote
Scuole cattoliche messe a disposizione come rifugio e distribuzione di teli e zanzariere. In questo mondo la Chiesa del Sud Sudan sta aiutato le popolazioni in sofferenza per le alluvioni, come racconta a Vatican News suor Elena Balatti, della provincia comboniana del Sud Sudan e membro del locale network della Radio cattoliche:

Ascolta l’intervista a suor Elena
R. – Le zone più colpite sono quelle del bacino del Nilo, tutto il bacino del Nilo è colpito da allagamenti che sono maggiori degli anni scorsi, parliamo della zona dell’Equatoria orientale, lo Stato del Jonglei e la zona di Maban e anche le zone dello Stato di Unity. Un 40 per cento del territorio del Paese è stato colpito in maniera considerevole da queste inondazioni. Per quanto riguarda la Chiesa, la diocesi più interessata dal fenomeno è quella di Malakal che comprende tutto il bacino del Nilo, però anche altre diocesi stanno registrando una situazione di emergenza.

Avete informazioni riguardo ai villaggi colpiti, quali sono le necessità della popolazione?

R. – Secondo le statistiche recenti le inondazioni hanno colpito quasi un milione di persone disperse sul territorio nazionale e in alcune zone la popolazione è stata forzata a migrare perché i villaggi sono diventati inagibili, coperti dall’acqua e coloro che hanno le mucche, che vivono di pastorizia sono stati costretti a lasciare i loro villaggi con il bestiame. Un secondo problema, oltre a quello degli allagamenti dei villaggi che al momento sono inagibili, è quello degli sfollati in varie zone, le scuole sia quelle governative che delle Chiese sono state adibite a rifugio temporaneo per le persone sfollate. Chiaramente, le inondazioni, oltre a distruggere le case, che in gran parte sono costruite in legname e paglia, hanno rovinato i raccolti, ciò che si prospetta sarà anche un’emergenza da un punto di vista alimentare. Poi c’è il problema dell’acqua che non è più alloggiata nei corsi regolari, è acqua che diventa inquinata, che non è igienicamente adatta al consumo umano… Speriamo che non ci sia un’epidemia di colera.

Che aiuto sta dando la Chiesa alle popolazioni colpite dalle inondazioni?

R. – La Chiesa cattolica e altre Chiese fanno questo tipo di interventi in zone dove c’è un’assoluta mancanza di una rete viaria, gli spostamenti vengono fatti utilizzando il trasporto aereo, sono costosissimi. Si sta cercando di raggiungere la popolazione in due aree particolarmente colpite, una di queste e l’area di Pibor. L’intervento prevede l’acquisizione e la distribuzione di grossi teli di plastica che la gente può utilizzare per costruirsi un riparo. Molte persone hanno perso le loro case, perciò con i teli di plastica, la gente può costruirsi dei ripari temporanei… Il secondo tipo di intervento riguarda le zanzariere. Dove ci sono inondazioni, il numero di zanzare, alcune delle quali sono malariche, aumenta. Quindi aumenta anche la malaria…

L’Unicef ha lanciato un allarme per 490 mila bambini…

Chiaramente il rischio di malattie c’è e con un’assistenza sanitaria che viene a mancare i bambini, che oltre tutto hanno un’alimentazione non adeguata, sono maggiormente esposti.

Concludiamo con uno sguardo alla situazione politica, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha sollecitato il presidente Salva Kiir, l’ex leader ribelle Riek Machar a fare progressi di unità nazionale…

R. – La situazione delle inondazioni è una situazione grave a cui bisogna rispondere e va ad aggiungersi a una situazione politica precaria esattamente perché questo importante passo in avanti nel realizzare gli accordi di pace è in dubbio, approfitto di questa intervista per chiedere agli ascoltatori di Radio Vaticana di unirsi a noi e a tante persone che in Sud Sudan pregano che il Signore conduca anche questo Paese sulla via della pace.

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Fonte: Vatican News

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