Irlanda, i vescovi nel “Reek Sunday”: riorientarsi alla speranza

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Nell’ultima domenica di luglio il tradizionale pellegrinaggio dei cattolici irlandesi sulla montagna di Croagh Patrick, a causa delle misure sanitarie restrittive, è stato sostituito da una celebrazione eucaristica, che si è tenuta ieri sera, sabato, nella Chiesa di Santa Maria nella Contea di Mayo. Al centro della riflessione dell’arcivescovo di Tuam monsignor Michael Neary, la prospettiva positiva che può emergere dall’esperienza improvvisa della pandemia

Disorientamento e riorientamento: sono le due parole-chiave usate da monsignor Michael Neary, arcivescovo di Tuam, in Irlanda, in occasione della Messa presieduta sabato sera nella Chiesa di Santa Maria nella Contea di Mayo. La celebrazione si è tenuta in vista della “Reek Sunday”, ultima domenica di luglio in cui, tradizionalmente, i cattolici irlandesi compiono un pellegrinaggio sulla montagna di Croagh Patrick. L’ evento si svolge ogni anno in onore di San Patrizio che, nel 441, trascorse 40 giorni sul monte, in digiuno e preghiera. Quest’anno, a causa delle misure sanitarie anti-contagio da coronavirus, il pellegrinaggio non ha avuto luogo ed è stato sostituito da una celebrazione eucaristica.

Un nuovo stile di vita
“Siamo passati da un periodo di disorientamento” dovuto alla pandemia “ad un nuovo orientamento” verso la speranza, ha detto il presule, invitando i fedeli a “riflettere sulle implicazioni della nostra fede in quello che è stato, e forse continuerà ad essere, un momento di cambiamento e di sfida per tutti”. L’ arrivo del Covid-19 è stato “improvviso e sconvolgente”, ma “con l’aiuto della fede nel Signore e del sostegno degli altri, cominciamo ad intravedere una nuova fase, potenzialmente molto positiva”. Infatti, ha sottolineato Monsignor Neary, ora si può valutare meglio, per modificarlo, “il nostro stile di vita precedente”, improntato ad una “cultura consumistica”, alla “sovrapproduzione di beni, all’economia di mercato, all’utilitarismo”, ignaro dell’identità delle persone e lontano dalla fede e dai valori religiosi.

L’ esperienza della pandemia
Ma con la diffusione del coronavirus e l’imposizione necessaria del lockdown, ha ricordato l’arcivescovo di Tuam, “la nostra fragilità e vulnerabilità sono state messe a nudo e la nostra fiducia è andata in frantumi”. Eppure, questa “grande sfida” ha fatto “emergere il meglio delle persone, risvegliando il nostro bisogno e apprezzamento della connessione e della comunità”. “La bontà, la generosità e la gentilezza si sono espresse nella vicinanza, nel volontariato e negli enormi sacrifici fatti da singoli e da famiglie – ha detto il presule – La fede ci ha aiutati a fornire una prospettiva che ci ha permesso di affrontare” le difficoltà. “Non possiamo e non dobbiamo tornare a dove eravamo prima del Covid-19 – ha ribadito il vescovo irlandese – Siamo quindi pronti ad accogliere e promuovere la solidarietà ed i valori che sono emersi dalla pandemia?”. “Come persone piene di speranza”, dunque, bisogna separare “l’importante dall’irrilevante”, apprezzando “la bellezza del mondo e la nostra responsabilità nel sostenerci l’un l’altro nel cammino della vita”.

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Fonte: Vatican News

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