La Chiesa venezuelana in campo per la pace

La Chiesa venezuelana in campo per la pace

Oggi a Caracas giornata di confronto all’Università Cattolica Andrés Bello per trovare una via d’uscita democratica alla crisi del Paese. Padre Luis Ovando Hernandez, rettore del Collegio Loyola: soluzione condivisa oppure si rischia la guerra civile. Qui manca tutto, viviamo in una nazione da dopoguerra

Si stanno moltiplicando sempre di più gli sforzi della Chiesa venezuelana per tentare di pacificare il Paese. Oggi, nella capitale Caracas, l’Università Cattolica Andrés Bello, gestita dalla Compagnia di Gesù, in collaborazione con il Centro arcidiocesano ‘Mons. Airias Blanco’, ha organizzato una ‘Giornata di confronto teologico-pastorale’ con un ambizioso ma raggiungibile obiettivo: trovare una strada percorribile e democratica per uscire dalla crisi nella quale versa da tempo la nazione. L’invito è ovviamente aperto a tutte le componenti della società civile ma gli organizzatori fanno sapere che il summit è rivolto “particolarmente a sacerdoti, religiosi e operatori pastorali”. Segno tangibile che la Chiesa locale non rinuncia ad essere lievito per far maturare “un’alternativa utile per evitare l’ escalation del conflitto” come ha ricordato don Francisco José Virtuoso, rettore dell’Università Cattolica. L’evento precede di un giorno la festa per l’indipendenza del 5 luglio e alcune manifestazioni di piazza annunciate per domani dalle opposizioni.

Una soluzione democratica per evitare la guerra civile
Chi in queste ore sta guardando con interesse all’evento, da considerare coraggioso visto il contesto socio-politico lacerato ed esplosivo, è padre Luis Ovando Hernandez, gesuita, rettore del Collegio Loyola di Puerto Ordaz e scrittore. Con serena determinazione ammette che il popolo “non ce la fa più. Dobbiamo cercare una soluzione ragionevole e condivisa. E la Chiesa si sta spendendo per proporla. Altrimenti l’alternativa rischia di essere la guerra civile”.

La Chiesa venezuelana, ruolo da protagonista
La Chiesa venezuelana gioca da tempo un ruolo di primo piano per la tutela degli ultimi e per la ricomposizione delle fratture istituzionali. Padre Ovando Hernandez torna indietro con la memoria, al 1989, anno di dure proteste e di oltre 3.000 morti a Guarenas, cittadina a pochi chilometri da Caracas, durante il governo del Presidente Carlos Andrés Pérez Rodríguez. “In questa drammatica situazione la Chiesa agì in silenzio, in modo sotterraneo, confrontandosi con tutti gli attori in gioco. Riuscì ad ottenere dei frutti di pace straordinari”. Risultati che si spera possano essere raggiunti anche oggi, prima però che il conflitto sfugga di mano e assuma proporzioni incontenibili. Ecco allora l’esortazione di padre Ovando Hermandez al governo in carica: “Ora la palla è nelle sue mani e deve mettere in pratica gli impegni presi davanti ad altri attori internazionali. Servono impegni concreti”.

Paese in ginocchio: manca tutto
La voce di padre Ovando Hernandez si incrina ancora di più quando inizia a descrivere la situazione del suo Paese. “Stiamo davvero male” ammette. Poi riprende: “Qui manca tutto. Si sopravvive e ci sono tante persone che non ce la fanno. C’è la mancanza delle cose basilari e quando, fortunatamente, si trovano, i soldi per comprarle non bastano. L’inflazione altissima ci ha messo in ginocchio. Viviamo in una nazione da dopoguerra”.

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Fonte: Vatican News

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