La preghiera di Francesco per le violenze in Etiopia

La preghiera di Francesco per le violenze in Etiopia
Papa Francesco al termine dell’Angelus, recita l’Ave Maria con i fedeli presenti in Piazza San Pietro per le vittime del Paese africano ed esprime il suo dolore in particolare per le sofferenze dei cristiani ortodossi

Al termine della recita dell’Angelus, Papa Francesco ha espresso il proprio dolore e la sua personale vicinanza ai cristiani della Chiesa Ortodossa Tewahedo di Etiopia vittime di violenza e al Patriarca Abuna Matthias. Poi, l’invito a recitare insieme ai fedeli l’Ave Maria :

Sono addolorato per le violenze di cui sono vittime i cristiani della Chiesa Ortodossa Tewahedo di Etiopia. Esprimo la mia vicinanza a questa amata Chiesa e al suo Patriarca, il caro fratello Abuna Matthias, e vi chiedo di pregare per tutte le vittime di violenza in quella terra.

Il contesto del Paese africano
Drammatico quanto complesso il contesto in cui si sono verificati i disordini di questa settimana a Oromia, regione centrale e molto popolosa dell’Etiopia.

Secondo quanto riportato dal sito della rivista dei Padri Bianchi, Africa, “un alto prelato, Melakehiwot Aba Woldeyesus Seifu, ha dichiarato alla Bbc che oltre 60 fedeli sono stati uccisi”. Tuttavia, è ancora difficile stabilire il bilancio delle vittime.

“La Chiesa ortodossa, la più grande confessione religiosa in Etiopia – si legge dalla rivista Africa – ha più volte affermato che le sue istituzioni e i suoi seguaci sono presi di mira. E anche in questa occasione sarebbero finiti nel mirino i fedeli cristiani”.

Più di due milioni di sfollati interni
“Si teme che alla base degli scontri ci siano conflitti etnici e religiosi – riporta l’agenzia di stampa Reuters – che secondo le Nazioni Unite hanno creato già più di due milioni di sfollati interni”. La versione che spiega l’esplosione dei disordini come risposta alla decisione delle autorità locali di togliere la scorta al noto giornalista di etnia oromo, Jawar Mohammed, non è stata confermata dalle autorità.

Lo scorso 26 ottobre, la Reuters segnala che una gran folla di giovani dello stesso gruppo etnico del giornalista hanno protestato contro il Primo Ministro Abiy Ahmed, anch’egli Oromo, accusandolo di averli traditi proprio a causa del trattamento riservato a Jawar. “Ci sono stati tentativi di bruciare chiese e moschee” e “c’era un programma nascosto per trasformare l’intera protesta in un conflitto etnico e religioso” ha detto all’agenzia il commissario di polizia regionale di Oromiya, Kefyalew Tefer.

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Fonte: Vatican News

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