L’Argentina al bivio: 10 giorni per evitare il dissesto economico

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In piena emergenza coronavirus, il Paese è alle prese con l’ennesima crisi finanziaria. Questa volta, però, l’ottimismo aumenta con il passare delle ore. Prorogata di dieci giorni l’offerta ai creditori. L’intervista ad Alfredo Luis Somoza

La volontà di negoziare e ristrutturare il debito, i commenti positivi del Fondo Monetario Internazionale, il rischio di un effetto a catena in tutta la Regione. Sono numerosi i motivi che fanno pensare ad un esito positivo per l’Argentina, ancora una volta chiamata ad evitare un default che la metterebbe in ginocchio in uno dei momenti più difficili della sua storia. In tempo di pandemia, infatti, un crack finanziario sarebbe devastante non solo per Buenos Aires, ma anche per i Paesi confinanti. Eppure la questione di fondo resta: perché il Paese ancora una volta si trova dinanzi ad un bivio? Il problema è dunque strutturale?

La data del 2 giugno era attesa da tempo, ma ora si posticipa tutto di una settimana e mezza. Il Governo argentino ha infatti annunciato di aver deciso di prorogare la sua offerta di ristrutturazione di 66 milioni di dollari del suo debito pubblico in valuta estera, in scadenza oggi, fino al 12 giugno. In una nota il ministero dell’Economia guidato da Martin Guzman ha giustificato l’annuncio indicando che “sta valutando la possibilità di introdurre modifiche aggiuntive alla proposta iniziale con l’obiettivo di aumentare il sostegno degli investitori, senza abbandonare allo stesso tempo un profilo di sostenibilità del rimborso del debito”.

Il Fondo Monetario Internazionale
Alla vigilia della scadenza iniziale del 2 giugno, ieri il Fondo monetario internazionale ha definito “sostenibile” l’offerta argentina, aprendo ad una possibilità di un limitato miglioramento della stessa per i creditori. Dopo aver precisato che l’analisi è “parte dell’assistenza tecnica in corso per il Governo argentino”, il comunicato dell’Fmi aggiunge però che tale assistenza “suggerisce che esiste solo un margine limitato per incrementare pagamenti ai creditori privati e rispettare i limiti ed il servizio del debito stimati dal Fondo Monetario Internazionale”. Ottimismo dunque, ma anche tanta prudenza. Del resto la proroga di dieci giorni dimostra che il negoziato prosegue.

Una crisi diversa dalle precedenti
“Questo default, che si sta cercando di scongiurare già da inizio anno, è decisamente diverso da quello drammatico di 18 anni fa. Allora si volle dare una lezione all’Argentina ed il crollo di Buenos Aires non causò un effetto domino; oggi il principale creditore del Paese è invece proprio il Fondo Monetario Internazionale che sta cercando in tutti i modi di mediare per evitare che si inneschi una crisi globale”. Lo afferma nell’intervista a VaticanNews Alfredo Luis Somoza, presidente dell’Istituto Cooperazione economia internazionale di Milano. Per Somoza “già nei prossimi giorni si potrebbe trovare l’accordo”, ed anche “la recessione mondiale legata alla pandemia sta favorendo, chiaramente da un punto di vista del debito, il Paese sudamericano”. Alla domanda se i problemi argentini siano strutturali, Somoza risponde in maniera affermativa, sottolineando come “l’assenza di risparmi, l’inflazione, il rapporto malato che si è creato con i grandi fondi speculativi sono tutta una serie di patologie dell’economia argentina che si ripetono ciclicamente”.

La pandemia
In questi giorni cruciali per un esito positivo del negoziato, l’Argentina è alle prese anche con l’emergenza coronavirus. Nel Paese sono oltre 17mila i casi confermati di Covid-19 ed almeno 556 le vittime. Numeri decisamente inferiori ad altri Paesi dell’America Latina – in Brasile sono più di mezzo milione i contagi ed oltre 30mila le vittime, oltre 170mila i casi in Perù e quasi 5mila i morti -, ma la curva epidemiologica è in crescita e sono più di seicento i nuovi contagi nelle ultime 24 ore. Il Governo ha annunciato che rinnoverà i sussidi economici alle famiglie più in difficoltà. Tra aprile e maggio 9 milioni di argentini – il 20% della popolazione – hanno beneficiato del reddito familiare di emergenza pari a 10mila pesos, circa 140 euro.

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Fonte: Vatican News

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