L’assistenza ai rifugiati tra le sfide poste dal COVID-19

L'assistenza ai rifugiati tra le sfide poste dal COVID-19

Nel bollettino settimanale del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale – Sezione per i migranti e i rifugiati, il sostegno della Chiesa a fianco dei più deboli del mondo in tempo di pandemia. Tra le tante realtà impegnate, proponiamo uno sguardo particolare all’impegno della Conferenza dei Gesuiti in Africa e Madagascar, ai progetti della Comunità di Sant’Egidio e a quelli di Caritas Bangladesh a favore dei Rohingya

A causa del COVID-19, diverse ONG hanno dovuto chiudere gli uffici in Africa – e anche altrove – e sospendere le attività. Tale determinazione ha aumentato l’esposizione al contagio e la vulnerabilità dei rifugiati. Il sovraffollamento nei campi, i conflitti armati e la necessità di guadagnarsi da vivere sono alcune delle sfide che rendono difficile l’applicazione delle misure di confinamento, igiene e sanità volte a prevenire la diffusione del virus. Inoltre, la chiusura delle strutture educative e dei centri di assistenza psicosociale nei paesi africani ha esposto molti bambini al lavoro minorile, al reclutamento armato e ad altri tipi di sfruttamento, oltre al rischio di aumento della violenza sessuale contro donne e ragazze.

L’intervento del JRS
In Africa occidentale e nelle regioni dei Grandi Laghi il JRS sta cercando di garantire la sicurezza dei i rifugiati durante la pandemia. Anche se gli operatori del JRS sono stati costretti a ridurre gli spostamenti e la presenza sul campo, l’organizzazione ha potuto monitorare i rifugiati all’interno delle comunità e intervenire come richiesto grazie al suo personale dislocato in loco e ai leader locali, che sono diventati punti di riferimento per le persone assistite. Per facilitare l’accesso all’istruzione degli studenti rifugiati durante il confinamento, il JRS ha supervisionato gli studenti e assicurato la prosecuzione degli studi attraverso l’insegnamento a distanza. Il JRS ha anche fatto uso di radio e gruppi Whatsapp per offrire corsi e supporto psicosociale e avviato “specifiche attività di prevenzione sul COVID-19”, tra cui campagne di sensibilizzazione, donazioni per ospedali in aree remote e distribuzione di articoli per l’igiene nei quartieri e nei centri educativi, oltre a costruire nuovi punti di accesso all’acqua e latrine presso strutture educative.

Dall’Africa Occidentale all’isola di Lesbo
A Lesbo, in Grecia, il Coronavirus sta mettendo a dura prova l’assistenza umanitaria. Negli ultimi mesi, molte ONG hanno sospeso le loro attività e hanno lasciato l’isola a causa della proliferazione di episodi di intolleranza e violenza contro di esse. Attualmente circa 15.000 rifugiati vivono in condizioni estremamente difficili nei campi formali e informali di Moria. Tuttavia, la Comunità di Sant’Egidio non ha mai sospeso l’assistenza alle comunità vulnerabili di rifugiati, rendendosi segno di speranza per le persone assistite. Nel mese di agosto è stato aperto il primo “ristorante solidale” di Sant’Egidio per i rifugiati bloccati a Lesbo. La Comunità ha ottenuto che almeno 300 rifugiati ogni giorno nel mese di agosto possano lasciare il campo per partecipare alle attività organizzate dai suoi volontari provenienti da diversi paesi europei. Un grande edificio in pietra di fronte al mare, un vecchio frantoio, è stato riadattato per fornire cene, eseguire un corso di inglese per adulti, e tenere attività della Scuola della Pace per i bambini. Una nuova missione temporanea delle Suore Missionarie Scalabriniane assisterà la Comunità di Sant’Egidio a Lesbos. Le suore saranno coinvolte nella preparazione dei pasti giornalieri per i rifugiati (circa 150 al giorno), nell’insegnamento della lingua inglese e nel servizio di assistenza all’infanzia, in collaborazione con la comunità cattolica francofona.

I Rohingya, vittime quattro volte
“I Rohingya che vivono nei campi profughi del Bangladesh sono vittime quattro volte”. A lanciare l’allarme sulle loro condizioni è Caritas Bangladesh. Si stima che ci siano 1,1 milioni di rifugiati Rohingya in Bangladesh. “Sono vittime di uno sradicamento violento e traumatico dalla loro patria in Birmania; vittime di emergenze sanitarie come dissenteria e vaiolo; vittime delle ripetute emergenze climatiche che affrontano quando cicloni e monsoni colpiscono il Bangladesh. E ora sono anche vittime della pandemia globale che sta colpendo il paese.” Caritas Bangladesh ha sottolineato che la comunità Rohingya affronta non solo la sfida di vivere in rifugi sovraffollati e provvisori, ma anche di condividere latrine e strutture idriche comuni. Essi non possono mantenere le opportune misure di distanziamento o di igiene per prevenire la diffusione del Coronavirus. Inoltre, le strutture mediche nel campo sono inadeguate per la dimensione della popolazione, e poche persone hanno informazioni adeguate sul COVID-19. Caritas Bangladesh sta operando in tutto il paese e nei campi di Cox’s Bazar per educare decine di migliaia di persone sul tema della prevenzione, oltre a fornire sapone e kit igienici a migliaia di famiglie. Hanno anche installato stazioni per il lavaggio delle mani in luoghi pubblici e vicino ai bagni. Fortunatamente, la Caritas non è la sola ad aiutare i rifugiati Rohingya. Con progetti legati all’assistenza sanitaria, ai diritti umani e alla protezione della creazione, la Chiesa australiana fornisce informazioni sulla prevenzione del COVID-19 e offre servizi igienici di base nella zona di Cox’s Bazar. Caritas Australia e i suoi partner nazionali hanno riparato bagni e pozzi e designato aree speciali per il lavaggio delle mani e la distribuzione di sapone e mascherine. Per ulteriori approfondimenti, il sito di riferimento è quello del Dicastero per lo Sviluppo umano integrale

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Fonte: Vatican News

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