L’Avvento a Betlemme: la gioia della natività e la culla di Gesù

L'Avvento a Betlemme: la gioia della natività e la culla di Gesù
La testimonianza ai nostri microfoni del vice parroco della chiesa di Santa Caterina a Betlemme, dove è arrivata, per l’inizio dell’Avvento, la piccola reliquia della culla di Gesù, dono del Papa per il suo “amore per il popolo mediorientale”

A Betlemme “ogni giorno è Natale“: alla Grotta della Natività migliaia di persone arrivano da ogni dove e con fede e devozione possono “toccare” il Mistero del Verbo che per amore si è fatto carne. Quest’anno la gioia e l’emozione sono doppie come testimonia, ai nostri microfoni, il vice parroco della Parrocchia di Santa Caterina fratel Emad Kamel ofm, animatore della Pastorale giovanile della Custodia in Terra Santa. L’arrivo a Gerusalemme prima a Betlemme poi, della piccola reliquia, tratta dalla culla di legno dove la tradizione vuole sia stato adagiato Gesù bambino, rappresenta per tutti i credenti un “segno ancor più tangibile” della presenza viva del Redentore.

L’inizio dell’Avvento e dunque di tutte le celebrazioni che portano al Natale, è stato segnato, come tradizione, dal primo dei tre ingressi solenni del periodo natalizio: l’ingresso del Custode di Terra Santa alla Basilica della Natività momento in cui abitanti e pellegrini, scendono in piazza e scortano in processione il Custode.

“Anche quest’anno con l’ingresso del padre custode – spiega fratel Emad Kamel – tutto il popolo è stato in festa, cristiani, musulmani e tanti pellegrini, perchè lo sguardo su Gesù bambino ci comunica tanta tenerezza”. Quel piccolo frammento di legno della culla poi, ha reso la gente ancor più felice: ” sicuramente la Madonna avrà sfiorato, adagiando e sollevando il piccolo Gesù, quel pezzo di culla e per noi è la Grazia del Natale che si manifesta ancora una volta”.

Gesù in mezzo, salvezza delle nostre famiglie
Riflettendo sul valore e il significato del Presepe, rimarcati quest’anno dal Papa con una Lettera e con la raccomandazione a diffondere questa consuetudine in tutti gli ambienti per annunciare il mistero dell’Incarnazione con semplicità e gioia, fratel Emad evidenzia quante difficoltà hanno oggi le famiglie a tenere Gesù in mezzo come hanno fatto nella quotidianità Maria e Giuseppe. “Come cristiani, oggi, siamo coscienti delle minacce che gravano sulla famiglia: l’unico pinto sicuro però per salvare la famiglia è proprio Gesù. Tenerlo in mezzo è per una famiglia incamminarsi verso la santità, è essere capace di testimoniare i valori cristiani nella società di oggi”. Teniamo allora gli occhi fissi su Gesù, è la raccomandazione del frate “specie ora che riviviamo l’emozione della venuta di Gesù tra noi. Attraverso la porta aperta con la sua venuta, anche noi potremo entrare nella vita divina”.

La paura e le tensioni della Terra Santa a Natale
Natale in Terra Santa spesso significa anche paura di attentati e massima allerta. Come vivere alora bene questa preparazione al Natale? “Proprio per le difficoltà politiche che segnano sempre queste terre – spiega – noi cristiani di Terra Santa ci sentiamo simili alla Sacra famiglia. Anche allora c’erano minacce e insicurezze: Erode, il rifiuto della gente che ha fatto ripiegare Maria in una mangiatoia. Dio però – aggiunge – ci dice sempre qualcosa, anche nelle difficoltà. Occorre allora prendere la propria croce e seguire Gesù. Anche noi come Maria e Giuseppe vogliamo accettare la volontà di Dio, amare questa terra e testimoniare la nostra fede e il nostro amore per Gesù qui, dove Lui ha scelto di farsi carne”.

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Fonte: Vatican News

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